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Cronaca

Jesi Deceduto Giannetto Magrini, l’artista dalle infinite opere

Aveva 87 anni, nel suo atelier una serie infinita di cassetti carichi e onusti di disegni, acquarelli, opere d’arte, di sculture appena accennate, colori, bronzi, tubi in plastica, di sedie travestite da Van Gogh

Jesi – Se n’è andato ieri all’età di 87 anni il pittore e artista Giannetto Magrini, un amico (e non perché è morto, solo perché ci si voleva bene), con cui ho passato anni, giorni, di chiacchierate in poltrona a casa sua, nel suo atelier, una serie infinita di cassetti carichi e onusti di disegni, acquarelli, opere d’arte, di sculture appena accennate, colori, bronzi, tubi in plastica, di sedie travestite da Van Gogh.

Avete capito benissimo, sto dragando fra i ricordi di ieri o quasi, nel suo studio, che non era solo uno, dove mi ha sempre ricevuto in poltrona, sulle sedie con la faccia di Van Gogh raffigurata sulla seduta, non avrei mai posto le mie chiappe ottuagenarie, perché sono un capolavoro. Le sedie, ovviamente.

andreoli

Sentite questa, del 2024.

«Ho una amica scienziata, in America. Mi ha scritto che l’elezione di Trump è una sconfitta per la democrazia. Non voglio scendere nei particolari ma come tu ben ricorderai, io ho affrontato nei miei quadri la sostenibilità dell’ambiente, altre volte ho evidenziato le sofferenze e i patimenti dei migranti, di quanti sfuggono alle guerre ed alla povertà e cercano di trovare rifugio venendo verso le nostre coste. Nel Mediterraneo ci sono più cadaveri che pesci, ho scritto una volta».

Gli chiesi: chi sono i tuoi punti di riferimento, a livello culturale, nella nostra terra? “

«Per me il più importante resta Gigi Teodosi. Poi Luigi Pennacchietti, Carlo Cecchi, ma anche altri giovani stanno emergendo, lavorando e facendosi largo ciascuno con la propria cifra e la propria impronta. Io non sono più un ragazzino che affrontava a mani nude anche la materia, mi muovo poco ma ho realizzato una grande cartella con degli acquerelli che mi piacciono e che raffigurano, oltre paesaggi e nature morte, volti a me molto cari. Di cui non ti dirò mai l’identità».

E, ricordo, aprendo la cartella, la sua mano, che sembra tremolare leggermente alla brezza allegra provocata dalle opere che sfogliamo insieme, sia ferma come sempre. L’arte come terapia, nell’arte, mi dice, «ci si immerge perché è un mondo che lenisce e attenua ogni dolore. Quando lavoro, con la mia mente sono lì, nel posto che raffiguro o davanti al personaggio che disegno. Addirittura i marmittoni che stanno in casa mia, mi hanno ispirato segni e colori».

Mi disse che aveva più di cinquecento opere fra sculture, acquerelli, oli su tela, progetti «che manco Marcel Duchamp aveva in mente, secondo me, durante il suo complesso percorso artistico! Gli anni stanno andando avanti, gli acciacchi pure, ma chi vede gli ultimi lavori, dice che sono addirittura migliorato. Peccato ‘sto tremolio, come ti dicevo».

«Nei miei giri, ora più rari, mi ha fatto piacere vedere che la mia città è diventata anche un grande set cinematografico, capisco bene che per far conoscere Jesi e la nostra regione il cinema è un forte sollecitatore». 

Infine, solo per ricordare, una mostra inaugurata dal sindaco di allora Massimo Bacci a Palazzo dei Convegni e a San Nicolò, in contemporanea, in cui evidenziava, con il suo grande amore per l’umanità, gli affondamenti delle barche degli emigranti nel Mediterraneo.

Sei veramente stato un grande amico, così ce ne sono pochi. Spero di rivederti in giro per Jesi con la tua vettura elettrica, un triciclo che ci faceva incontrare. E salutami Van Gogh, quando lo vedrai. Mi sa che ti aspetta.

• Camera ardente dalle 15 di oggi presso la Casa del Commiato David Icof in via Salvemini. Funerali domani, giovedì 15 ottobre, ore 15 nella chiesa del Divino Amore.

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