Opinioni
Jesi Terapia Intensiva al “Carlo Urbani”: «Isola di umanità e professionalità»
«Sono stati più di un reparto ospedaliero: sono stati una famiglia, una presenza costante, attenta, rispettosa e profondamente umana», il commosso ringraziamento di una figlia dopo la scomparsa del padre
Jesi – Nel momento più difficile della nostra vita, quando ogni parola sembra inadeguata e il dolore troppo grande per essere espresso, sentiamo il bisogno profondo di dire grazie.
Un grazie sincero, commosso, che parte dal cuore e va dritto a chi, ogni giorno, lavora nell’ombra con dedizione, competenza e umanità: l’equipe medica di Terapia Intensiva dell’ospedale di Jesi.
Mio padre Domenico Esposito ci ha lasciati e il vuoto che ha lasciato in noi è immenso. Ma in mezzo a questa perdita, abbiamo trovato un’isola di umanità e professionalità che non dimenticheremo mai. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari che lo hanno seguito nei suoi ultimi giorni sono stati più di un reparto ospedaliero: sono stati una famiglia, una presenza costante, attenta, rispettosa e profondamente umana.
In Terapia Intensiva si combatte ogni giorno tra la vita e la morte. Lo si fa con una lucidità chirurgica, certo, ma anche con un cuore che non smette di battere per ogni paziente. Abbiamo visto nei loro occhi la fatica, ma anche la speranza; abbiamo ascoltato parole misurate, mai vuote, sempre vere. E nel rispetto del nostro dolore, abbiamo trovato conforto.
Questa lettera è per ringraziarvi. Per ringraziarvi non solo per le cure, ma per lo sguardo gentile, per la mano posata con delicatezza, per ogni spiegazione data con pazienza, per ogni silenzio condiviso nei momenti più duri. Non ci sono gesti piccoli quando si parla di umanità: ogni attenzione, ogni parola è stata per noi un balsamo.
La professionalità è un dovere, l’empatia è una scelta. Voi le avete incarnate entrambe, in un equilibrio raro e prezioso. In un mondo che spesso dimentica il valore del lavoro silenzioso, vogliamo ricordare a tutti che dietro ogni camice c’è un’anima, e dietro ogni macchina che monitora la vita c’è un cuore che batte anche per chi sta soffrendo.
A nome mio, della mia famiglia, e – ne siamo certi – anche di mio padre, grazie.
Grazie per non averlo mai fatto sentire solo. Grazie per aver fatto tutto ciò che era possibile. Grazie per esserci stati, soprattutto grazie alla dottoressa Iorio e al direttore della terapia intensiva Tonino Bernacconi che con le lacrime agli occhi ci ha accompagnato fino all’ultimo respiro del mio papà.
Con immensa gratitudine,
Maica Esposito e famiglia
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