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Docufilm Le Balette Jesine, riprese in città di un viaggio tra sport e cultura

Ispirato all’ultima intervista a Gianni Clerici, nato da un incontro tra la vice presidente del Club, Carla Saveri, e il regista Francesco Zarzana, coinvolti anche Giuliano Amato e gli Atenei Carlo Bo’ e Cattolica del Sacro Cuore, dalla pallacorda al tennis nel racconto di una storia unica

Jesi – Negli scorsi giorni di fermento per il set della fiction Rai “Balene”, la città si è fatta teatro di un altro prodotto dell’audiovisivo, ospitando le riprese del documentario diretto dal regista Francesco Zarzana, che racconterà la storia delle preziose balette jesine e di quel “dna sportivo” della città, di cui le balette sono la più antica testimonianza

Nato da un incontro tra la vice presidente del Club delle Balette, Carla Saveri, e Francesco Zarzana, il documentario coniugherà sport e storia, cultura e promozione turistica, portando i contributi del grande Gianni Clerici (deceduto il 6 giugno 2022) – “lo scriba del tennis”Presidente onorario del Club e di molte altre voci autorevoli a lui vicine. Su tutte, quella di Giuliano Amato.

Ex presidente del Consiglio, della Corte Costituzionale e dell’Agcm, tra i più cari amici di Gianni Clerici, è autore di un importante documento, rilasciato alla produzione nella prestigiosa sede della Treccani, in cui si ripercorre la storia del tennis e in cui figura anche il nome della città di Jesi.

Antesignane palline da tennis rinvenute a Jesi, nel 1936, durante i lavori di restauro del pozzo di Palazzo della Signoria, le balette sono piccole sfere di pelle risalenti al 1500 che venivano utilizzate nel gioco della pallacorda, lontano antenato del tennis.

Catalogate come reperti e dimenticate per oltre 60 anni, fu proprio un articolo di Gianni Clerici, nel 2014, a illuminare l’allora direttrice della Pinacoteca di Jesi, Loretta Mozzoni, circa la loro destinazione d’uso. Oggi Jesi è la città al mondo con il maggior numero di balette, nove per l’esattezza, prima di Urbino e Mantova.

«Io posseggo l’ultima intervista ancora inedita fatta a Gianni Clerici nel suo studio a Como, nel 2019 – racconta Carla Saveri -. Quando ho incontrato Zarzana, già autore di un altro docufilm a tema sportivo “Tra le onde nel cielo”, incentrato sulla tragedia di Brema, lui si è subito interessato al progetto e tutto è partito da lì. Gianni racconterà se stesso: sarà il filo conduttore del documentario». 

Le riprese, a Palazzo Colocci Vespucci, in compagnia della storica dell’arte Simona Cardinali, raccontano una storia unica, una peculiarità della città ancora sconosciuta ai più.

«Sono orgogliosa della mia Jesi e della grande opportunità offerta al nostro territorio», afferma Carla Saveri, oggi, più che mai, ambasciatrice del desiderio di Clerici di non disperdere quell’eredità e di ridare all’Italia il ruolo di nazione protagonista nella storia del tennis.

«Mi piacerebbe che questo lavoro esaltasse il territorio, la sua storia, la cultura ma soprattutto che lasciasse un messaggio ai giovani. Il tennis in questo caso, ma lo sport in generale, non è altro che la metafora della vita: contano caparbietà, perseveranza, impegno, volontà di arrivare a un risultato accettando anche la sconfitta, per poi ripartire». 

Per ora, fanno sapere dal Club, le riprese hanno visto protagoniste Jesi, Urbino e Mantova, le tre città detentrici delle balette. L’ambizione, però, è di arrivare nei circoli più prestigiosi al mondo per raccontare questa storia.

«Tutto iniziò con il riconoscimento, nel 2014, di Jesi città europea dello sport, specie per i grandi risultati ottenuti nella scherma, questo Gianni Clerici lo dirà nel documentario. Faremo anche riferimento, naturalmente, a quello che sta dando l’Italia nel tennis, la nostra nazione in cima al mondo grazie ad atleti come Sinner, le cui gesta furono sapientemente preannunciate da Gianni anni fa».

Coinvolti, nelle riprese, anche alcuni docenti dell’Ateneo Carlo Bo di Urbino e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’obiettivo, quello di unire questi due prestigiosi Atenei in un progetto congiunto.

«La Cattolica ha avuto in dono, dalla famiglia Clerici, tutto il materiale letterario dello Scriba e ne sta facendo un portale consultabile da giovani di tutto il mondo. L’Università Carlo Bo, dove Gianno Clerici si è laureato, invece, è stata fondata anche grazie ai proventi del gioco della pallacorda che veniva praticato nelle sale del Palazzo Ducale. Questo fa di Urbino il luogo adatto per dotarsi del primo campo in Italia da pallacorda, un campo polivalente in cui insegnare, ai ragazzi iscritti alla facoltà di Scienze Motorie, i rudimenti di questa secolare disciplina, magari organizzando campus internazionali con altri Atenei. Questa sarebbe la vera realizzazione del sogno di Gianni».

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