Cronaca
Jesi Nati tre piccoli falchi pellegrini su quattro uova: una primavera con le ali – Video
«È la natura a decidere», spiega il veterinario Gianluca Tiroli, la stagione è appena iniziata: nelle prossime settimane seguiremo con la diretta streaming la crescita dei pulli di Piazza Federico II, l’arrivo delle penne, i primi salti, le prove d’equilibrio
Jesi – Dopo il primo pullo nato alla vigilia di Pasqua, si sono schiuse anche altre due uova nel nido sospeso tra storia e cielo, lì sulla torre del Complesso di San Floriano.
Ma il quarto uovo, quello deposto per ultimo, con tutta probabilità rimarrà intatto: non si schiuderà. A spiegarlo è il veterinario Gianluca Tiroli, che da otto anni segue da vicino le vicende di questa straordinaria coppia di falchi pellegrini che ha scelto di nidificare nel cuore di Jesi.
«È la natura a decidere. Un uovo può non essere fecondo, oppure il pulcino al suo interno non ha raggiunto la maturazione necessaria per la schiusa. Non è una tragedia ma parte della selezione naturale: vanno avanti solo i più forti», afferma Tiroli.

Protagonisti di questo spettacolo naturale sono Ginevra e Federico, la celebre coppia alata imperiale, così definita in omaggio all’imperatore svevo Federico II nato proprio nella piazza sottostante. Un nido speciale, seguito in diretta streaming da centinaia di appassionati che, giorno dopo giorno, assistono al miracolo della vita nel cuore del centro storico.
I tre nuovi nati, ancora ricoperti da una soffice lanugine bianca, sono accuditi con dedizione da mamma Ginevra e papà Federico, i Falchi dell’Imperatore, che li sorvegliano e proteggono assiduamente. Un lavoro di squadra instancabile e tenero, fatto di turni e piccole imbeccate.

Tuttavia, la selezione continua anche dopo la nascita.
«La madre stimola i piccoli ad aprire il becco, ma se uno non risponde, non lo imbocca. La forza vitale si manifesta fin da subito: chi non reagisce, purtroppo, non sopravvive. È la legge della natura», aggiunge Tiroli.
La coppia, composta da un maschio ormai adulto – riconoscibile dal disegno del piumaggio – e da una femmina arrivata nel 2022 che prese il posto di Costanza – , ha dimostrato grande affiatamento: lo scorso anno ha portato all’involo quattro pulli, mentre due anni fa solo uno su tre era riuscito a spiccare il volo. Quest’anno, salvo sorprese, saranno tre i piccoli da svezzare.

Per la prima volta quest’anno tutti possono assistere a ogni fase della crescita grazie a una telecamera installata sopra il nido.
«La telecamera è fissa, non emette suoni né luci, e permette di osservare senza disturbare – ci tiene a sottolineare Gianluca Tiroli -, non è uno spettacolo, è un’opportunità di conoscenza», sottolinea. Un’opportunità preziosa per il monitoraggio e lo studio, non per l’intervento umano.
Nel tempo questo progetto ha promosso una maggiore consapevolezza sulla possibilità di convivenza tra uomo e fauna selvatica.
«Questi falchi vivono in un ambiente urbano, in una torre costruita dall’uomo, ma inaccessibile e sicura. Non è più solo la natura che cede spazio alle costruzioni: ora sono gli animali a tornare e riappropriarsi di ciò che abbiamo trasformato», spiega il veterinario.
Ginevra e Federico sono ormai vere e proprie icone cittadine, amati e seguiti come influencer alati. Il loro fascino risiede non solo nell’eleganza dei rapaci, ma nella capacità di adattarsi a un habitat urbano complesso, dominato da edifici, traffico e rumore. Una convivenza possibile, che racconta di un nuovo equilibrio tra natura e città.
L’osservazione del nido diventa così anche un modo per riflettere sul nostro ruolo nel mondo naturale.
«Non siamo solo costruttori di cemento. L’uomo può creare spazi che la natura, poi, riconquista. È un segno bello e potente di convivenza possibile».

In attesa del primo battito d’ali, gli occhi restano puntati nel cielo di Jesi. La stagione è appena iniziata: nei prossimi giorni e settimane seguiremo la crescita dei piccoli, l’arrivo delle penne, i primi salti, le prove d’equilibrio.
Un documentario naturale in diretta streaming, gratuito e accessibile a tutti. Per imparare a osservare senza intervenire.
Per lasciar fare alla natura il suo corso.
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