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Jesi Vite ai margini, l’inclusione sociale passa per la formazione e il lavoro
Presentato da Caritas il progetto Re.a.l.t.a. un percorso di 24 mesi per costruire nuove opportunità di integrazione che coinvolgerà 120 persone selezionate tra le fasce più deboli dell’utenza
Jesi – Dalla presa in carico alla formazione, fino ad ottenere un lavoro, al via il progetto Reti attive per il lavoro la trasformazione e l’autonomia (Re.a.l.t.a.) promosso dalla Fondazione Centro Servizi Caritas Jesina Padre Oscar insieme ad enti, cooperative e realtà del territorio, possibile grazie al Bando Fondazione Cariverona – Lavoro e Inclusione 2025, di cui la Caritas è capofila.
Un percorso di 24 mesi per costruire nuove opportunità di formazione e inserimento lavorativo, che coinvolgerà 120 persone selezionate tra le fasce più deboli dell’utenza da Asp Ambito 9 e Caritas, l’obiettivo: creare una rete territoriale capace di accompagnare concretamente le persone in condizioni di svantaggio verso il lavoro e l’autonomia. Ieri la presentazione del progetto presso la sede Caritas di Viale Papa Giovanni XXIII.
«Il progetto si inserisce in quella distanza che separa le persone svantaggiate dalla ricerca di un lavoro, vuole creare una rete basata sulla collaborazione tra le realtà no profit e profit del territorio per studiare percorsi di formazione e lavorativi, cuciti sulle esigenze delle aziende e sulle capacità degli utenti coinvolti che spesso non hanno competenze lavorative specifiche o, se le hanno, sono a un passo dal trovare lavoro ma necessitano di un percorso di accompagnamento per ottenerlo», ha spiegato Gabriele Galdelli di Caritas.

«Coinvolgeremo 120 persone svantaggiate da individuare tra i nostri utenti e quelli di Asp Ambito 9 – persone con lavoro povero o precario e discontinuo, donne uscite dal mercato del lavoro per difficoltà legate alla conciliazione tra lavoro e famiglia, donne sole con figli minori, persone straniere e persone con procedimenti penali in corso – una ventina provengono dalle fasce di grave marginalità, in condizioni di fragilità, di dipendenza o con doppia diagnosi di dipendenza e problemi psichici. Li aiuteremo a reinserirsi nella società, attraverso i due pilastri dell’integrazione, la casa e il lavoro».
Si tratta di persone nelle quali le difficoltà possono riguardare contemporaneamente la dimensione economica, sociale, sanitaria e abitativa. Sono comprese, tra le altre, persone senza dimora, accolte in progetti di Ousing First, persone con dipendenze patologiche, con problemi di salute mentale, che vivono condizioni di grave disagio economico ed emarginazione sociale, richiedenti asilo alla ricerca di lavoro e alloggio e persone in attesa di regolarizzazione.
La collaborazione con le Cooperative Odos, Iperico, Orto del Sorriso e Vallesina Aiuta permetterà di proporre agli utenti coinvolti nel progetto percorsi di formazione, laboratori e tirocini sociali in azienda finalizzati ad apprendere le competenze ad hoc richieste dall’azienda per poi valutare il successivo inserimento lavorativo, come ha raccontato da Laura Berrettini di Odos.

«Coinvolgeremo i ragazzi difficili per farli reinserire nel mondo del lavoro – ha spiegato Matteo Donati di Orto del Sorriso – ragazzi smarriti che cercheremo di accompagnare, seguendo il modello di Iperico che prevede un accompagnamento scientifico con il supporto di psicologhe che lavoreranno su percorsi personalizzati».
In partenza i corsi di formazione con Odos sul benessere nei luoghi di lavoro, di sartoria, riparazione e riciclo di oggetti e piccoli elettrodomestici in collaborazione con l’Orto del Sorriso e un corso sulle Competenze per la figura disability manager. Tra i laboratori proposti da Orto del Sorriso quello di cucina, di agricoltura e di manutenzione del verde.
Mentre tra le realtà profit, la prima azienda che ha aderito al progetto e accoglierà l’utenza per i tirocini sociali è Baldi Carni. La supervisione valutativa sarà affidata al Crismat – Centro di ricerca e servizi interdipartimentale per le innovazioni e le metodologie applicate al terzo settore, dell’Università Politecnica delle Marche.
«Il cuore di Re.a.l.t.a. sarà rappresentato dai percorsi individualizzati di orientamento, formazione e accompagnamento all’inclusione lavorativa. Ogni persona sarà accompagnata da un‘équipe di professionisti attraverso un percorso costruito sulle proprie caratteristiche e necessità, con attività di ascolto, orientamento, tutoraggio, mediazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo», ha spiegato Pina Masella di Asp9.
Sono previsti, quindi, laboratori per lo sviluppo delle soft skills, laboratori professionalizzanti, corsi di formazione, tirocini di inclusione sociale e tirocini professionali, oltre all’erogazione di sussidi economici e forme di supporto alla mobilità e alla logistica. Sarà prevista anche l’attivazione di uno sportello informativo presso la sede Caritas.
«L’obiettivo è introdurre nella rete tante imprese del territorio che grazie ai tirocini sociali e ai nostri percorsi di accompagnamento, potranno conoscere e formare le persone in base alle esigenze aziendali e costruire con loro una professionalità finalizzata alla creazione di un rapporto di lavoro duraturo», hanno spiegato Gabriele Galdelli e Pina Masella.
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