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Cronaca

Jesi Centro islamico: «Educazione scolastica e violenza sono inconciliabili»

L’intervento del sindaco Lorenzo Fiordelmondo e del vice Samuele Animali all’indomani degli arresti domiciliari per il 47enne originario del Bangladesh, insegnante di religione nel Centro At-Taqwa, accusato di violenze verso minori, FdI annuncia interrogazione in Consiglio comunale e chiede che l’eventuale condanna sia espiata nel Paese d’origine

Jesi – «Educazione scolastica e violenza sono inconciliabili», queste le parole del sindaco Lorenzo Fiordelmondo, all’indomani della disposizione degli arresti domiciliari per il 47enne originario del Bangladesh, insegnante di religione nel Centro islamico At-Taqwa di Viale della Vittoria (foto in primo piano una delle due sedi), accusato di aver sottoposto a violenze fisiche e psicologiche una quindicina di alunni durante le lezioni coraniche.

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«Permane l’esigenza dell’ Amministrazione comunale a tessere le relazioni con la comunità, in modo che questi fenomeni possano essere arginati il più possibile. Da parte nostra c’è la totale condanna rispetto alle violenze educative e pieno appoggio da parte nostra ad ogni iniziativa utile affinché ci sia una condanna formale del colpevole e l’espulsione dal contesto cittadino».

Sulla stessa linea il vice sindaco e assessore ai servizi sociali Samuele Animali, che già sui social aveva commentato l’accaduto.

«Quanto emerso è molto preoccupante. Da amministratore, credente e insegnante esprimo l’apprezzamento verso l’impegno delle Forze dell’ordine e per il senso di responsabilità di chi è stato testimone dell’accaduto. Tutti dobbiamo esercitare la massima vigilanza, isolare e deprecare questi comportamenti, a cominciare dai responsabili di queste organizzazioni a cui vengono affidati i bambini. Il lavoro di comunità sviluppa gli anticorpi verso queste pratiche inaccettabili».

Raggiunto poi telefonicamente ha aggiunto: «È proprio il lavoro di comunità e l’impegno che l’Amministrazione mette quotidianamente, intessendo relazioni con i centri islamici e con le scuole, che ci permette di attenzionare queste realtà e individuare situazioni pericolose per la comunità. In questo caso il lavoro di rete è stato indispensabile per far emergere una situazione deplorevole. Fondamentale in questo caso è stata la denuncia alle Forze dell’ordine da parte di chi ha assistito in prima persona alla vicenda, dando così il via a un lungo iter di indagini della Polizia che ha avuto come epilogo l’arresto del responsabile».

«Dimostrare apertura alle comunità del territorio, come Amministrazione ci permette non solo di intessere relazioni di buon vicinato volte all’integrazione, ma di fare in modo che tali realtà operino sotto il controllo istituzionale in modo che siano corrette eventuali storture».

Sulla questione è intervenuto anche il Partito Democratico cittadino.

«Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza, soprattutto quando colpisce i minori. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità, ma nessun percorso educativo può essere fondato su minacce, umiliazioni o violenze – ha evidenziato il segretario dem di Jesi, Filippo Bartolucci -. Per noi la scuola è un luogo di emancipazione, crescita e libertà».

«Un partito come il nostro, che fa del dialogo la propria bussola e della tutela dei diritti umani un principio irrinunciabile, non può che contrastare con determinazione ogni pratica che neghi la dignità della persona».

Come presidente della Consulta per la Pace del Comune di Jesi è intervenuto anche El Mostafa Drissi.

«La notizia dell’insegnante improvvisato messo ai domiciliari a Jesi per violenze sui minori è sconcertante. La violenza non ha spazio nella formazione, mai.
Casi come questo dimostrano che non possiamo più lasciare spazio all’improvvisazione».

«Per il bene delle nostre comunità e per una reale inclusione sociale, è fondamentale che i centri culturali islamici, e non solo, siano dotati di personale qualificato, formato e provvisto di regolari credenziali. Le istituzioni e la società civile devono sostenere attivamente queste realtà nel percorso di selezione e formazione di educatori idonei. Proteggere i bambini e garantire loro una crescita sana e sicura significa investire nel futuro di tutti».

Il Centro islamico At-Taqwa era stato anche oggetto di interrogazione in Consiglio comunale a firma dei consiglieri Antonio Grassetti e Chiara Cercaci di Fratelli d’Italia, nel luglio 2025, la presenza del centro infatti – i cui locali insistono tra Viale della Vittoria e via Garibaldi – stava creando problemi tra i residenti che «hanno scritto al Sindaco, alla Polizia Locale, al Commissariato di Polizia, all’Ast e al Comando dei Vigili del Fuoco, per chiedere, ciascuno per le rispettive competenze, interventi diretti a ripristinare la legalità amministrativa, la salvaguardia della salute e il vivere rispettoso della quiete, posto che ogni tentativo di soluzione bonaria avanzato direttamente verso gli interessati è fallito», avevano evidenziato.

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Nel mirino le preghiere e la musica alta a tutte le ore del giorno (anche alle 4 del mattino) e della notte – che provocavano disturbo della quiete pubblica -, la cospicua affluenza di fedeli che causava problemi di parcheggio e soste irregolari in spazi riservati ai disabili, oltre all’elevato impiego di biciclette che occupavano i marciapiedi, il chiasso dei numerosi bambini che giocavano rumorosamente senza troppi controlli, la presenza di una canna fumaria sospetta, nel cortile interno.

Alla luce dei recenti eventi che hanno coinvolto il Centro islamico, Fratelli d’Italia sta predisponendo una nuova interrogazione da sottoporre al prossimo Consiglio comunale.

I consiglieri FdI Chiara Cercaci e Antonio Grassetti in una nota social evidenziano anche come «oggi Fratelli d’Italia ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per obbligare i cittadini extracomunitari condannati in via definitiva a pene superiori a un anno a scontare la detenzione nei loro Paesi d’origine. L’obiettivo è alleggerire il sovraffollamento delle carceri italiane e accelerare i rimpatri».

E pertanto «questo valga anche per il nostro cattivo maestro se sarà riconosciuto responsabile del delitto contestato e se la pena sarà comminata nella misura prevista per il rimpatrio».

(foto in primo piano, una delle due sedi del Centro islamico At Taqwa in Viale della Vittoria)

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