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Fabriano “Quando tornano gli dèi”: la Lazio nel nuovo libro di Alessandro Moscè

Il racconto di 50 anni di storia del Club biancoceleste tra miti sportivi, memoria e riferimenti letterari, trasformando il calcio in pura poesia e racconto epico

Fabriano – Il calcio che diventa poesia, narrazione epica e intensa: questo il cuore del nuovo libro del poeta e narratore fabrianese Alessandro Moscè.

La nuova fatica dello scrittore si intitolaQuando tornano gli dèi. La poetica della Lazio” (pubblicato da Avagliano Editore, 196 pagine e 16 euro), ed è un volume coinvolgente e ricco di passione che attraversa e racconta cinquant’anni di storia biancoceleste intrecciando memoria individuale e fenomeno sociale, dagli anni di piombo del decennio Settanta fino al boom economico degli Ottanta. Per l’autore il calcio è stile, mitopoiesi e forma, in una parola: poesia.

Il libro supera schemi, statistiche e tattica per farsi linguaggio dell’anima e affresco palpitante suddiviso in brevi capitoli. È un’opera popolata da una vasta platea di riferimenti letterari — da Novalis, Foscolo e Shakespeare fino a Pasolini, Sereni, Raboni e Bevilacqua — in cui il pallone si configura, come diceva Pasolini, come l’ultima rappresentazione sacra dei nostri tempi.

Moscè ridà vita ai protagonisti che hanno segnato la storia del Club. Tra i campioni immortali spiccano Giorgio Chinaglia, Giuseppe Wilson, Luciano Re Cecconi, Vincenzo D’Amico, Bruno Giordano, fino ai più recenti Giuseppe Signori, Sinisa Mihajlovic, Roberto Mancini e Miroslav Klose. Accanto a loro trovano spazio anche i comprimari e i gregari (come Badiani, Batista, Agostinelli, Masuzzo), indispensabili per la costruzione del mito.

Non mancano gli aneddoti legati ai colleghi e scrittori di fede laziale, tra cui Franco Cordelli, Marco Lodoli, Aurelio Picca ed Emanuele Trevi, così come un omaggio al padre del giornalismo sportivo Gianni Brera, con i suoi neologismi e la sua idea di gioco. La cornice d’eccezione è Roma, la città eterna, colta tra lo Stadio Olimpico, via Flaminia, Ponte Milvio e il Tevere, affiancata dai ricordi legati alle radioline a transistor e alle voci inconfondibili di “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Tra le pagine affiorano con forza le vicende della Lazio del primo scudetto del 1974 guidata da Maestrelli e trascinata dal carisma travolgente di Long John Chinaglia, ritratto nella sua iconica irruenza da gladiatore.

Infine, il testo propone un confronto tra due ere societarie opposte: da un lato l’opulenza di Sergio Cragnotti, artefice del tricolore del 2000, dall’altro il decisionismo autarchico e conservatore dell’attuale presidente Claudio Lotito, figura controversa la cui gestione viene analizzata attraverso la lente di una consapevolezza personale e arbitraria.

In questo viaggio tra infanzia, passione ed epica sportiva, la poetica biancoceleste diventa uno strumento ideale per interpretare il tempo e la realtà.

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