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Cronaca

Cerreto d’Esi Electrolux non ritira il piano, ma lo sospende per 50 giorni

Cauto ottimismo e riunioni aggiornate a breve. Tregua armata per la Fiom

Cerreto d’EsiNon il ritiro del Piano, ma neppure azioni unilaterali. Alla fine una sospensione di 50 giorni.

Questo quanto scaturito dalla seconda riunione del tavolo sulla vertenza Electrolux svoltosi oggi pomeriggio nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, presieduto dal ministro Adolfo Urso, con i sindacati e rappresentanti dell’azienda.

Presente anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, rappresentanti di Confindustria e i rappresentanti delle Regioni coinvolte, ossia Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna e Marche.

Questa vertenza per le Marche prevederebbe la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi con 170 esuberi, in un quadro di oltre 1.700 esuberi a livello nazionale. Piano che nella precedente riunione del 25 maggio era stato chiesto di ritirare entro oggi. Ebbene, è un ‘ni’ da parte della multinazionale svedese.

Electrolux sospende il piano licenziamenti e le chiusure per 50 giorni, dando la propria disponibilità a discutere misure condivise. Electrolux non intende procedere con azioni unilaterali. Lo avrebbe assicurato l’azienda al tavolo in corso al Mimit. Per i sindacati, soprattutto la Fiom, si tratta di una tregua armata.

Il summit ministeriale si è aperto con le dichiarazioni del ministro Urso. «Il giudizio del Governo è chiaro: il piano presentato dall’azienda è irricevibile e inaccettabile, rinunciatario sul piano industriale e insostenibile per l’impatto sociale. Serve subito una svolta: occorre già oggi indicare una strada nuova, che possa consentirci di lavorare insieme, con la massima responsabilità, al fine di giungere nel più breve tempo possibile a una nuova proposta fondata sulla valorizzazione delle competenze, sulla tutela del lavoro e sulla salvaguardia della capacità produttiva», le parole di Urso, seguite da un appello «a tutte le parti qui rappresentate, innanzitutto all’azienda, a cui spetta fare il primo passo nella giusta direzione, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito, a valle di questo tavolo, un confronto vero e serrato al Mimit con tutte le parti, attraverso un programma ravvicinato di incontri, senza forzature ma con spirito collaborativo».

L’obiettivo è concertare, nel più breve tempo possibile, una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione, capace di dare prospettiva a competenze, siti produttivi e lavoratori.

«Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre. Lo abbiamo dimostrato con Beko-ex Whirlpool, lo abbiamo dimostrato nelle 40 crisi industriali che abbiamo portato a soluzione, salvaguardando sempre stabilimenti e occupazione. Si riparta sulla strada giusta, insieme” ha concluso il ministro Urso, ricordando che proprio su impulso dell’Italia, «abbiamo posto il tema all’ultimo Consiglio Competitività e presentato un non-paper ai Paesi membri più coinvolti nella produzione del comparto – Svezia, Polonia, Romania, Germania e Francia – per costruire un fronte comune sul riconoscimento del ‘bianco’ come settore strategico europeo, al pari dell’automotive. La proposta italiana è chiara e ha fatto breccia in Europa. Finalmente l’Europa si muove sulla strada indicata dall’Italia. Ma bisogna fare in fretta. Subito».

La riunione è stata aggiornata e il primo sindacato a commentare è stata la Fiom con il segretario generale Fiom-Cgil, Michele De Palma. «L’incontro di oggi è stato molto complesso, siamo oggi di fronte ad una tregua armata tra noi ed Electrolux. Avevano chiesto insieme a tutte le istituzioni il ritiro del piano, Electrolux si è presentata al tavolo dicendo che accetta la proposta del sindacato, del governo e delle istituzioni di mettere in discussione il piano e che in tutto il periodo in cui c’è questo confronto, Electrolux non procederà unilateralmente alla chiusura e all’operazione di licenziamento”, ha spiegato il leader sindacale. Oggi arrivavamo a questo tavolo con due elementi chiari: pronti ad aprire le procedure di mobilità e a pagare il prezzo erano innanzitutto i lavoratori di Cerreto, perché l’azienda ci aveva già messo la croce sopra. Nell’incontro di oggi li abbiamo fermati, ma non siamo alla soluzione della vertenza», ha concluso.

Prevista per il prossimo 18 giugno a Cerreto d’Esi una assemblea dei lavoratori.

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