Attualità
Regione «Il nuovo Piano di Fabbisogno va cambiato»
Diciannove organizzazioni, tra cui Gruppo Solidarietà di Moie e Fondazione Gabriele Cardinaletti di Jesi, firmano un appello per chiedere che venga garantita alle persone la possibilità di scelta
Ancona – Nelle ultime settimane, a più riprese, la Regione Marche ha annunciato l’imminente uscita del nuovo Piano di Fabbisogno, in sostituzione di quello del 2017.
Il Piano andrà a definire la nuova offerta, autorizzabile e convenzionabile, di servizi diurni e residenziali rivolti a persone che necessitano di interventi sociosanitari (disabilità, demenze, anziani non autosufficienti, salute mentale, dipendenze).
Una programmazione ancora centrata sulle strutture. Non conosciamo ancora sulla base di quali dati sia stato definito il nuovo fabbisogno. L’unico elemento evidente è che la risposta continua a concentrarsi sostanzialmente su modelli residenziali (strutture e posti letto) e non abitativi (case) e dall’assenza di qualsiasi forma di potenziamento di sostegno alla domiciliarità. Il principio della possibilità di scelta e di autodeterminazione delle persone esula dal percorso programmatorio regionale, così come il potenziamento di quei modelli abitativi, nei quali la casa non è solo un luogo, ma parte integrante del sostegno alla persona.
L’offerta, che è finanziabile, è costruita avendo come esclusivo riferimento la centralità delle strutture, costruite sul modello obsoleto (requisiti emanati nel 2020 che ricalcano e in alcuni casi peggiorano quelli dei primi anni 2000) dei grandi contenitori indifferenziati.
Il diritto a scegliere come vivere
Il progetto di vita e la sua centralità introdotto dalla riforma disabilità deve riguardare non solo le persone con disabilità, ma ogni essere umano che ha necessità di sostegni. L’obiettivo è dunque il superamento di proposte standardizzate aventi come modello le strutture, a favore di sostegni personalizzati, nei quali la persona possa scegliere dove e con chi vivere.
I servizi, impropriamente, definiti innovativi e dei quali spesso ci si fa vanto, per il solo merito di essere costruiti sulle espresse esigenze delle persone, sono considerati alla stregua di riserve, riguardanti uno sparuto gruppo di persone.
Diciannove organizzazioni, tra le quali il Gruppo Solidarietà di Moie e la Fondazione Gabriele Cardinaletti di Jesi, chiedono alla Regione Marche un immediato cambio di impostazione e di prospettiva evitando di reiterare modelli che richiamano a un passato che deve essere urgentemente superato.
Viene rifiutata l’idea che le mutate esigenze delle persone e le conseguenti richieste di sostegni transitino attraverso modelli che non rispecchiano le scelte delle persone. La risposta ai bisogni non può essere automaticamente un nuovo posto letto. Deve essere, prima di tutto, una possibilità di vita.
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