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CINGOLI / Samuele cingolano di Spagna: «Shock-covid, ma stiamo ripartendo»

Samuele Mazzuferi, 39 anni, lavora a Malaga per una multinazionale attiva nel settore dell’informatica

CINGOLI, 14 maggio 2020 – Abbiamo già parlato dei catalani della Croce Rossa di Cingoli che sono attualmente in Italia per lo Sve (Servizio Volontario Europeo).

Anche alcuni cingolani, viceversa, sono in Spagna e non sono ritornati a casa all’inizio dell’emergenza Covid-19. Uno di loro è Samuele Mazzuferi, 39 anni (foto in primo piano, al porto turistico Muelle 1 di Malaga) responsabile commerciale di una multinazionale sul campo dell’informatica a Malaga, nella regione autonoma dell’Andalusia, il quale ci ha raccontato la situazione spagnola relativa al all’emergenza virus.

Chi è Samuele

Samuele compirà 40 anni il 24 settembre prossimo, essendo nato nel 1980. Sua madre, Maria Trombetta detta “Mariola”, è una storica collaboratrice scolastica della primaria di Cingoli, conosciuta da tanti ragazzi del Balcone delle Marche.

Subito dopo la vittoria dei mondiali di calcio della nostra nazionale nel 2006, essendosi laureato alla triennale di Lingue e Cultura per l’Impresa all’Università d’Urbino e aver frequentato con successo un master in Marketing Internazionale a Reggio Emilia, è volato a Londra per provare un’esperienza all’estero. Già 2 anni prima, nel 2004, era stato con l’Erasmus in Francia, a Nancy, dove ha conosciuto la sua attuale compagna Aline, francese.

L’esperienza in Spagna e all’estero

Nel 2016, è stato ingaggiato dalla multinazionale americana Oracle Corporation, colosso delle tecnologie informatiche (Information Tehnology), come responsabile commerciale a Malaga di una linea business dedicata ai rapporti commerciali con aziende italiane, come partner rivenditori o software house.

«Nella città andalusa – spiega Samuele – c’è un hub commerciale di Oracle e siamo circa 50 italiani. Molti come me sono “dai piedi leggeri”,  come definiva un giornalista del Sole24Ore, tutti coloro che volevano fare fare un’esperienza in un Paese “neutro” e migliorare l’inglese per circa 6 mesi o un anno. Sono all’estero da 14 anni e mi ritrovo ora senza quasi saperlo in questa classe di italiani, che hanno anche mogli o compagne di altra nazionalità. Sin dai tempi dell’università, dal 2000, partivo spesso per lavori stagionali all’estero al fine di migliorare le lingue e pagarmi gli studi».

Mazzuferi, infatti, ci spiega come abbia lavorato per 4 anni in Inghilterra, a Londra, e per 5 anni a Montpellier, in Francia, sempre in ambito commerciale nei rapporti con il nostro Paese.

Il rapporto con Cingoli

Samuele, comunque, non dimentica le sue origini.

«Malgrado le lingue che uso in casa, al lavoro o nella vita di tutti i giorni, vi assicuro che tutt’oggi, quando rifletto e penso tra me e me, la mia “madrelingua” è il dialetto cingolano. Magari i sogni di notte si esprimono anche in altri idiomi, ma le riflessioni e a volte, ahimé, le arrabbiature, sempre in cingolano stretto! Mia nipote di sei anni, che vive a Cingoli, quando ci vediamo di persona o virtualmente a volte mi dice di non parlarle in dialetto».

Il suo rapporto con il Balcone non si limita solo al linguaggio. «Quando torno – spiega – al paesello, non appena arrivo a Mummuiola spalanco i finestrini, anche in pieno inverno, e salendo per Villa Pozzo e la Pineta respiro a pieni polmoni con la testa fuori dal finestrino, e poi dico “aahhhhhh…” è come un rituale spontaneo».

La nostalgia è riferita anche al Belpaese. «L’Italia – continua Samuele – mi manca molto ma con gli anni un po’ ci si abitua e sembra ridicolo ma in ogni Paese in cui ho vissuto si crea sempre una Little Italy. Ad ogni modo apprezzo e rispetto il Paese in cui vivo e mi sento più italiano ora di quando vivevo in Italia!».

La situazione Covid-19

Il Coronavirus ha bloccato le abitudini del 39enne cingolano, che viaggiava spesso tra i Paesi dell’Ue.

«Sino a febbraio scorso – spiega – inizio della pandemia in Europa, venivo in Italia quasi una volta al mese. Ero rientrato a Malaga il 7 febbraio dall’ultimo viaggio in Lombardia ed Emilia. Il fine settimana antecedente ero stato a Cingoli e con alcuni amici di vecchia data, bevendo un aperitivo al Balcone, già si parlava del virus che aveva invaso la Cina. Un mio caro amico mi domandò se fossi preoccupato (viste le mie frequentazioni con gli aeroporti) e di prendere precauzioni, ma poi non abbiamo dato peso più di tanto a quei discorsi».

Non solo a Cingoli, ma anche in Italia, in Europa e nel mondo si sono sottovalutati i rischi del Covid-19.

