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Fabriano Aree interne: servizi, reddito e giovani per il diritto di restare
A Fabriano, la tappa di Cia per le aree interne ribadisce il “diritto di restare”: servono sostegni al reddito agricolo, ricambio generazionale, meno burocrazia e servizi essenziali
Fabriano – Sostenere il reddito delle imprese agricole, favorire il ricambio generazionale e garantire servizi alle comunità, queste le priorità emerse a Fabriano dalla terza tappa di “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”.
Il progetto di Cia-Agricoltori Italiani, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, raccoglie attraverso dieci incontri le proposte per il Manifesto delle Aree Interne. Al Palazzo del Podestà, il confronto tra Marche e Umbria ha posto al centro il “diritto di restare” nell’Appennino.
I presidenti regionali Alessandro Taddei e Roberto Di Filippo hanno richiamato il divario tra costi e valore delle produzioni: nelle zone montane produrre può costare dal 30 al 40% in più. Da qui le richieste di sostegni mirati, credito più accessibile, meno burocrazia e tempi certi per i pagamenti pubblici. Per migliorare i redditi, Cia chiede anche filiere più equilibrate, aggregazione tra produttori e maggiore trasformazione locale.
Il futuro delle aziende passa inoltre dall’accesso dei giovani alla terra, al credito, alla formazione e all’innovazione, insieme a scuole, sanità, trasporti e connessioni digitali. Tra le proposte, remunerare il presidio ambientale degli agricoltori, che contribuiscono alla cura del territorio e alla prevenzione del dissesto, e rafforzare il coordinamento tra Marche e Umbria. Nei territori del sisma, ricostruzione e rilancio economico devono procedere insieme.
Nelle conclusioni, il vicepresidente nazionale Cia Gianmichele Passarini ha chiesto di tradurre il diritto di restare in una strategia economica concreta. Il Manifesto Cia, contenente anche le proposte di Marche e Umbria, sarà presentato il 30 novembre a Roma.
Durante il suo intervento la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, ha ricordato come vivere nelle aree interne non debba significare avere meno opportunità ed essere cittadini di serie b rispetto alla costa o alle aree metropolitane.
«È questo che stiamo chiedendo per Fabriano e per il nostro territorio: risorse economiche per lo sviluppo, servizi accessibili e possibilità di lavoro che permettano alle persone, a partire dai giovani, di scegliere di costruire qui la propria vita. Abbiamo imprese agricole e produzioni di eccellenza, come il Salame di Fabriano, e una scuola importante come l’istituto Agrario Vivarelli che prepara i ragazzi a lavorare in questo settore. Abbiamo le Comunanze agrarie, che da secoli gestiscono boschi e pascoli. Chi si prende cura di queste terre contribuisce anche alla sicurezza del territorio, prevenendo l’abbandono e il dissesto. E deve poter vivere dignitosamente del proprio lavoro», ha concluso.
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