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FABRIANO / Verso il voto regionale, Olindo Stroppa risponde a QdMnotizie

I candidati fabrianesi sono ai blocchi di partenza, abbiamo posto alcune domande su temi che in questo momento hanno un forte impatto sulla realtà locale

 

FABRIANO, 6 settembre 2020Olindo Stroppa è candidato al Consiglio regionale per Forza Italiapresidente Acquaroli

Olindo Stroppa (Forza Italia)

Come sta cambiando la sua città?

«La città di Fabriano sta subendo un cambiamento radicale, negli anni 80 in rapporto al numero degli abitanti era  una delle città più industrializzate d’Italia, oggi purtroppo vanta un gran numero di disoccupati, difficoltà di lavoro per i giovani, spopolamento. Tutti questi dati devono farci riflettere e pensare ad un cambio di rotta. Purtroppo negli ultimi decenni non si è riusciti a correre con i tempi, non sono state realizzte infrastrutture, non si è investito sul turismo, non è stata attuata una politica di incentivi per le piccole e medie industrie e per l’artigianato, l’indotto che lavorava esclusivamente per poche grandi aziende locali oggi è scomparso. Tutto ciò ha portato inesorabilmente alla attuale grave crisi economica, che coinvolge anche il settore del commercio, spesso sottovalutato ma che è fra i maggiori datori di lavoro della nostra città. Oggi tutto è cambiato, difficilmente si potranno riavere grandi gruppi industriali che occuperanno centinaia di dipendenti.  Occorre sedersi ad un tavolo e analizzare quali siano le eccellenze del territorio in tutti i settori, sostenerle, incentivarle. Coinvolgendo le industrie locali valutare quali siano le risorse  che si vedono costretti a ricercare altrove perché non reperibili nel nostro territorio,  quindi valutarne la nascita in loco».

Quale sarebbe la sua prima proposta da presentare in Consiglio Regionale per Fabriano?

«La mia prima proposta che presenterei in consiglio regionale per Fabriano  sarebbe quella di creare una zona Z.E.S. o una zona Franca, che non andrebbe in contrasto con una zona di Area di Crisi Complessa, per cercare di incentivare la creazione di nuove attività produttive e di conseguenza creare lavoro, inoltre vigilare sul completamento dei  lavori della S.S. 76,  oggi  tutto corre velocemente, anche le merci, se non si hanno vie di comunicazione rapide si rischia di rimanere fuori dal mercato».

Quale è il gap maggiore che la città deve recuperare?

«Come detto in precedenza il maggiore gap che il territorio deve recuperare è quello delle infrastrutture, è indispensabile un corridoio Adriatico – Tirreno che colleghi i porti di Ancona con quello di Civitavecchia, un corridoio sia stradale che ferroviario, non è possibile che oggi per andare da New York a Roma ci si impieghi 7 ore e da Fiumicino a Fabriano 4 ore. Indispensabile anche una pedemontana che colleghi i capoluoghi di provincia da Ascoli Piceno ad Urbino e che attraversi la zona montana, raggiungere Urbino o Macerata da Fabriano è oggi un viaggio da Camel Trophy, questo vale anche per i collegamenti ferroviari».

Occupazione, sanità e turismo: chi ha la priorità tra questi temi?

