Moie Alla Fornace Massimo Clementi con “L’ultimo maestro”
Ambientato nel ‘500 il nuovo romanzo del noto scienziato e ricercatore sarà presentato venerdì 10 gennaio (ore 18)
Moie – Massimo Clementi, scienziato, per decenni nel campo dello studio intorno ai virus e alla ricerca di vaccini che riducano le mortalità globali, ha portato alle stampe, per i tipi Baldini & Castoldi, un suo nuovo romanzo, L’ultimo maestro – un’indagine su Edward James Marcus -, già presentato nella nostra regione e che sarà di nuovo protagonista nell’appuntamento di venerdì 10 gennaio, alle ore 18, alla biblioteca La Fornace.
Un romanzo che si discosta dal mondo delle pubblicazioni scientifiche che gli hanno conferito lustro e hanno confermato la sua vera missione, quella dello scienziato e del ricercatore, come ha fatto per anni.

Finché il giorno in cui, studiando la storia della sua disciplina, si è imbattuto in una misteriosa epidemia inglese avvenuta oltre 500 anni fa.
«E’ stato un momento, una riflessione improvvisa – spiega – e l’ho messa accanto alla meravigliosa avventura del Rinascimento di quegli stessi anni, con i grandi viaggiatori, con le scoperte di nuovi mondi, con i ricchi commerci e, insieme, pensando al romanzo come modo ideale di affrontare tutto questo. Un saggio sarebbe stato riduttivo o sterile. Voglio dimostrare, con quest’opera, che la scienza è importante e che solo pochi secoli fa le popolazioni vivevano nel terrore verso malattie di cui non conoscevano la natura e che non sapevano trattare. Oggi non siamo certo invincibili, ma abbiamo fatto grandi passi avanti. Nel ‘500 non si conoscevano batteri e virus, ma solo misteriose e terribili epidemie che causavano migliaia di morti. La scienza non è certo una filosofia, non è una religione, ma è uno strumento potente che dovrebbe essere sempre utilizzato per il bene dell’uomo».
Un grande e illustre personaggio storico arricchisce la seconda parte del libro…
«Sì, una diversa protagonista che via via diventa centrale: la regina Elisabetta I. Devo ammettere che se l’Inghilterra ha avuto nei secoli successivi al ‘500 una crescita non conflittuale, come in Francia, ad esempio, dove hanno fatto saltare le teste, lo deve anche a questa regina, alla sua fermezza e alla sua cultura. Lo sviluppo scientifico superiore agli altri Paesi che ha caratterizzato successivamente l’Inghilterra, è legato al pensiero dei grandi filosofi empiristi che hanno fatto la rivoluzione nelle università, anche grazie alla forza del pensiero e, consentitemi, alla cultura di questa regina».
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