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Jesi Nuova opera di Carlo Cecchi arricchisce il nostro patrimonio artistico – Video
Il dono del Maestro in occasione delle Giornate Fai dedicate alla scoperta o riscoperta culturale di alcune meraviglie locali
Jesi – “In amor le parole non contano, conta la musica”, cantava Roberto Benigni nella straordinaria canzone scritta insieme a Nicola Piovani.
Potremmo prendere a prestito questo brano musicale e dire che per il Fai Gruppo Jesi e Vallesina le due giornate dedicate alla scoperta o riscoperta culturale di alcune nostre meraviglie, quello che è contato è stato il risultato, con l’apertura delle porte e dei portoni a Palazzo Ripanti Vecchio, con visita allo studio e performance del pittore Carlo Cecchi, e alla Fornace a Moie.

Jesi ha visto sfilare 1.820 visitatori, Moie 560, con l’emissione di molte nuove tessere. Un fine settimana delizioso per la nostra cultura. E per tutti gli operatori che hanno dato il massimo in una due giorni che non poteva ammettere sbavature.
Con il maestro Carlo Cecchi abbiamo una lunga amicizia, decenni, per cui sarebbe forse meglio che neppure scrivessi queste note, altrimenti qualcuno mi potrebbe chiamare il partigiano Johnny, perché potrebbe dire che sono di parte.

Ma invece Carlo, prima di concederci l’intervista in cui racconta dal suo studio il rapporto che lo lega al Fai e perché gli abbia donato una sua grande opera, frutto di una performance di fronte a un pubblico che assisteva, con accompagnamento musicale, arricchendo la città federiciana di un ulteriore tesoro, ci ha detto fuori onda: «I beni culturali sono realmente gli artisti, e Carmelo Bene insisteva, quando lo abbiamo conosciuto insieme, nel dire che per esserlo bisogna essere capolavori».

«Di artisti ne ho conosciuti tanti, ma di veri artisti, di veri capolavori, ce ne sono pochi. L’arte è la pratica dell’impossibile, altrimenti sei un semplice operatore estetico e basta».
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