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Cronaca

Jesi  “Camici Amici” al via al pronto soccorso dell’ospedale

Al “Carlo Urbani” parte da domani il progetto che mette al centro ascolto, accoglienza e il bisogno umano di non sentirsi soli in momenti difficili, Pasquale Liguori del Tdm: «Vogliamo estenderlo a tutta l’Ast Ancona e, un giorno, anche a Torrette»

Jesi – In procinti di prende il via al pronto soccorso, diretto dal dott. Mario Caroli, il progetto Camici Amici, presentato lo scorso ottobre.

Condiviso tra il Tribunale del Malato e la Direzione strategica dell’Ast Ancona, è approdato all’ospedale “Carlo Urbani” per mettere al centro la parte più fragile e spesso dimenticata dell’emergenza sanitaria: l’attesa.

I volontaririconoscibili dalla pettorina gialla con la scritta Chiedi a me – , sono stati formati in qualità di facilitatori, dalla dr.ssa Nice Bonomi la quale si è adoperata con grande passione coinvolgendoli in modo proattivo con teoria e pratica, dispiegate in tre giornate, per promuovere e sviluppare quella capacità relazionale e comunicativa che possa permettere loro di affrontare le varie situazioni in cui potrebbero trovarsi.

Un progetto semplice sulla carta, ma rivoluzionario nella pratica. Perché interviene esattamente nel punto dove il sistema mostra la sua fragilità: la comunicazione.

«Conosciamo bene le carenze del pronto soccorso – ricorda Pasquale Liguori, responsabile del Tribunale del Malato – mancano ancora sette medici, gli spazi sono ancora limitati, le attese lunghe. E chi arriva lì, spesso anziano o spaventato, non ha nessuno che possa dedicargli qualche minuto di ascolto».

Pasquale Liguori

Da questa constatazione nasce l’idea di formare figure dedicate all’accoglienza: volontari capaci di stare accanto, offrire informazioni tramite un referente medico, calmare gli animi, portare un bicchiere d’acqua, ma soprattutto ascoltare.

«Parliamo di un ascolto attivo – ha spiegato la formatrice Nice Bonomi – che significa entrare in empatia con chi sta vivendo un momento di fragilità. La serenità emotiva fa già parte della terapia».

Nelle prime giornate di sperimentazione, l’impatto è stato immediato.

«La cosa che più mi ha colpito – racconta Paaquale Liguori – è che le persone avevano un bisogno enorme di parlare. Non solo anziani: anche giovani, adulti, chiunque avesse una storia da condividere. Bastava che le ragazze si avvicinassero perché iniziassero a raccontare la vita».

E, a volte, qualcosa di ancora più semplice: «C’era chi chiedeva solo un bicchiere d’acqua, o un tovagliolo. Piccole attenzioni che, in quelle condizioni, fanno la differenza».

Il ruolo dei volontari è duplice: dentro il reparto, vicini ai pazienti; fuori dal triage, a contatto con i familiari che spesso aspettano per ore senza informazioni.

«Le ragazze – spiega ancora Liguori – si interfacciano soltanto con l’infermiere di corridoio o con il coordinatore. Non danno notizie da sole: fanno da tramite, e questo ha calmato molto gli animi».

Un risultato apprezzato anche dal personale sanitario: «I medici sono i primi ad aver accolto positivamente il progetto – conferma il responsabile del Tdm –, perché non hanno materialmente in tempo di occuparsi della relazione. Qui mancano sette medici: ogni minuto sottratto all’emergenza pesa. Questa figura li alleggerisce, senza sostituirli».

Il percorso di formazione – tre giornate intense, tra teoria e pratica – si è concluso nelle scorse settimane. Ora si entra nella fase operativa: da domani 18 novembre le volontarie inizieranno in modo stabile, coprendo la fascia mattutina, con l’obiettivo di strutturare un servizio continuativo.

«Per ora sono due – chiarisce Liguori – ma stiamo cercando altri volontari, anche esterni, perché il bisogno c’è. E se i risultati saranno quelli che speriamo, vogliamo estendere il progetto a tutta l’Ast Ancona e, un giorno, anche a Torrette, il pronto soccorso più in sofferenza della regione».

La convinzione, dopo queste prime settimane, è una: Camici Amici funziona perché risponde a un bisogno umano prima ancora che organizzativo. La prova è in un episodio raccontato dallo stesso Liguori.

«Una paziente era molto agitata, piangeva, non riusciva a stare ferma. Una delle volontarie le ha parlato per qualche minuto: si è calmata completamente. Quando la ragazza si è allontanata, si è strappata le flebo pur di richiamare attenzione. È chiaro: queste persone hanno fame di relazione».

Nel cuore del pronto soccorso, dove la velocità necessaria per affrintare le urgenze rischia non considerare ciò che è umano, Camici Amici porta esattamente ciò che manca: qualcuno che si fermi. Qualcuno che ascolti. Qualcuno che, semplicemente, stia vicino.

Un servizio che non costa nulla, è totalmente volontario, ma vale quanto una terapia: perché cura ciò che non si vede, e che riveste una grande importanza.

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