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Alta Vallesina

FABRIANO / Argalia: «Biodigestore? Arma di distrazione di massa»

I dubbi e le possibili criticità analizzate del responsabile Ambiente della Lega – Provincia di Ancona

 

Luigi Argalia, responsabile Ambiente – Lega Provincia di Ancona

FABRIANO, 23 dicembre 2020Mentre si discute di “spie venute dal freddo”, presunti “hacker” e forse di “dipendenti che passano documenti”, si è dato in pasto all’opinione pubblica il tema del biodigestore. Viene da pensare che tutto questo ciarlare serva a “nascondere qualcosa di più sottile”.

Non lo sappiamo, quindi parleremo del biodigestore, cercando di spiegare i motivi della nostra contrarietà. Da come viene presentato dal Sindaco, sodali e affini, dovremmo sentirci dei fortunelli, allora ci siamo posti alcune semplici domande; “I Fabrianesi cosa ci guadagnano in tutto questo?” “Le ricadute economiche, sono per tutti i cittadini?” Dal nostro, umile, punto di vista tutto ciò non porterà nessun vantaggio, invece il premio lo vincerebbero solo alcuni…e altri personaggi importanti, come chi venderà il biodigestore e chi farà affari con esso…per semplice curiosità sarebbe opportuno conoscere l’eventuale ubicazione, se c’è. Quindi, quali sarebbero i benefici per Fabriano. Assolutamente nessuno, perché non conoscendo gli eventuali costi di realizzazione non sappiamo i tempi di ammortamento, mancano informazioni trasparenti sul funzionamento. Mancano le due cose fondamentali, trasparenza e condivisione, per fugare le incognite che sono: “Le impurità sul filtraggio del biogas, che fine fanno?”,

“I gas di scarico che componenti contengono e in quali percentuali?”, “Che agenti chimici verranno introdotti per la fermentazione anaerobica?” Diciamo no perché nessuno, al momento, può garantire che non si verifichino sversamenti, esplosioni, immissione di agenti patogeni. Per la produzione di batteri sporigeni anaerobici. Perché il biogas ottenuto inquina in quanto gas stesso. La combustione che fa parte del processo anaerobico può dare vita a spore pericolose. Considerando che la combustione avviene nel motore a cogenerazione, nel quale confluisce il metano prodotto dalla digestione anaerobica, le emissioni saranno quelle che si hanno in tutte le combustioni di metano e l’aria che andremo a respirare non sarà paragonabile a petali di rose.

Quindi, i patrimoni in ambiente degradato subirebbero svalutazioni di grande impatto economico. Parliamo di case, terreni, attività commerciali che, non conoscendo l’eventuale ubicazione, potrebbero orbitare nella zona dell’impianto. Verrebbero messi a rischio più posti di lavoro di quanti ne produrrebbe l’azienda. Inoltre il nostro territorio già pesantemente penalizzato dal traffico su gomma, per la cronica mancanza di infrastrutture, verrebbe ulteriormente aggravato dal trasporto di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la provincia. Il prodotto della biodigestione (ammendante o digestato) è usato in agricoltura e i batteri sporigeni possono avere, come già accaduto in Germania, ripercussioni sugli animali e per estensione sulla catena alimentare. Un no, inoltre, perché l’anaerobico non è utile né per la salute umana né animale, perché impoverisce i terreni, perché non chiude il ciclo dei rifiuti, anzi, ne produce di più pericolosi attraverso i fanghi di deposito che vanno a loro volta depurati.

Forse il miglior sistema sarebbe il Composter…efficace, costa poco o nulla e se incentivato per uso domestico o di prossimità, con riduzione dei tributi, risolverebbe il problema. Ma il Composter non porta contributi dal patto di Kioto…quindi si prediligono ecomostri…ma a chi andranno questi contributi? Come li impegneranno? In Italia funziona così…guadagnare è meglio che prevenire la salute. La differenza la fa la visione economica e sociale d’insieme, la concretezza e il tempismo, cose sconosciute per “qualcuno”. Comunque una cosa è certa…i cittadini devono avere l’ultima parola, e non il Comune…su questo non si discute.

-immagine di copertina di repertorio-

Luigi Argalia  Responsabile Ambiente  LEGA-Provincia di Ancona

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