Attualità
Maiolati S. Il dibattito si accende sulle Comunità Energetiche Rinnovabili
Idee e proposte nettamente differenti tra “Insieme per i Cittadini”, che rivendica le scelte messe in atto e “Fare Comune”, che invece è profondamente critica verso l’Amministrazione uscente
Maiolati Spontini – La necessità di costituire le Comunità Energetiche Rinnovabili nel Comune unisce le due liste in campo alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio.
Al contrario, le modalità esecutive, in tutte le sfaccettature, sono diventate motivo di aspra diatriba politica. Opzioni delicate che andranno a impattare le vite quotidiane dei cittadini nel futuro prossimo e che inevitabilmente si intrecciano con le scelte del passato e con le decisioni da prendere nel presente.

Insieme per i Cittadini, gruppo di maggioranza consiliare nella legislatura appena conclusa che candida a Sindaco Sebastiano Mazzarini, tiene il punto rispetto alla strada intrapresa:
«Tra le poche proposte condivisibili avanzate da Fare Comune vi è sicuramente quella relativa alle Comunità Energetiche Rinnovabili. Un tema che avevamo già inserito nel nostro programma del 2023 e sul quale abbiamo iniziato concretamente a lavorare. Negli ultimi mesi abbiamo favorito l’ampliamento dell’impianto fotovoltaico già esistente nell’area della discarica La Cornacchia, che potrà passare da 500 kilowatt a 4,5 megawatt, occupando soltanto 5 ettari dei 40 complessivi dell’area».
«Un intervento concreto che porterà risorse economiche annuali al Comune per i prossimi 35 anni e che consentirà finalmente di costruire una Comunità Energetica Rinnovabile seria e utile a cittadini e attività produttive. È importante ricordare che gran parte dell’area resta ancora disponibile: circa 30 ettari della discarica, oltre a ulteriori 20 ettari comunali inizialmente destinati all’ampliamento della discarica e mai utilizzati. Esistono, quindi, spazi reali per sviluppare ulteriori progetti energetici pubblici e territoriali».
Da Insieme per i Cittadini arriva una stoccata diretta ai competitors elettorali, richiamando anche quanto deliberato dalle precedenti Amministrazioni di centrosinistra:
«Per questo risultano prive di fondamento certe polemiche secondo cui il Comune avrebbe regalato ai privati un’opportunità sottraendola alla collettività. La realtà è esattamente opposta. E va ricordato che il primo impianto fotovoltaico fu autorizzato proprio dall’Amministrazione Carbini nel 2009, con assessori Fabiana Piergigli e Silvia Badiali».

Una narrazione completamente diversa viene pronunciata da Fare Comune, neonata lista di ispirazione progressista che sostiene la corsa a Sindaca di Fabiana Piergigli:
«La nostra proposta è chiara e attuabile: realizzare un impianto fotovoltaico pubblico da 1 megawatt sulla parte chiusa della discarica e costituire una Cer aperta a cittadini e imprese, garantendo risparmi reali in bolletta e destinando i benefici economici a finalità sociali e al sostegno delle famiglie. La scelta di un impianto da 1 megawatt non è casuale ma deriva da una precisa valutazione normativa, poiché oltre questa soglia gli incentivi per l’energia condivisa diventano molto meno convenienti».
«Proprio per questa ragione, quanto accaduto il 27 aprile nell’ultimo Consiglio comunale della legislatura, ci lascia profondamente preoccupati. Abbiamo scoperto che il Comune ha deciso di affidare per ben 35 anni una vasta porzione dell’ex discarica Sogenus per un maxi-ampliamento fotovoltaico. Si tratta di una scelta pesantissima, destinata a condizionare per decenni le future Amministrazioni, presa a fine mandato e senza alcun confronto pubblico su un tema così strategico per il territorio».
Fare Comune entra nel merito delle critiche rivolte all’amministrazione guidata da Insieme per i Cittadini:
«Dietro quello che viene presentato come un semplice rinnovo della concessione esistente, si nasconde in realtà un’operazione ben diversa. L’area concessa alla Società privata Attila Srl passa infatti da circa ottomila metri quadrati a quasi cinquantamila: un’espansione di sei volte, tanto che trasforma radicalmente l’utilizzo di un’area pubblica. Non è un naturale proseguimento, ma una cessione massiccia a un privato approvata con una rapidità sorprendente di cui raramente beneficiano i comuni cittadini o le piccole imprese locali. In questo contesto, il richiamo della maggioranza alla futura Cer sembra più uno slogan elettorale che un progetto reale. Nella delibera ufficiale la Comunità Energetica non esiste: Inoltre, prevedere impianti da 2 megawatt conferma che la priorità sembra essere la produzione commerciale di energia piuttosto che la condivisione dei benefici con la comunità, dato che la parte eccedente il singolo megawatt non beneficia della tariffa premio prevista per le Cer. Se davvero si voleva costruire una Comunità Energetica a vantaggio dei cittadini, perché affidare tutto a un privato invece di promuovere un progetto pubblico e perché muoversi solo ora, dopo aver lasciato scadere l’opportunità dei fondi Pnrr?».
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