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Jesi La Macina al balcone, il concerto che ha incantato il tramonto

Menù composto da 56 canzoni che il pubblico raccolto nella platea di Piazza Ghislieri poteva “ordinare”, una perla in questo 40° Monsano Folk Festival

Jesi – Anni fa una canzone domandava, forse ai più giovani, “Chiedi chi erano i Beatles”, ed era stata scritta da Roversi (testo) Curreri (musica) Dalla (arrangiamenti).

Noi non dobbiamo per forza ricordare i meravigliosi quattro per quel concerto a Savile Row, sul tetto in mezzo al freddo, nell’anno 1969. Perché anche La Macina e Gastone Pietrucci si sono affacciati nel sabato sera di ieri, 16 agosto, alle 19 in punto, dal balcone in Piazza Ghislieri, con il Palazzo della Signoria a fianco e intorno altre meraviglie architettoniche, ma non creiamo paragoni.

In mezzo a un caldo torrido, hanno presentato (e non è la prima volta) nel loro Concerto al tramonto, intitolato “La Macina al balcone”, il loro “Menù concerto à la carte”, un modo simpatico anche se ultra faticoso, di consolidare il loro rapporto col pubblico in piedi che guardava in alto e che, ecco l’ingegno, richiedeva una canzone che lo stesso pubblico sceglieva sul menù, chiamiamolo così, che spaziava fra 56 canzoni che iniziavano, come un buon pranzo … luculliano, dagli antipasti per finire con l’ammazzacaffè.

I numerosissimi affezionati hanno capito realmente cosa è La Macina, certo Gastone Pietrucci, la cui voce che non è cambiata mai, con il suo colore ed il suo timbro unici, ovviamente Adriano Taborro alla chitarra e al mandolino, Marco Gigli, alla chitarra e voce, Roberto Picchio alla fisarmonica, Marco Tarantelli al contrabbasso, Giorgio Cellinese coordinatore e anima degli eventi.

A un certo punto, dopo aver stravolto il menù e aver proposto in apertura l’ineguagliabile “Bella sei nata femmina”, dedicata a Valeria Moriconi, anima di teatro e voce di universi, il balcone chiedeva: “Cosa volete che cantiamo?” e voci si spandevano dalla cosiddetta platea.

Un girare veloce le pagine del copione e spartito e voilà, come un bel jukebox che si rispetti, la volontà popolare era esaudita. Un lavoro immenso, un appuntamento da non perdere, una perla in questo 40esimo Monsano Folk Festival, ma soprattutto, se scorrerete i titoli delle canzoni, vedrete che propongono puro canto popolare a fianco di stornelli, testi licenziosi, canti religiosi e di questua, canti d’amore e di lavoro.

Ho passato un po’ di tempo anche prima dell’inizio del concerto, quando sul balcone i nostri amici provavano i loro pezzi, dei quali hanno eseguito senz’altro l’anima che li ha fatti nascere.

E’ stato un salto nel back stage, arricchito anche dalla presenza, per salutare gli amici e poi, chissà cos’altro, del musicista Marco Poeta. Del retropalco c’era la stessa tensione che trovi a teatro, prima di entrare in scena. Solo che qui i nostri amici si sono esibiti fra piante e profumi che si mescolavano con l’atmosfera magica che il concerto regala.

Successo, applausi e giovani che ballavano e battevano il ritmo. Non c’era distanza fra la piazzetta e il balcone: sembrava di stare tutti insieme. Ed il Festival continua…    

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