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Cronaca / Intervista

Jesi Annalisa Coltorti-Italfioretto: «16 anni di passione finiti senza un saluto» – Video

Dopo l’esclusione dallo staff della nazionale insieme a Stefano Cerioni e Giovanna Trillini parla la preparatrice atletica: «Sono rammaricata ma avevo avvertito alcuni segnali, tutto il mondo è paese, anche nella scherma»

Jesi – Martedì scorso c’è stato il primo raduno dell’Italfioretto maschile e femminile, a Roma, e per la prima volta, dopo 16 anni, senza la preparatrice atletica Annalisa Coltorti – oltre, come noto, anche senza Stefano Cerioni il Ct, e Giovanna Trillini, la triade jesina in azzurroche il corso della nuova Federazione a guida Luigi Mazzone, succeduto a Paolo Azzi, non ha voluto più contemplare nel proprio staff tecnico.

E se ne sono scritte e dette le cose più diverse. Ci voleva la serenità di un parco, quello dell’Esedra, che si dispiega vicino a casa di Annalisa Coltorti, per riavvolgere il nastro e fare con lei il punto. Lei che sino a ora, comunque, aveva preferito non intervenire a caldo.

Che cosa stai provando in questo momento?

«Sinceramente sto accusando questa mia non presenza, diciamo. Dopo 16 anni c’era una certa routine che si ripeteva di anno in anno. Insomma, c’è molto rammarico. E tristezza».

Quando hai avuto il primo sospetto che la favola bella sarebbe finita?

«Nei mesi di ottobre-novembre già nell’aria c’era qualcosa, era il periodo in cui la nuova gestione federale si stava imponendo e avevo timore che poi si arrivasse a cambiare anche a livello di staff. Il nuovo Ct che arriva si porta solitamente il proprio staff, così come avviene negli altri sport. Presa così non ci sarebbe niente di male, nel senso che chi arriva si porta i suoi».

Però, insomma, ti vedo amareggiata, è successo qualcosa di più? Sapevate prima di questo ritiro che non sareste andati? Qualcuno ti ha chiamato in questi giorni dalla Federazione?

«No, io non ho ricevuto chiamate da nessuno a livello federale, né dal presidente né dal vice. Ti dirò in più, a Torino nell’ultima gara di Coppa del Mondo c’era un’aria strana, era come se ti volessero evitare. Li incontravi ma li vedevo in difficoltà, lì c’è stato il primo segnale».

«Devo dire che l’unica chiamata che ho ricevuto è stata di Simone Vanni, il nuovo Ct, mi ha fatto piacere perché non me l’aspettavo, tant’è vero che l’ho ringraziato perché non era una telefonata dovuta anche se proprio quel momento ha definito la fine della mia presenza in nazionale. L’ho avuto addirittura come atleta nazionale i primi anni. Mi dicono che è bravo, però non ho conoscenze in tal senso».

Che ti porti dell’esperienza di questi ultimi giorni?

«Credevo di essere una debole, invece si è scatenata una presa di coscienza che mi ha portato a comprendere come io in questi 16 anni ho dato veramente il massimo, di più non potevo dare, l’ho fatto con amore, con affetto nei confronti degli atleti e quindi mi sento a posto da questo punto di vista».

I tuoi atleti, quelli che frequentavi anche in ambito locale, Tommaso Marini, Elena Tangherlini, Alice Volpi, loro che cosa ti hanno detto?

«Mi hanno supportato, sono stati vicini, hanno tentato di richiedere la mia presenza all’interno nazionale, non posso dire niente, li ho sentiti molto molto vicini. Ma una cosa mi ha ferito un po’, il fatto che ho ricevuto un solo messaggio da uno degli atleti dell’attuale nazionale per dimostrarmi il suo affetto e la sua gratitudine per tutti questi anni, il resto silenzio assoluto».

Adesso che farà da grande Annalisa Coltorti dopo la nazionale?

«Continuerò con il Club Scherma Jesi, con i miei atleti, continuerò a fare il lavoro che ho fatto sino a ora».

E a livello di nazionali, proposte?

«È troppo presto ancora».

La reazione che ha avuto il Ct Cerioni al benservito della Federazione, si è sentito tradito, cosa sta meditando in questo momento secondo te?

«Lui è stato tradito perché di solito si cambia gestione solo quando le cose non vanno bene. Ricordiamoci i risultati che in questi tre anni ha ottenuto. Stefano è un vulcanico. Non guarda in faccia a nessuno, prende le sue decisioni per raggiungere il miglior risultato possibile».

«Poi ho sentito certe voci, come il fatto che è mancato l’oro alle Olimpiadi ma non mi sembra sia stata una Caporetto. È subentrato qualcos’altro che io non conosco che non c’entra niente con la meritocrazia».

Qualcuno ha adombrato che la politica ha fatto la sua parte…

«Sicuramente sì».

Presto verrà inaugurata la nuova Casa della Scherma di Jesi, poteva essere un momento più bello…

«Molto più bello».

Ci sarai?

«Io sicuramente ci sarò».

Ti saluterai con i vertici della Fis?

«Io sto ancora in attesa».

Magari te lo diranno lì che non ci sei più…

«Amici o no, io credo che si debba salutare tutti. Queste persone non mi hanno salutato. Non mi hanno detto nulla. È finito un ciclo e ci sta perché 16 anni è un ciclo lunghissimo. Non mi potevo aspettare tanto all’inizio. Quindi devo essere contenta di come sono andate le cose e devo sorridere».

Cosa che non stai facendo?

«Guarda, è due giorni che sto sorridendo».

Certo che una cittadina come Jesi, che è diventata la capitale mondiale del Fioretto, con jesini al comando, qualche invidia magari l’ha suscitata nel tempo. O no?

«Molta, molta. Credimi, sentivo delle cose all’interno di questi ritiri. Non dovevo contare fino a 10, dovevo contare fino a 100 per stare zitta. Quindi sì, invidia c’era».

Possiamo dire che alla fine tutto il mondo è paese?

«Tutto il mondo è paese».

Anche nella scherma?

«Anche nella scherma».

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