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Cronaca

JESI / Covid, Clementi: «Cure con gli anticorpi monoclonali un grande aiuto»

Il virologo jesino: «Di grande importanza la notizia che si potranno fare anche nelle Marche, sono farmaci molto potenti e adattabili anche alle varianti virali che circolano»

JESI, 17 marzo 2021 – Le Marche sono pronte agli anticorpi monoclonali. Se ne è parlato ieri in Regione, con la consapevolezza di poter utilizzare il farmaco al più presto.

Ne abbiamo parlato col professor Massimo Clementi, virologo del San Raffaele di Milano, che già a novembre aveva anticipato l’importanza di un eventuale loro utilizzo.

«La notizia è molto confortante e importante. Si tratta di farmaci molto potenti, molto adattabili. Nel senso che, qualora servisse, essendo essi costruiti sulla base di cocktail di due, tre diversi anticorpi, possono essere adattati anche alle varie varianti virali che circolano. Quindi rappresentano un presidio importantissimo.

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Ancor più in questo momento, in cui stiamo procedendo con la vaccinazione. Ovviamente gli anticorpi monoclonali non sostituiscono il vaccino ma lo affiancano per quelle quote di persone che non sono state vaccinate. In questo momento ci possono aiutare molto, direi che è una bella notizia perché verrebbe ad aggiungersi un farmaco potentissimo al trattamento di questi pazienti».

Massimo Clementi

Probabilmente spetterà all’USsca il contatto coi pazienti, come ci ha detto il dottor Luca Butini, immunologo dell’ospedale regionale di Torrette. Chi sono i destinatari cui somministrare gli anticorpi? I costi sono alti, da quello che si sa.

«Il destinatario ideale è la persona che ha un’infezione allo stato iniziale, nella fase cioè in cui ancora è massima la replicazione del virus, anche con interessamento polmonare ma, ripeto, nei primi giorni di malattia. In questo caso il farmaco può essere somministrato per endovena in ambiente ospedaliero e se il medico lo ritiene opportuno, il paziente viene rimandato a casa. Per seguire un periodo di ricovero a domicilio.

Dal punto di vista, dunque, della gestione sanitaria, la disponibilità di questi farmaci riduce moltissimo anche la pressione sulle strutture sanitarie. Sì, è vero, i costi sono alti, il costo medio si aggira fra i 1.200/1.500 euro per preparazione. Però teniamo presente che riducono moltissimo i ricoveri ospedalieri e quindi da un punto di vista meramente economico, oltre al grande beneficio terapeutico, il vantaggio c’è assolutamente».

La sospensione del vaccino AstraZeneca?

«La ritengo molto opportuna, in maniera che arrivi una risposta chiara sugli episodi accaduti. Domani sapremo se riprendere o meno la somministrazione di AstraZeneca».

Si allungheranno di un paio di settimane i tempi del piano vaccinale, però.

«Non di molto, perché c’è anche l’altra faccia della medaglia, quella che mostra una migliore organizzazione. Si è messa in moto una macchina che auspicabilmente coinvolgerà anche i medici di famiglia, poi postazioni mobili per la somministrazione, e tutto questo porterà a un progressivo incremento della vaccinazione. Dobbiamo arrivare a 500.000 vaccinati al giorno per coprire la popolazione italiana entro settembre». ​

Ci sono medicinali che procurano morti in numero assolutamente superiore ai casi che si sono verificati in Europa col vaccino AstraZeneca…

«Il rischio zero non esiste. Anche uscire di casa per fare una passeggiata è un rischio teorico. Si stenta ad accettare che ci possa essere anche un minimo rischio su aspetti che riguardano la vaccinazione di una persona sana. La vaccinazione non è una terapia ma viene somministrata ad una persona sana che vuole mantenere il suo stato di buona salute. In altre condizioni invece la possibilità che ci sia un rischio nella somministrazione di un farmaco, si accetta di più. O non ci si rende conto perché spesso manca la comunicazione in merito. Sui milioni di vaccini AstraZeneca inoculati, ci sono stati poco meno di trenta fenomeni trombotici, trombosi venose profonde. Sai quanti fenomeni di trombosi venose profonde ha generato la pillola anticoncezionale? Cinquemila su cinque milioni di somministrati. Perché in questo caso si accetta il fatto che possa esserci un rischio?».

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

COVID-19 / Cure con anticorpi monoclonali in arrivo anche nelle Marche
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