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Filottrano Cantori filottranesi fra 700 e 800 sulle orme del Cusanino
Forse proprio sull’esempio di Giovanni Carestini avevano intrapreso, seguendo altri percorsi formativi, la stessa carriera artistica
Filottrano – I successi e la fama di Giovanni Carestini (Filottrano 1700 – 1760), ampiamente meritati, hanno probabilmente oscurato l’attività canora di altri artisti di Filottrano a lui contemporanei o vissuti alcuni anni dopo, cantori che forse proprio sull’esempio del Cusanino avevano intrapreso, magari, come vedremo, seguendo altri percorsi formativi, la stessa carriera artistica.
Di Carestini, studi più o meno recenti hanno messo in luce gli aspetti più rilevanti della sua vicenda biografica, della sua personalità, della sua maestria e delle sue doti canore; qualità queste ultime, per cui l’artista fu tra i più contesi e ricercati musici italiani della prima metà del sec. XVIII.



Contemporaneo di Carestini fu Giuseppe Broccoletti di Monte Filottrano, allievo di Angelo Massarotti. Durante il Carnevale del 1727 a Jesi, nella Sala del Magistrato, si tengono tre spettacoli teatrali: il dramma musicale “Tolomeo e Alessandro” e gli intermezzi di G.M. Orlandini “Lisetta e Delfo” e “Nino”. In tutte e tre le rappresentazioni Broccoletti fa parte del cast composto per lo più da cantanti locali.
Nel Carnevale del 1729 a Macerata canta “Massimo Puppieno” (Flavio) e “Astianatte” (Pirro) di F. Gasparini; nel 1731, a Camerino, interpreta “La Silvia” (Silvia) di A. Massarotti; ancora a Camerino, in occasione del Carnevale 1733 – 34, canta “Artaserse” (Megabise) di L. Vinci.
Nel Carnevale 1740 – 41, al Teatro Argentina di Roma, è fra gli interpreti di “Ricimero re de’ Goti” (Olderico) di N. Jommelli e di “Astianatte” (Oreste) di D. Jommelli. Broccoletti è presente pure alle repliche dell’Astianatte andato in scena a Camerino durante il carnevale del 1743 e a Perugia nello stesso anno.
L’ultima opera documentata a cui l’artista prende parte è “Il mondo allo Roverso ossia le donne che comandano” (Rinaldino), commedia in musica di B. Galuppi, andata in scena al Teatro Capranica di Roma nella stagione 1754 – 56(?).


Filippo Sassaroli (Filottrano 26/5/1775 – 1/2/1834) fu uno straordinario soprano che cantò in Italia e in una delle città europee più importanti dell’epoca barocca: Dresda. Negli anni in cui i musici o castrati stavano diventando artisti rari.
La sua carriera artistica inizia nella vicina Cingoli dove, in occasione del Carnevale del 1783 canta nella farsetta per musica “Il Bassà generoso” (Zelinda) e in “Lo sposo Burlato” (Livetta) di N. Piccinni. L’anno dopo, al Carnevale di Macerata è fra gli interpreti del “Giulio Sabino” (Voadice) libretto di P. Giovannini ed “Elpinice” (Ismene) di G. Giordani, le due rappresentazioni si tengono nel locale Teatro de’ Nobili. Nel Carnevale del 1788, a Perugia, nel Teatro Verzaro, Sassaroli canta in “La Virginia” (Tullia), dramma di G. Andreozzi e “Ifigenia in Tauride” (Dori) di A. Tarchi. A Venezia, al Teatro San Benedetto, in occasione della fiera del 1790, canta nella “Teodolinda” (Agilulfo) di F. Gardi. Nella città lagunare tornerà nel 1796 per cantare, al Teatro Venier, “Negl’Indiani” di F. Nasolini e, durante la fiera dell’Ascenzione, nel “Vologeso” (Vologeso) di I. Gerace.
Nel 1794 Sassaroli, alla fiera di agosto di Bergamo, è fra gli interpreti del dramma serio “L’Epponina” (Tito) di S. Niccolini, rappresentato nel locale Teatro Riccardi; al Teatro Rancone di Modena, nel 1795, è presente nell’opera “Cleopatra” di Rossi e al Carnevale di Cremona dello stesso anno nella “Ifigenia in Aulide” di N. Zingaretti.
Nella primavera del 1795 l’artista prende parte alle due versioni della “Morte di Cleopatra” (Marcantonip1¹¹ppo), quella di F. Bianchi e l’altra di F. Nasolini, quest’ultima rappresentata al Regio Teatro degli Intrepidi detto della Palla Corda di Firenze. Al Carnevale di Roma del 1798, al Teatro Argentina, canta in “(Lo)Doiska” (Loviski), fra gli interpreti c’è anche Angelica Catalani.
Dal 7 agosto 1798 al 1803 Sassaroli fa parte del coro musicale della Basilica di Loreto diretto dal maestro di cappella Nicolò Zingarelli. Su licenza (permesso) della Congregazione lauretana, nel 1799 è presente, durante il carnevale di Roma, al Teatro Argentina, nella ”Ifigenia in Aulide” (Achille) di G. Mosca. Nello stesso anno, insieme con i castrati marchigiani G. Spagnoli, D. Caporalini e G. Bravura, interpreta, nel santuario del Ss Crocifisso di Longiano, il componimento sacro “Sisara” di P. Vincenzo Monchetti. Nel Carnevale del 1801 a Macerata, al Teatro de’ Nobili, è ancora fra gli interpreti nella “Cleopatra” (Marcantonio) di P.A. Guglielmi, nel “Giulio Sabino” (Voadice) di G. Sarti e nella “Ifigenia in Aulide” (Achille) di G. Mosca.

