Cronaca
Jesi Festa della Liberazione, «la speranza siamo noi e le nostre scelte» -Video
Il 25 aprile con la messa al Monumento ai Caduti di Viale Cavallotti e il corteo dall’Arco Clementino con arrivo in Piazza Indipendenza per il momento di riflessione, la giornata prosuegue poi ai giardini pubblici per otto ore di no stop music presso lo sBARello
Jesi – Si è aperto questa mattina con la celebrazione della messa ai giardini pubblici di Viale Cavallotti, il cerimoniale per la Festa della Liberazione, giunta all’81° anniversario
Il rito religioso è stato officiato da don Paolo Ravasi, parroco del Divino Amore e della chiesa di San Francesco di Paola, alla presenza del sindaco Lorenzo Fiordelmondo, del presidente del Consiglio comunale Luca Polita, assessori e consiglieri comunali, delle autorità militari, delle Forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Dopo la liturgia e la deposizione della corona di alloro al Monumento ai Caduti, scandita dalla tromba del Maestro David Uncini, il corteo si è radunato all’Arco Clementino snodandosi poi lungo Corso Matteotti, accompagnato dalla musica della Banda cittadina G.B. Pergolesi.
Po, la nell’atrio del Comune, la deposizione di un’altra corona d’alloro alla.lapide dei caduti e la sosta conclusiva in Piazza Indipendenza per gli interventi del Sindaco e di Nicia Pagnani presidente provinciale dell’Anpi Ancona.


Si è aperto con una riflessione sul linguaggio, il discorso del sindaco Lorenzo Fiordelmondo, «spesso usate in modo spregiudicato nei social media – ha evidenziato -, le parole sono fatti perché producono conseguenze e plasmano la realtà».
«Ne elencherò alcune in questa passeggiata nel 25 aprile: ricorrenza – per ricordare il passato e rileggerlo nel presente -, il chiaroscuro – che oggi ci parla di guerra e sopraffazione, di fascismo che abita una omologazione diffusa – l’antifascismo che non è solo un atteggiamento -, il lavoro che deve restare strumento di progresso ma va anche considerato nel suo significato etimologico di labor, cardine semantico dell’impegno sociale».
«Il limite – che definisce la realtà umana -, i giovani – che diventino soggetti attivi e protagonisti della storia, come la generazione resistente che ha dato un contributo enorme a un popolo che si è fatto democrazia».
«Infine le città, i luoghi che sono primo presidio di democrazia e sperimentazione. Oggi più che mai il cambiamento è fissato nelle città. Nelle comunità cittadine la pace deve affermare la sua essenza», – ha detto il primo cittadino, lanciando poi un appello alle città del mondo in cui la guerra sta spezzando le vite di tante giovani vittime.
Nicia Pagnani ha ricordato «l’insurrezione generale contro i nazisti e fascisti di quel 25 aprile che oggi simboleggia l’Italia libera, festa dell’identità italiana».
Poi il riferimento alla nascita della Costituzione: «Con il recente referendum abbiamo dimostrato che la Costituzione non si tocca, fondamentale è stato il voto dei giovani».
Quindi i racconti e il ringraziamento ai patrioti che hanno reso l’Italia libera, giovani, donne e uomini coraggiosi che hanno messo la loro vita a disposizione della Patria.
«Siamo vicini a tutti i popoli soggetti a politiche colonialistiche sempre più aggressive. Noi continueremo a promuovere la pace. La speranza siamo noi e le nostre scelte», ha sottolineato ricordando che questo è l’ottantesimo anniversario del voto alle donne che da quel momento sono diventate protagoniste attive della società.
La cerimonia si è conclusa sulle note di Bella Ciao e dell’Inno d’Italia.
La festa è poi proseguita con il Pranzo antifascista, alla Bocciofila di via Ugo La Malfa e nel pomeriggio, a partire dalle 15, si sposta ai giardini pubblici di Viale Cavallotti, presso lo chalet Lo sBARello, per la prima del lungo e ricco programma di eventi estivi, con il “Remember Woodstock”, 8 ore di no stop music, intrattenimento e buon cibo.
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