Cronaca
Cerreto d’Esi Vertenza Electrolux, oltre 300 lavoratori in marcia contro la chiusura del sito
Delegazioni da tutta Italia per il corteo del 15 settembre: i sindacati Fim-Fiom-Uilm chiedono interventi concreti alla politica per bloccare oltre 1.400 esuberi e difendere il futuro dell’industria.
Cerreto d’Esi – Sette pullman provenienti dai territori di Solaro, Porcia, Treviso/Veneto e Forlì, una presenza stimata di oltre 300 lavoratori di Electrolux a Cerreto d’Esi domani, martedì 15 settembre, per una grande manifestazione nazionale indetta per ribadire la contrarietà al piano della multinazionale svedese che prevede oltre 1.400 esuberi in tutta Italia, compresi i 170 dipendenti del sito cerretese.
Il corteo partirà dalle ore 11 dal centro di Cerreto (zona piazza Lippera) e terminerà proprio ai cancelli della fabbrica che la multinazionale svedese ha dichiarato di voler chiudere. I pullman faranno scendere le persone nella zona di Piazza Caraffa e raggiungeranno a piedi Piazza Lippera, dove è previsto il concentramento dalle ore 10.30.
Le automobili delle delegazioni del territorio di Ancona e delle delegazioni delle Marche parcheggeranno nella zona del mercato di Piazza Caraffa, intorno alle mura del castello e nei pressi della stazione. Alla fine della manifestazione, previsto per le ore 14, le persone arrivate da con i pullman si recheranno presso il parcheggio del PalaChemiba.
«Noi – si legge nella nota unitaria dei sindacati di categoria Fim-Fiom-Uilm – vogliamo discutere di come si tutela il lavoro, come si mettono in sicurezza i settori strategici dell’industria e di come si costruisce insieme una prospettiva, no di come si smantella uno dei più importanti gruppi industriali del paese». Un forte appello all’unità rivolto a tutti per «sostenere la grande lotta di cui ci stiamo facendo carico, per il nostro futuro ma anche per quello del lavoro in generale: chiediamo alla politica, oltre alla solidarietà, azioni concrete per aiutarci a fermare Electrolux e per rilanciare tutta l’industria italiana, per non condannarci ad un futuro di precarietà e di povertà a cui invece, le logiche predatorie delle Multinazionali, ci vogliono costringere».
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