Jesi Apertura Amazon, Prc avverte: «Saranno padroni a casa nostra»
«Il colosso americano aveva con il nostro fisco una contestazione per frode di 1,2 miliardi di euro e ora verserà 723 milioni, una riduzione di mezzo miliardo che equivarrebbe alle risorse necessarie alla sistemazione della viabilità nel nostro territorio»
Jesi – Giubilo generale, come ai tempi del primo annuncio, (considerato “la manna dal cielo” dai garruli cinguettii dei nostri rappresentanti istituzionali) della notizia che l’hub Amazon di Jesi inizierà le attività nel settembre 2026.
Stavolta il paragone fa il paio con l’imminente Natale, e quindi viene definito il regalo più bello e vengono vestiti i manager del cloud d’oltroceano con i panni dei Re Magi.
Peccato che meno attenzione è stata dedicata alle motivazioni implicite ma non nascoste che hanno determinato lo sblocco di questa empasse: la fine del contenzioso tributario di questo colosso aziendale con il nostro fisco, che riguardava una contestazione per frode di 1,2 miliardi di euro, che ora verserà 723 milioni.
Una riduzione di mezzo miliardo di euro che equivarrebbe alle risorse che sarebbero state necessarie alla sistemazione della viabilità che sarà messa in crisi con l’inizio delle attività di Amazon in Vallesina.
C’è di più: nella partita dazi con gli Stati Uniti c’è anche la richiesta da parte del tycoon statunitense di introdurre una “fiscalità di vantaggio” per tutte le multinazionali di quel Paese, Amazon in testa. Basterebbe questo per capire qual è stato e quale sarà l’atteggiamento di Amazon nel nostro territorio: saranno padroni a casa nostra.
Va anche detto che nei giorni scorsi, in risposta ad un’interrogazione in Consiglio regionale sui tempi d’inizio dell’attività nell’hub di Coppetella, l’ineffabile assessore regionale Bugaro dichiarava, non solo l’ignoranza dei fatti ma l’impotenza della nostra Regione a chiederne conto.
Il perchè è tristemente facile da capire. In tutti questi mesi tutte le istituzioni del nostro territorio, la Giunta Acquaroli in primis, e tutte le Amministrazioni locali della Vallesina hanno evitato qualsiasi azione legislativa, qualsiasi atto amministrativo, per poter interloquire da pari a pari con Amazon, provando almeno a vincolare l’attività ai suoi doveri d’impresa che la Costituzione dispone e disciplina (art. 41 e seguenti del titolo III).
Si è preferito invece un atteggiamento servile più vicino a una colonia che a un Paese sovrano. È del tutto evidente quindi la necessità che a supplire a questa ignavia di tutta la filiera istituzionale debba essere un’azione sociale e una mobilitazione fatta di grande impegno e di idee che si tramutino in proposte concrete a tutela dei diritti della comunità e del territorio, compito questo che chiama all’iniziativa i sindacati innanzitutto, ma pure tutte le realtà associative d’impegno sociale e civile della Vallesina e delle Marche. È proprio il caso di dire “se non ora quando”?
Gabriele Marcozzi, segretario Regionale Prc – Se Marche
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