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Cronaca

Cerreto d’Esi Electrolux, dal tavolo tecnico clima teso e posizioni distanti

Anche se la trattativa non si è interrotta e proseguirà o il 30 giugno o il 7 luglio, la data sarà individuata e confermata nei prossimi giorni

Cerreto d’Esi  – «Dal primo tavolo di approfondimento al Mimit sulla vertenza Electrolux non sono emerse aperture rilevanti da parte dell’azienda alle richieste dei sindacati sostenute anche dalle Istituzioni locali e dal Ministro Adolfo Urso. Le organizzazioni sindacali avevano chiesto il ritiro del piano presentato da Electrolux che prevedeva 1.700 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto D’Esi».

Queste le parole di Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico, dopo la conclusione del primo tavolo tecnico, svoltosi oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Oltre 3 ore di confronto e alla fine un nulla di fatto. Posizioni che permangono distanti. Anche se la trattativa non si è interrotta e proseguirà o il 30 giugno o il 7 luglio, la data sarà individuata e confermata nei prossimi giorni.

Il clima tra le parti, Electrolux e il fronte sindacale insieme a due tecnici ministeriali, è stato teso questa mattina. Dalla multinazionale svedese sono state ribadite, anche attraverso slide, le motivazioni alla base del loro Piano che prevede oltre 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento cerretese, dove lavorano 170 dipendenti diretti. Inoltre, pare abbiamo fatto intendere che con interventi di fondi statali, la situazione non cambierebbe poi di molto, soprattutto per il comparto cappe – per l’appunto Cerreto – che non è il loro core business e, quindi, va portato dall’Italia, in Polonia. A conti fatti, dunque, secondo fonti sindacali, Electrolux non sembra voler investire fondi propri in Italia, ma procedere solo attraverso razionalizzazioni e ottimizzazioni.

Sul fronte sindacale e ministeriale si è opposto un forte e convinto ‘no’ a queste motivazioni. Soprattutto per il sito di Cerreto si riconoscono certamente difficoltà, ma gli indicatori di stabilimento sono tutti positivi e con piccoli adeguamenti potrebbe continuare a esistere e produrre, non spostando più volumi produttivi all’estero. Cosa fatta in passato, trasferendo l’alto di gamma proprio in Polonia e, quindi, implicitamente ammettendo che all’epoca fu un errore. Quindi è stato ribadito con forza la necessità che la produzione di cappe rimanga nel perimetro industriale di Electrolux e in Italia.

«La difesa dello stabilimento di Cerreto D’Esi e delle produzioni in Italia rappresentano elementi dirimenti all’avvio della trattativa. Questi quattro incontri di approfondimento sono stati convocati perché c’era l’impegno dell’azienda sulla non chiusura di Cerreto e sui non licenziamenti. Quell’impegno per noi non è né a tempo né formale. Per aprire una vera discussione ci deve essere la garanzia della continuità produttiva e occupazionale di tutti gli stabilimenti, a partire da Cerreto d’Esi», ha ribadito la Tibaldi, chiedendo che si mettano in campo le azioni utili per rendere gli stabilimenti italiani maggiormente competitivi.

Come organizzazioni sindacali è stata richiesta trasparenza riguardo ai costi dei prodotti e ai risultati economici degli stabilimenti, «è necessario avere un quadro chiaro su cui si deve intervenire politicamente e normativamente», prosegue la Tibaldi, ricordando come il Ministro Adolfo Urso abbia affermato che è disponibile a mettere in campo misure ordinarie e straordinarie, affinché ci sia un nuovo piano condiviso tra Governo, azienda e sindacati, «che per noi vuol dire che tutela dell’occupazione, di tutti gli stabilimenti e della capacità installata».

Se non è possibile entrare nel merito delle questioni provando a fare una discussione costruttiva, «così non si può proseguire. Occorre un intervento del Governo e un’assunzione di responsabilità sociale da parte dell’azienda al fine di salvaguardare occupazione e produzione e rilanciare il settore degli elettrodomestici», ha concluso.

«Approfondiremo tutti i temi nei prossimi incontri ma trova conferma sempre di più che questa vertenza può essere risolta solo con un intervento straordinario del governo e della Ue sul settore degli elettrodomestici, poiché le leve decisive non sono nelle mani delle parti sociali. Inoltre è altrettanto evidente che nessuno può pensare di concludere la trattativa entro luglio, né di proseguire con le fabbriche completamente o parzialmente chiuse per le programmate ferie estive. Chiediamo un confronto che si articoli nel tempo necessario a un negoziato vero e che preveda il coinvolgimento fattivo delle istituzioni», le parole di Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm.

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