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Cronaca

Jesi Sherry, il cagnolino meticcio predato dal lupo

Nella zona di via Santa Lucia, il proprietario: «Non posso tenere i miei cani chiusi in casa per sempre, non sarebbe vita per loro, ma nemmeno voglio vederli morire così»

Jesi – Una scena straziante, che mai avrebbe voluto vedere. Il suo piccolo Sherry, un meticcio di soli due anni, è stato la preda di un lupo, lunedì sera, a pochi passi da casa.

«Si stava facendo buio, ero nella capanna sotto casa a lavorare e i miei cagnolini erano con me. Non avrei mai immaginato che i lupi potessero avvicinarsi così tanto. Vivo in campagna da anni, ho visto caprioli, volpi e istrici attraversare la strada, ma mai un lupo così vicino», racconta ancora sotto shock il proprietario.

La zona in cui è avvenuto l’attacco è quella attraversata da via Santa Lucia – che è quella del cimitero monumentale di Jesi – che attraversa il territorio tra Jesi e Monsano (foto in primo piano). Un zona di campagna tranquilla.

«Ho sentito guaiti strazianti e ho visto gli altri tre cani rimanere immobili, con il pelo dritto, abbaiando terrorizzati. Ho urlato anch’io, ma era troppo tardi. Il lupo aveva già azzannato il mio cane e l’aveva portato via. Sherry aveva il suo collarino con la medaglietta, il mio numero inciso sopra. Era parte della mia famiglia», racconta l’uomo con la voce rotta dall’emozione.

All’alba, nella speranza di ritrovarlo, ha perlustrato i dintorni, ma l’unica traccia rimasta erano le impronte nel terreno. «La mia cagnolina le ha fiutate subito», aggiunge con amarezza.

Oltre al dolore per la perdita, cresce l’inquietudine per il futuro.

«Non ho nulla contro i lupi, hanno diritto di esistere, ma devono restare nel loro habitat, dove possono cacciare prede selvatiche come cinghiali e lepri, non i nostri animali domestici», afferma, timoroso che episodi simili possano ripetersi.

Non si tratta di un caso isolato: «So che non bisogna lasciare il cane fuori la sera per evitare che diventi una facile preda, ma non posso tenere i miei cani sempre chiusi in casa, non sarebbe vita per loro. Ma nemmeno voglio vederli morire così. Se il lupo è protetto, chi protegge noi e loro?».

L’apprensione tra i residenti cresce e molti chiedono interventi concreti. «Ci dicono di non creare allarmismo, ma qualcuno deve fare qualcosa! Qual è la soluzione giusta?», si domanda l’uomo.

Si riapre il dibattito sulla convivenza tra uomo e il predatore. Alcuni avanzano proposte, come quella di una selezione controllata, altri ipotizzano soluzioni alternative.

«In America, per evitare che gli orsi scendano nei centri abitati, gli portano cibo nelle loro zone. Non si potrebbe fare lo stesso con i lupi? Se si conosce il loro territorio, si potrebbe evitare che si avvicinino alle case».

Siamo davvero noi in pericolo o, piuttosto, sono i lupi a cercare di adattarsi a un ambiente che stiamo trasformando? Laddove una volta regnavano pace e natura, oggi sorgono motoraduni, rave party e concerti. Per noi sono svaghi, per loro una minaccia. Forse è tempo di trovare un nuovo equilibrio, perché ogni creatura possa riprendersi il proprio spazio.

(foto in primo piano, la zona dove è avvenuta l’aggressione)

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