Opinioni
Il tema Intelligenza artificiale, benefici distribuiti in modo diseguale
La tecnologia diviene il terreno sul quale si ridefiniscono potere e libertà, il nodo, allora, è democratico, perché se la capacità di orientare le informazioni e di influenzare le opinioni si concentra nelle mani di pochi soggetti la democrazia vede restringersi i propri spazi di azione
Jesi – Era il 1983 quando, intervistato da Rinascita sul tema della democrazia elettronica, Enrico Berlinguer disse: «Vedo la possibilità di due processi contemporanei. Da una parte l’uso dell’elettronica per rafforzare il potere dei gruppi economici dominanti; dall’altra una grande diffusione di nuove conoscenze che può portare a un arricchimento di tutta la civiltà».
Tali parole acquistano forza leggendo l’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale, che mostra come i benefici dell’Intelligenza Artificiale siano distribuiti in modo diseguale, concentrandosi nei Paesi ad alto reddito. Allo stesso tempo, Dario Amodei, Ceo di Anthropic, nell’articolo “Dobbiamo pattugliare la frontiera” propone di rallentare lo sviluppo dell’IA per garantire maggiore sicurezza.
Anche tralasciando le previsioni più radicali sull’avvento di un’intelligenza fuori dal controllo umano, una società nella quale settori strategici sono sempre più governati dall’Intelligenza Artificiale rischia di ridurre progressivamente lo spazio dell’uomo e di portare a quella che Pasolini avrebbe chiamato una mutazione antropologica.
È un tema che attraversa anche il pensiero sociale della Chiesa: l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV ne offre una testimonianza significativa.
Il problema politico è pertanto comprendere il tipo di società che accompagnerà questo cambiamento. La filosofa Shoshana Zuboff ha descritto il capitalismo della sorveglianza come un sistema che, attraverso l’utilizzo dei dati, trasforma l’esperienza umana in materia prima.
La tecnologia diviene così il terreno sul quale si ridefiniscono potere e libertà.
Il nodo, allora, è democratico. Perché, se la capacità di orientare le informazioni e di influenzare le opinioni si concentra nelle mani di pochi soggetti, la democrazia vede restringersi i propri spazi di azione.
È qui che deve aprirsi una nuova battaglia per le forze riformiste. Qui si misura la capacità di governare i processi economici, riequilibrare i rapporti di potere e orientare il progresso verso l’emancipazione.
È una sfida che richiede cultura politica e che riguarda il futuro e la funzione stessa della sinistra. La dicotomia, in fondo, è semplice: riscossa democratica o neocapitalismo.
Filippo Bartolucci
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