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Lettere & Opinioni

CHIARAVALLE / “Caso Costantini”: «Dovrebbero dimettersi tutti, non solo il Sindaco»

Giovanni Spinsanti, coordinatore di Italia Viva: «Tale decisione dovrebbe essere assunta anche da tutti gli assessori e consiglieri di maggioranza»

CHIARAVALLE, 26 gennaio 2022 – La Chiaravalle delle rane ha già fatto recentemente parlare di sé grazie o meglio per colpa di un suo cittadino resosi protagonista di un gesto che ha riempito cronache e rotocalchi.

Con soddisfazione di chi vende inchiostro o chi deve inventarsi un palinsesto per riempire i pomeriggi televisivi di molte casalinghe e pensionati il gracidio ha assunto un’eco nazionale.

Gesto di per sé biasimabile ed indicativo di una mentalità quanto meno censurabile che probabilmente potrebbe portare conseguenze giuridiche al suo autore. Enfasi della notizia a parte, è giusto che chi anche in un momento di leggerezza o di provvisorio cortocircuito delle sinapsi risponda di fronte agli organi competenti. Solidarietà va alla vittima dell’atto sicuramente censurabile.


La premessa era d’obbligo per alcune considerazioni che mi accingo a fare e che lasciano quantomeno disorientati: nello stesso paese delle rane, finalmente si comincia a gracidare speriamo con maggiore enfasi, per la portata ben più grave di quella precedente. È ormai noto che il re travicello dello stagno, non possa avvicinarsi al suo posto di lavoro, cioè il Comune, perché su di lui sembra sia stata posta una misura restrittiva cautelare a tutela di una dipendente, emessa dal Gip del Tribunale di Ancona.


Innanzi tutto solidarietà piena alla vittima ed il più profondo rispetto per aver avuto il coraggio di denunciare un sopruso nonché la stima per aver avuto l’onestà intellettuale di capire e agire. Ma alcune domande vanno inevitabilmente poste e queste domande sono di natura politica, nel senso etimologico del termine: un Sindaco, primo cittadino che dovrebbe essere il garante anche del diritto, inteso anche come diritto soggettivo, sarebbe allora costretto per il suo comportamento ad esercitare il suo ruolo a distanza? Dovrebbe cioè in certe ore della giornata governare al confine delle caffetterie di Piazza Risorgimento?

Se è vero che sia questo l’oggetto della misura cautelare, si tratterebbe di un divieto di avvicinarsi alla vittima adottato a fronte di un comportamento reiterato, non episodico e che presupporrebbe una premeditazione. Dopo aver tirato tanto sterco in giro potrebbe aver finito per pestarlo anche lui?
Noi di Italia Viva non vogliamo giustizialismo e fino a prova contraria c’è la presunzione di innocenza. Ma può un primo cittadino che si debba difendere da tali gravi accuse conservare l’equilibrio giusto per poter adempiere al meglio il proprio lavoro?


Eppure quante volte in nome della legge ha reso un inferno la vita altrui: il chiosco dei giornali sul ponte, qualcuno se lo ricorda? Il chiostro ed il diritto di superficie alla parrocchia? La fuga di quasi tutti i dipendenti dell’ufficio tecnico, sicuramente i più esperti che da decenni lavoravano lì: perché se ne sono andati?


Di fronte a fatti di tale gravità le forze politiche, a prescindere dal colore, dovrebbero trovarsi unite per quel bene comune di cui tanto si gracida soprattutto quando riguarderebbe il comportamento personale dei re degli stagni.

Il Sindaco stesso a difesa dei valori che il suo mandato incarna dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni senza aspettare che gli vengano sollecitate, sarebbe un’uscita di scena con stile.

Tale decisione dovrebbe essere assunta anche da tutti gli assessori e consiglieri di maggioranza che nel loro silenzio assordante si stanno rendendo complici di questa triste vicenda, ancora una volta perpetrata a scapito di una donna.

Da anni questa Amministrazione guida le scelte in modo quanto meno discutibile e a furia di querele e citazioni in giudizio, da anni in modo unilaterale se si sta con il Sindaco si viene premiati se contro ci si sente quanto meno in forte disagio.

Il Sindaco è stato da sempre il primo integerrimo garante della legge spesso in modo sospettosamente ortodosso.

Ora è il momento che in nome di quella legge e per la trasparenza che l’incarico richiede tragga in modo coerente le conseguenze. Non vorremmo tuttavia che queste considerazioni vengano lette come voglia di vendetta.

Personalmente penso che il perdono vada concesso settanta volte sette, ma qui si entra in un campo squisitamente religioso e noi siamo invece, grazie a Dio, in uno Stato di diritto, laico, soggetto alle regole che Costituzione e leggi ordinarie dettano.


E poi francamente si perdonano coloro che il perdono lo chiedono, ma il nostro Sindaco non ne ha mai avuto bisognofinora.

Giovanni Spinsanti

ex consigliere comunale

coordinatore Italia Viva – Chiaravalle

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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