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Jesi Musei civici gratuiti per gli jesini: le prime 600 firme arrivano in Comune

Ogni prima domenica del mese, Federico Pace: «Non è una semplice proposta teorica ma il segno di un bisogno reale, la cultura non è un bene accessorio»

Jesi – Con il protocollo nr 71766 del 29 ottobre scorso sono entrate in Comune le prime 600 firme che chiedono in via definitiva l’accesso gratuito ai Musei Civici per i residenti ogni prima domenica del mese.

Un piccolo, grande passo in avanti per la battaglia che Federico Pace, storico dell’arte jesino nonché promotore della petizione, porta avanti dal 2023 nel tentativo di valorizzare il nostro patrimonio artistico e di renderlo accessibile a tutti, allineando la città di Jesi alle scelte attualmente in vigore in tutti i musei statali e nella maggioranza dei Comuni italiani.

«Si tratta – spiega lui – di una vera e propria operazione di democratizzazione. Significa rinunciare a poche centinaia di euro l’anno che non riescono comunque a coprire la totalità delle spese, per dare a tutti la possibilità di accedere al patrimonio civico».

L’idea della raccolta firme nasce dopo la decisione della Giunta di sospendere per il 2024 la sperimentazione che aveva predisposto, da aprile a dicembre dell’anno scorso, l’ingresso gratuito per i residenti al museo Archeologico, alla Pinacoteca e alla Galleria d’Arte Moderna ogni prima domenica del mese. Iniziativa che era stato lo stesso Pace a portare in Comune e alla quale la cittadinanza aveva risposto con entusiasmo, testimoniano i tanti ingressi registrati.

A inizio 2024, invece, le aperture straordinarie erano state approvate per il solo museo delle Arti della stampa di via Valle. Una mossa, questa, che ha lasciato un po’ di amaro in bocca in quanti avevano intravisto in quella sperimentazione, i prodromi di un cambio di passo.

«Il mio non è un attacco – spiega Federico – ma un invito diretto tanto alla maggioranza quanto all’opposizione a riflettere sul nostro modo di concepire il museo, affinché questa città diventi più virtuosa e lungimirante».

«Garantire l’ingresso gratuito ai nostri cittadini significa coltivare in loro il senso di appartenenza, accrescere la conoscenza della nostra storia e delle nostre radici e favorire la partecipazione collettiva alla vita culturale della città».

Quella che ad alcuni sembra un’utopia, in molte realtà italiane è già da tempo una realtà. A chi gli domandava se la gratuità non equivalesse a svendere tanta bellezza, James Bradburne – dal 2015 al 2024 direttore generale della Pinacoteca di Brera e dell’annessa Biblioteca Braidense – rispondeva:

«Accade già in molti Paesi. Lo so che in Italia ci sono abitudini diverse. Ma le abitudini si cambiano. Io ho una visione: i musei sono dei cittadini che li mantengono pagando le tasse. Quindi è giusto – un loro diritto – usufruirne liberamente anche solo per pochi minuti, anche solo per vedere una singola opera. Rendere gratuito l’accesso a un museo significa cambiare il modo di fruizione del museo e dell’opera d’arte. I mancati introiti potrebbero essere integrati da uno o alcuni sponsor privati».

Se riconosciamo il valore formativo della cultura scritta perché non farlo anche con quella visiva?

«La gratuità dei musei – sottolinea Federico – non è una semplice proposta teorica: la partecipazione in massa le prime domeniche del mese del 2023 e le firme di 600 cittadini sono il segno di un bisogno e desiderio reale».

Al centro della question time dello scorso Consiglio comunale anche la proposta di istituire, di anno in anno, un fondo culturale comunale destinato all’acquisizione di nuove opere d’arte in aste pubbliche o collezioni private. Una risorsa strategica, spiega Federico, per arricchire e diversificare le collezioni dei musei civici aumentando l’attrattiva e il prestigio della città e infondendo nuova linfa alle collezioni rimaste statiche da oltre 15 anni.

«La cultura – ha proseguito – non è un bene accessorio bensì un investimento permanente per la comunità e per le generazioni future. Come potremmo avere oggi una Sacra Famiglia del Pomarancio dentro Palazzo Pianetti, se non ci fossero stati i nostri antenati? O queste opere di Lorenzo Daretti che vedete qui esposte?».

Che sia possibile e che si tratti più di volontà che di disponibilità economiche lo dimostrano Comuni a noi limitrofi come quello di Camerano – solo 7mila abitanti – che nella primavera scorsa ha acquistato una Flora dell’artista Carlo Maratta a un prezzo di 15.000 euro. O il Comune di Perugia, che ha investito ben 847.000 euro per l’acquisto di due opere di Pietro Perugino, stimando che con un’esposizione di soli due anni, la cifra spesa sarebbe stata ampiamente recuperata.

«Tutto in movimento» – la replica dell’assessore alla cultura Luca Brecciaroli che ha ricordato, durante il confronto aperto in Consiglio comunale, il recente acquisto di un’opera del defunto artista cuprense Luigi Bartolini. Allo stato dei fatti, però, risulterebbe che nella primavera di quest’anno l’Amministrazione era stata contattata invano per una donazione di oltre 20 opere dello stesso Bartolini che un privato cittadino avrebbe voluto destinare al museo jesino.

Un errore che nel futuro prossimo non può ripetersi perché l’arte e la cultura – dovremmo ricordarcelo come facevano i nostri antenati – sono il nostro petrolio e ogni occasione persa è un danno inferto alla città di oggi e, soprattutto, a quella di domani.  

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