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Cronaca

Fabriano Beko, il ministro Urso chiede 300 milioni di investimenti

A Roma anche due pulman di lavoratori provenienti da Fabriano per difendere il prorpio posto di lavoro

Fabriano – Nuova tappa romana per la vertenza Beko. Dopo il nulla di fatto del primo vertice al Mimit, secondo confronto tra ministero, sindacati e azienda.

Il ministro Urso ha chiesto a Beko di mantenere produttivi tutti gli stabilimenti, compreso quello di Comunanza destinato alla chiusura secondo il piano originario presentato dall’azienda.

Piano che colpirebbe anche Fabriano, con circa 400 i lavoratori in esubero. 350 impiegati e altri 66 lavoratori a Melano.

Proprio da Fabriano sono partiti due pulman di lavoratori per un presidio sotto gli uffici del ministero.

«Ci impegneremo affinché nessuno venga lasciato indietro – ha dichiarato il Ministro – nemmeno in questa fase di crisi del settore. Il rilancio produttivo dell’azienda deve avvenire senza traumi sociali come già accaduto con successo su altre vertenze critiche»,

A margine dell’incontro di oggi pomeriggio Beko Europe ha presentato un aggiornamento del “Piano di trasformazione delle attività industriali italiane”.

Beko Europe sta valutando un investimento di circa 300 milioni di euro – di cui un terzo sarà destinato alla ricerca e sviluppo – in funzione di ulteriori discussioni e della stabilità delle proprie attività in Italia.

«Solo grazie all’uso avveduto della Golden Power è stato possibile scongiurare quanto già accaduto in Polonia, dove due stabilimenti sono stati chiusi con conseguenti 1.800 licenziamenti, o nel Regno Unito. Se non l’avessimo fatto – ancora Urso – oggi non saremmo riuniti a questo tavolo per trovare una soluzione sostenibile, mentre gli stabilimenti continuano a produrre con i medesimi livelli di forza lavoro. Ora ci aspettiamo un piano industriale e occupazionale serio e assertivo».

L’azienda ha confermato che in Italia saranno basati importanti centri di ricerca e sviluppo, quali il centro globale del design industriale di Beko ed il centro globale per la categoria cooking. Beko ha riconfermato che in Italia saranno basati i centri decisionali europei chiave per le funzioni strategiche, tra cui risorse umane, marketing, supply chain e information technology.

 Le attività di consumer care, il centro europeo per le parti di ricambio e centro di ricondizionamento degli elettrodomestici usati continueranno a operare dall’Italia. Riconfermata dell’azienda la strategicità della presenza produttiva nel paese, concentrandosi primariamente sulla cottura e sulla refrigerazione da incasso.

«Beko Europe conferma disponibilità a valutare ulteriori aspetti del piano, che potranno essere compiutamente analizzati una volta emersa chiarezza sulla disponibilità degli strumenti di accompagnamento per i lavoratori e in base capacità dell’azienda di poter ridurre il livello dei costi fissi».

«Beko Europe – si legge in una nota diffusa dall’azienda – ribadisce il proprio impegno a continuare le interlocuzioni con governo, parti sociali e istituzioni locali nello spirito di miglior collaborazione possibile, al fine di individuare in modo collaborativo soluzioni concrete che rendano la produzione e le attività che resteranno in Italia ed in Europa sostenibili nel lungo periodo».

Il prossimo Tavolo di aggiornamento che verrà convocato entro il mese di febbraio.

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