«Venerdi 7 febbraio – continua Samuele – nell’aeroporto di Bologna (strapieno) c’era un solo ragazzo con la mascherina e ammetto che l’ho guardato stranamente senza però giudicare il suo gesto da definire col senno di poi “profetico”. Quando il virus è arrivato in Italia verso fine febbraio, in ufficio a Malaga sono iniziate le prime battute sarcastiche e alcune prese in giro da parte di alcuni colleghi di altri Paesi».

Sullo sfondo Malaga, davanti una tipica cottura di pesce alla brace andalusa (Espeto-Malagueño)

Il dramma in Spagna

A quel punto, però, l’emergenza è arrivata anche in Spagna.

«In autonomia – prosegue Mazzuferi – con il consenso del management, una parte di noi italiani ha iniziato l’home working il 24 febbraio. L’azienda ha poi obbligato al telelavoro la settimana del 9 marzo a tutti gli impiegati, in anticipo rispetto alle decisioni del governo spagnolo. Il governo spagnolo ha decretato lo stato di “Alarma” sabato 14 marzo e le misure sono state molto rigide. Si poteva uscire solo per fare la spesa, per motivi di salute o di lavoro. Punto! Nè se, nè ma, nè passaggiate, nè sport all’aperto, nè tanto altro. L’Ume, cioè l’esercito, e tutte le varie forze dell’ordine dello stato stanno vigilando in tutto il Paese e il popolo ha risposto con serietà e coraggio, restando in casa e rispettando le misure dettate dal governo. Ci sono state delle eccezioni, capita, ma la gente è stata rispettosa e solidale».

Lo spirito gioviale degli spagnoli ha dimostrato, secondo il racconto di Samuele, di saper fronteggiare l’emergenza, in mezzo a una situazione drammatica.

«Di colpo la Spagna – continua il cingolano – affollata di gente festaiola per las calles (le strade, ndr) e pronta per la Semana Santa e i festeggiamenti di Pasqua (settimana che apre per così dire la stagione turistica estiva), si è ritrovata come l’Italia nell’incubo del coronavirus. Per la Spagna in generale e in particolare per l’Andalusia, che vive essenzialmente di turismo, è stato un incredibile shock. Tutte le sere alle ore 20 in punto si esce dai balconi o ci si affaccia alle finestre per l’applauso al personale sanitario, i veri eroi in questo periodo. Per diverse settimane c’è stato un silenzio irreale. Abito in una cittadina di 30.000 abitanti, Alhaurin de la Torre, nell’hinterland di Malaga, ed il silenzio non era quello tipico della siesta spagnola, era qualcosa di veramente inquietante. Ironia della sorte per circa 6 settimane il tempo è stato sempre grigio e piovoso qui nella Costa del Sol, di certo un aiuto per rimanere in casa! È stato tutto molto strano, soprattuto le prime settimane, quando un drone passava di tanto in tanto per controllare».

La quarantena di Samuele

Samuele in video chiamata con la mamma Maria detta Mariola e il compagno della madre, Silvano

È stata una “reclusioneimpegnata quella di Samuele.

«Personalmente, – racconta – devo dire che la quarantena in casa è quasi finita e non mi sono fermato un attimo: mi sono creato la mia routine, facendo sport in casa e fortunatamente ho continuato a lavorare. Ci vedevamo quotidianamente con la famiglia confinata a Cingoli, settimanalmente con gli amici cingolani per un aperitivo virtuale (nell’unico virtual bar cingolano a Malaga!) e ogni domenica pomeriggio appuntamento fisso con la famiglia al completo (zii, cugini e nipoti) con la piattaforma Zoom».

La ripartenza spagnola

A differenza dell’Italia, in Spagna la cosiddetta Fase 2 è stata divisa in quattro step, dalla Fase 0 alla Fase 3, dove progressivamente si concederà una sempre maggiore libertà di movimento.

«A partire da sabato 2 maggio – spiega Samuele – abbiamo avuto modo di poter uscire un’ora al giorno per fasce orarie e per sport individuale. Da lunedì 4 maggio è iniziata la Fase zero per tutta la penisola iberica. In tutto il territorio nazionale spagnolo, dal 4 maggio, sono stati riaperti alcuni negozi (per lo più solo per appuntamento come i parruchieri) ed è possibile ritirare cibo da asporto. Le mascherine sono obbligatorie sui mezzi pubblici. Siamo ancora, tuttavia, in confinamento, con enormi restrizioni. Le visite ai familiari sono state ammesse da lunedì 11 maggio, dove ci sono state altre riaperture ed è iniziata la Fase 1. È avvenuto per province, ed è facile immaginare che inizieranno prima le zone con pochi contagi a riaprire, quelle con maggiori positivi al Covid-19 le ultime».

Samuele, comunque, non vede l’ora di tornare in Italia.

«Compirò a settembre – ci ricorda – 20 anni per gamba, spero di poter tornare a casa sul Balcone per una festa. Nel frattempo, mi rivolgo ad ognuno di voi e vi dico ¡quedate!, che significa Stammi bene. Cingoli è casa mia e mi manca tanto, soprattutto la famiglia, gli amici, gli affetti, le Cascatelle con il Ponte Romano, il Lago, e tanti altri luoghi della mia infanzia».

Giacomo Grasselli
giacomo.grasselli@qdmnotizie.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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