L’8 agosto 1801 l’artista parte, con il permesso del Governatore della Santa Casa, per Dresda, da dove, poco tempo dopo, invierà a Loreto una lettera in cui annuncia le sue dimissioni dal coro. F. Sassaroli è operativo a Dresda dal 1802. Ingaggiato come cantante da camera e da chiesa dalla corte di quella città e in seguito dall’Opera Italiana, l’artista si esibirà fedelmente in terra tedesca per il resto della sua carriera. Degne di nota sono le sue interpretazioni nel “Sargino l’allievo dell’amore”, dramma eroicomico di F. Paer rappresentato il 26 maggio 1803 e nella “Betulla liberata” (Giuditta), dramma sacro di J.G. Naumann andato in scena il 13 aprile 1805. Il 3 ottobre 1807, nel Real Teatro di Sassonia, F. Sassaroli canta nella ”Artemisia” di D. Cimarosa.
Da questa data in poi l’artista limiterà la sua attività canora alle pagine sacre. Nel 1814 si esibisce in un “Miserere” di F. Morlacchi, coinvolgendo anche il fratello Germano Sassaroli. Tornato nuovamente all’opera nel 1817 si distingue nel “Tancredi” di Rossini, riprendendo il ruolo scritto per un gran contralto. Intorno al 1818 – 19 il maestro di cappella C.M. Weber scrive per lui l’offertorio “Gloria et Honore coronasti eum”, in cui il cantante sfrutta le affascinanti possibilità virtuosistiche del soprano. Nel 1819 F. Sassaroli canta in un concerto a Lipsia; nel 1822 si esibisce ancora a Dresda, in una cavatina corale a un concerto la cui prima parte era composta da sinfonie di Beethoven. Scaduto il 30 aprile 1820 il suo contratto di “cantore di chiesa”, F. Sassaroli chiede altri otto anni di servizio, che gli verranno concessi insieme a un’indennità.
Il 30 settembre 1728, all’età di 53 anni, l’artista si congeda dai suoi incarichi a Dresda.
Alcune note di Wagner su F. Sassaroli
Che a Wagner il nostro Filippo Sassaroli non fosse simpatico è risaputo. Lo dice apertamente il grande compositore tedesco nella sua autobiografia: “…spesso ci veniva a trovare il favoloso soprano Sassaroli (1): un uomo mostruoso, alto e panciuto, che mi terrorizzava con la sua voce acuta e femminile, con la sua volubilità sorprendente e con le sue risate continue e gracchianti”.
Si può capire l’effetto o l’impressione che poteva fare ad un adolescente – Wagner aveva poco più di 10 anni – la presenza di quest’uomo alto e grasso, dal viso imberbe generalmente pallido e cadente ma animato da un fuoco gentile. Probabilmente il giovane Wagner non ne accettava i gesti carezzevoli… E’ pur vero, come dirà C.M. von Weber in un commovente ritratto di Sassaroli, che “Il pover’uomo amava appassionatamente i bambini, che coccolava ogni volta che ne aveva l’occasione, con gli occhi pieni di lacrime. Il suo cuore nobile – continua Weber – nutriva odio solo per un essere, il suo padre crudele” (cui però non negherà un generoso compenso).
Germano Sassaroli (Filottrano 1778 – Dresda fra il 20 e il 30 maggio 1846), cantante basso e fratello di Filippo Sassaroli, dal 1794 al 1797 figura fra gli allievi del celebre compositore Stanislao Mattei. Al Carnevale del 1808 a Macerata, nel Teatro de’ Nobili, G. Sassaroli canta in “L’avaro” di F. Orlandi e nell’autunno dello stesso anno, al teatro La Fenice di Ancona, nel “Segreto” di G.S. Mayr. Si ricordano sue interpretazioni a Fermo, nella primavera del 1810, nella farsa per musica “L’amor coniugale” e a Senigallia, nella primavera del 1813, canta nelle tre opere “Teresa Wilck” di V. Pucitta, “I due vecchi burlati” di F. Orlandi e “Le lacrime di una vedova”.
Sempre nel 1813 partecipa, senza fortuna, al concorso per cantante basso del coro musicale della Basilica di Loreto. Probabilmente su suggerimento del fratello, il cantante si trasferirà in Germania. Dall’8 gennaio del 1816 fa parte dell’Opera Italiana sovvenzionata dalla corte di Dresda. Dal 1817 al 1818 passa alla musica lirica presso il Dipartimento Italiano del teatro di corte fino allo scioglimento dell’Opera Italiana nel 1832. G. Sassaroli canterà nel dramma semiserio “Agnese” (D. Germano e D. Pasquale) di F. Paer, nel “Miserere” di Morlacchi nel 1814 e ne “L’inganno felice” (Batone) di Rossini, rappresentato nel Real Teatro di Dresda il 3 gennaio 1818. Sempre a Dresda, il 27 maggio 1823 sposa la giovane Marianne Feller, figlia di Franz, lacchè di corte. Nel gennaio dei 1826, al Teatro Reale di Sassonia, Germano insieme al fratello Filippo cantano nella “Semiramide” e nella “Matilde di Shabran” di Rossini.
Nella biblioteca del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma è conservata la partitura di un “Magnificat” a quattro voci di G. Sassaroli.
Attilio Coltorti
• Le visite di F. Sassaroli e von Weber a casa Wagner non erano altro che incontri professionali che i due artisti intrattenevano con Klara (1807 – 1875), la sorella di Richard, precoce e dotata cantante.
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