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Genga Il capriolo ucciso era stato investito

L’animale era stato rinvenuto privo di vita lo scorso mese di maggio lungo la provinciale 22

Genga – Il Cras Marche ha reso noto l’esame necroscopico effettuato su un capriolo rinvenuto morto lo scorso 12 maggio 2024 in località Colleponi di Genga.

L’animale è deceduto a causa di una collisione stradale. Non sono state evidenziate ferite da armi da fuoco, pertanto è esclusa la causa riconducibile a attività di bracconaggio.

«Nei quotidiani e nei siti on line – spiegano in una nota i Carabinieri Forestali –  era stata diffusa una nota stampa che attribuiva la morte dell’esemplare a sospetta attività di bracconaggio, in un’area nella quale episodi del genere risultavano in preoccupante incremento. Tale affermazione veniva supportata citando due episodi di bracconaggio a danno di due esemplari di lupo, avvenuti nel 2022, dei quali uno avvenuto lungo la SP14 tra Arcevia e Serra San Quirico, dove un lupo colpito da un proiettile al torace era finito agonizzante in mezzo alla strada ed investito. Mentre pochi mesi prima un esemplare della stessa specie, dotato di radiocollare, era stato trovato senza vita lungo la SS Arceviese, strozzato da un laccio per catturare illegalmente cinghiali».

Il lupo investito lungo la SP14 tra Arcevia e Serra San Quirico risultava, anche in quel caso, morto per investimento stradale senza rinvenire sulla carcassa alcuna evidenza di segni di arma da fuoco, e quindi di bracconaggio.

Veniva invece confermata l’ipotesi di bracconaggio nel caso del lupo con radiocollare rinvenuto in un laccio per catturare cinghiali nel gennaio 2022.

In quel caso i Carabinieri Forestali del Nucleo di Arcevia avevano indagato e individuato il responsabile dell’uccisione, un cittadino residente ad Arcevia, a carico del quale venivano eseguite attività di perquisizione e sequestro di trappole simili a quelle che avevano ucciso il lupo oltre a numerose porzioni di carne di cinghiale detenute senza alcun titolo.

L’uomo era stato poi denunciato alla procura della Repubblica di Ancona. Il processo si è poi concluso con patteggiamento nel marzo dell’anno 2023. A suo carico 6 mesi di reclusione e 300 euro di multa, con anche il risarcimento delle parti civili, in questo caso il WWF Italia.

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