Cronaca
Castelbellino Tentata truffa al parroco: denaro per sbloccare contributo regionale
Don Paolo Tomassetti: «Una donna spacciatasi dell’Ufficio ragioneria della Regione mi ha parlato della somma di 28mila euro destinata ai lavori per la chiesa ma dovevo prima fare un bonifico da 995 euro», il fatto segnalato alla Polizia insieme al numero telefonico dal quale il sacerdote era stato contattato
Castelbellino – Una telefonata apparentemente credibile, il riferimento a un vecchio contributo chiesto dalla parrocchia e poi la richiesta di un bonifico da effettuare nel giro di poche ore.
È il tentativo di truffa segnalato dal parroco, don Paolo Tomassetti, che ha deciso di rendere pubblico quanto accaduto per mettere tutti in guardia.
«Ho ricevuto una chiamata al cellulare da parte di una signora che parlava un italiano perfetto e che si è identificata come una dottoressa dell’ufficio ragioneria della Regione Marche», racconta il sacerdote.
La donna gli avrebbe comunicato che la Regione aveva finalmente stanziato un contributo di 28mila euro, richiesto dalla parrocchia nel 2016 per alcuni lavori alla chiesa. Una circostanza costruita in modo da apparire plausibile: secondo quanto riferito durante la telefonata, già nella mattinata successiva il parroco avrebbe dovuto presentarsi al Comune di Castelbellino per completare le pratiche burocratiche necessarie alla liquidazione della somma.
Poi, però, è arrivata la richiesta che ha fatto scattare il sospetto.
«Mi è stato detto che entro le 17.30 avrei dovuto versare anticipatamente, tramite bonifico, 995 euro, una cifra che sarebbe stata erroneamente aggiunta al contributo, per evitare che la pratica slittasse al prossimo anno».
A quel punto don Paolo ha interrotto la telefonata, senza effettuare alcun pagamento. L’episodio è stato quindi segnalato alla Polizia, insieme al numero telefonico utilizzato per contattarlo.: +39 353 384 59 08
Il sacerdote ha scelto di raccontare pubblicamente l’accaduto proprio per richiamare l’attenzione su modalità di raggiro sempre più elaborate, nelle quali vengono utilizzati riferimenti a enti pubblici, pratiche realmente esistenti o vicende risalenti nel tempo per rendere la richiesta più credibile.
«Quando capitano queste cose, condividiamole – è il suo invito – rendiamo difficile la vita dei truffatori».
Resta dunque la raccomandazione, davanti a richieste improvvise di denaro avanzate telefonicamente, di non procedere con pagamenti e di verificare direttamente con l’ente o l’ufficio indicato l’effettiva esistenza della pratica.
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