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Cronaca

JESI / RICORDATO L’ECCIDIO DI VIA MONTECAPPONE

Riccardo Ciampichetti

JESI, 20 giugno 2017 – Erano tantissimi, nel tardo pomeriggio di oggi, i cittadini, le autorità, i rappresentanti della forze dell’ordine e delle Associazioni combattentistiche e d’arma, oltre ai vertici dell’Anpi, coloro che hanno voluto assistere alla cerimonia di ricordo del 73° anniversario dell’eccidio di via Montecappone che costò la vita a cinque giovani jesini e a due loro coetanei carabinieri per mano dei nazifascisti.

Puntuali come da programma i partecipanti, preceduti dal Sindaco, Massimo Bacci, dal Gonfalone e dai rappresentanti della polizia locale ha percorso la breve discesa che porta alla rustica scalinata al termine della quale si trova lo slargo dove, anni addietro, fu realizzato un monumento a ricordo dei caduti nel luogo dove avvenne l’eccidio. Due giovani donne appartenenti all’Anpi hanno sistemato una corona d’alloro davanti al cippo che ricorda la tragedia, corona che poi è stata ufficialmente posata dal Primo Cittadino.

 

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Molto breve il discorso di Bacci che ha ringraziato l’Anpi per l’organizzazione ed i presenti per la partecipazione, passando poi il microfono a Riccardo Ciampichetti, uno studente liceale che ha portato le conoscenze sui fatti accaduti apprese negli ultimi tempi.

Ciampichetti ha raccontato per sommi capi l’evento accaduto il 20 giugno del 1944, di come quei sette giovani siano stati scelti tra la trentina di fermati dalle truppe di occupazione tedesca e dai fascisti. Un intervento ricco di emozione, quello di Ciampichetti, che ha suscitato un caloroso applauso da parte dei presenti.

E’ stato ancora lo stesso Sindaco a presentare il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti; questi, in un certo senso, ha completato il racconto del liceale facendo nome e cognome della presunta spia che avrebbe condizionato la scelta delle vittime tra il gruppo di arrestati. Secondo Manconi si tratterebbe di tale Adriana Barocci, fabrianese con sospetti trascorsi di donna facile. Il Senatore ha anche ringraziato il Sindaco e l’Anpi per l’invito giustificando la sua presenza con la volontà di “onorare i familiari delle vittime”. Ad un certo punto , secondo molti, il Senatore è uscito fuori dal tema della serata incamminandosi in un discorso mirato più al politico che alla realtà dei fatti accaduti 73 anni or sono; ha parlato a lungo, infatti, sul caso Reggeni, il giovane italiano trucidato in Egitto, collegandolo al fatto che il Governo Italiano, pur avendo ratificato il trattato internazionale sulla tortura già fin dal 1988, a tutt’oggi non comprende nel suo regolamento legislativo questo obbrobrio. “Sul caso Reggeni – ha detto Manconi – lo Stato non si è dimostrato all’altezza; siamo stati deboli con l’Egitto perché ancora non è stata varata la legge sulla tortura”. Alla fine dell’intervento è ritornato a richiamare l’attenzione dei presenti sulle famiglie degli jesini Armando e Luigi Angeloni (25 e 18 anni), Francesco Cecchi  e Alfredo Santinelli (entrambi 18 anni), Mario saveri di 23 anni e sui due carabinieri siciliani Enzo carboni e Calogero Grasceffo, entrambi ventenni.

(sedulio.brazzini@qdmnotizie.it)

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