Cronaca
Jesi Raid vandalico al Carotti, la Jesina: «Questo non è tifo, questo non è sport»
La Società prende posizione netta dopo gli imbrattamenti con vernice allo stadio: «Si può contestare, ma senza danneggiare ciò che appartiene alla comunità»
Jesi – La Jesina Calcio prende posizione dopo gli atti vandalici venuti alla luce domenica mattina allo stadio “Carotti” e lo fa con parole nette: «Questo non è tifo. Questo non è sport».
Nel comunicato diffuso dalla Società, il riferimento è a quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica, al termine della kermesse dedicata allo sport, la Notte Azzurra, quando muri, panchine dell’impianto, cabine destinate alla stampa, lo stesso manto erboso, hanno subito l’assalto di vandali che hanno imbrattato con vernice spray.

Non solo, da un armadietto è stato sottratto abbigliamento sportivo – calzoncini e magliette – destinato alla formazione Juniores, parte del quale poi rinvenuto nell’area dell’antistadio.

Un vero e proprio raid che ha sollevato indignazione da parte della città.
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La Jesina Calcio sottolinea come ad essere colpito sia stato proprio un bene pubblico.
«È stato deturpato un bene comunale, di tutti i cittadini, è stato danneggiato il campo da gioco, è stata violata la casa della Jesina».

Netta anche la volontà di distinguere quanto accaduto dal tifo.
«Gli autori di questi gesti non sono tifosi, sarebbe sbagliato definirli tali. Il tifo è passione, appartenenza, sostenere i propri colori. Vandalizzare, sporcare e rubare non ha nulla a che vedere con il tifo e con lo sport».
Una posizione che si affianca a quella già espressa dal gruppo organizzato degli ultrà “Eppure il Vento Soffia Ancora”, che aveva a sua volta preso le distanze dall’episodio: «Come gruppo prendiamo le distanze dalle scritte apparse dentro lo stadio Carotti. Nella nostra protesta ci abbiamo sempre messo la faccia, firmando ogni cosa».
Per quanto accaduto Comune di Jesi e Jesina Calcio procederanno con una denuncia, mentre gli accertamenti sono affidati alla Polizia.
A scoprire i danneggiamenti, intorno alle 6.30 di domenica, era stato il magazziniere della Società, arrivato allo stadio in vista del debutto casalingo dei leoncelli. Le scritte erano presenti in diversi punti della struttura e anche sul terreno di gioco.
Sul posto sono intervenute Polizia di Stato e Polizia Locale, mentre per i rilievi è arrivata anche la Scientifica da Ancona. Da un armadietto risultavano mancanti 14 magliette su 18 e 11 pantaloncini su 18. Sei maglie sono state successivamente recuperate nei giardini dell’antistadio, dove sono state rinvenute anche alcune bombolette spray.

Lo stadio era stato chiuso poco dopo la mezzanotte, al termine della Notte Azzurra dello Sport, e fino a quel momento non erano state riscontrate anomalie. Durante la manifestazione era rimasto accessibile l’ingresso normalmente utilizzato da giocatori, staff e collaboratori, per consentire al numeroso pubblico di utilizzare i servizi igienici sotto la tribuna.
La Società torna poi sul rapporto con la tifoseria, ribadendo che il dissenso può essere espresso senza trasformarsi in danneggiamento: «Si può contestare, non essere d’accordo sulle scelte societarie, ma si dovrebbero sempre amare i propri colori senza calpestare o danneggiare ciò che appartiene alla comunità».
La Jesina si dice infine disponibile al confronto «con i gruppi organizzati e con tutti coloro che desiderino un dialogo serio, civile e costruttivo», con l’obiettivo di superare questa fase e riportare al centro il bene della squadra e della città.
«Jesi, la Jesina e lo sport meritano di meglio».
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