«Non do priorità, sono argomenti che corrono di pari passo oggi l’occupazione è il principale problema, circa 6000 disoccupati non possono essere abbandonati e  non si possono liquidare e dimenticare dopo un periodo di sostegno tramite gli ammortizzatori sociali. Occorre creare le condizioni per nuovi posti di lavoro, ne ho parlato nel primo punto. Altra priorità riguarda la sanità non è ammissibile che una comunità di oltre 40.000 abitanti non abbia un punto nascita, fa sangue la chiusura del reparto pediatria, circa 8000 pazienti in età pediatrica non hanno più diritto ad un reparto dedicato, con gravissimi disagi per le famiglie. Non possiamo permettere una continua carenza di personale medico e paramedico con accorpamenti di reparti, la montagna ha diritto alla salute come la costa, non possiamo valutare i servizi esclusivamente guardando i numeri. La salute e la cura è un diritto dei cittadini, e un dovere di chi amministra tutelarla. Ci avevano promesso una eccellenza chirurgica con la costruzione del nuovo blocco operatorio, ebbene che ci mostrino il progetto esecutivo se ce l’ hanno, ma ne dubito, il resto sono tutte chiacchiere, ho lavorato per 37 anni indirettamente nel settore e penso di conoscerlo. Il terremoto altra emergenza ormai passata in secondo piano, ricostruzione ferma al palo con solo il 5% dei lavori iniziati, migliaia di tonnellate di macerie da rimuovere. Come si può notare sono tutte priorità dove bisogna intervenire in tempi rapidi».

Nei mesi scorsi il passaggio di Cingoli dall’Area Vasta 2 a quella di Macerata ha visto una decisa presa di posizione anche a Fabriano. Il suo pensiero a questo proposito?

«L’uscita di Cingoli dall’Area Vasta 2 dimostra la cattiva gestione sanitaria della regione, abbiamo dibattuto tramite iniziative della minoranza questo argomento anche in consigli comunali aperti, con alla presenza di esponenti regionali che hanno fatto promesse poi non mantenute, ho già detto del blocco operatorio. Abbiamo proposto la creazione di una area Vasta Montana, proposta che non fu bocciata, sono argomenti sui quali bisogna ritornare a discutere. Se i cittadini me ne daranno l’incarico me ne farò portavoce al di là dei colori politici. L’ospedale “Profili” deve diventare nella realtà un ospedale di primo livello, oggi lo è solo sulla carta».

Parliamo del “Profili” e del Punto Nascite?

«Del “Profili” ho già parlato, per quanto riguarda il punto nascite  non è pensabile che una comunità di 50.000 abitanti, in quanto includo anche Matelica, non abbia un punto nascite, non si può solo ragionare per algoritmi, chiaro che se ragioniamo per numeri le zone interne non avrebbero diritto a nulla, da ricordare inoltre che la chiusura del punto nascite a Fabriano ho portato ad un incremento delle nascite all’ospedale di Branca con un dispendio economico per la nostra regione che si vede costretta ad esborso economico per mobilità passiva».

I giovani cercano lavoro altrove, un fenomeno che pone grossi problemi.

«Purtroppo il nostro territorio non offre lavoro giovanile, ritorniamo alla risposta del primo argomento, siamo rimasti indietro di molti anni, non siamo stati in grado di programmare le attività future, è mancata una politica per i giovani, ci siamo adagiati sul benessere pensando che potesse essere eterno, ripeto bisogna riprogrammare la nostra società guardando oltre le gallerie, osservando tutto ciò che accade nel mondo. Il Covid19 ha accelerato una trasformazione economica e dei mercati che era già in atto, il nostro territorio, ma forse l’Italia intera, si sono fatti trovare impreparati.  Compito di una amministrazione è quella di dare degli input, capire il futuro e saperlo interpretare, collaborare a nuove idee che vengono proposte dai giovani  in quanto hanno maggior capacità di prevedere ed interpretare le rapide evoluzioni dell’economia e dei mercati. Perdere i giovani significa perdere il futuro, non possiamo permetterlo, bisogna studiare un piano di sviluppo per le generazioni giovanile che parta dalla formazione concertata con le attività produttive e proiettato verso la creazione di nuove attività emergenti che diversifichino il mondo lavorativo, in poche parole dimentichiamoci le lavatrici. Ho sempre sostenuto che preferisco 30 aziende con 30 dipendenti piuttosto di una azienda con 900 dipendenti. Troviamo gli incentivi e formiamo i giovani per fare in modo che ciò avvenga».

Intervista a cura di Daniele Gattucci e Sergio Federici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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