Cronaca
Fabriano Beko Melano, l’allarme Fim Cisl: «Accordi calpestati, solo tagli e niente investimenti»
Sindacati e RSU proclamano lo sciopero con presidio ai cancelli per martedì 8 settembre dalle ore 10, in vista del tavolo ministeriale del 1° ottobre
Fabriano – «L’accordo del 14 aprile 2025 sottoscritto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la presenza del Ministro Adolfo Urso con l’ennesimo sacrificio occupazionale per il territorio di Fabriano, che avrebbe dovuto garantire stabilità e il rilancio del sito Beko di Melano mettendo le basi per una occupazione stabile e prospettive industriali di lungo termine, sta manifestando una realtà ben diversa nello stabilimento».
Questo il pensiero del segretario regionale Fim-Cisl Marche, Giampiero Santoni, che rilancia l’appuntamento sulla giornata di mobilitazione dell’8 settembre prossimo a Fabriano.
In previsione dell’incontro previsto al Mimit del primo ottobre, dove saranno portate le istanze dei lavoratori, martedì 8 settembre alle 10, infatti, si svolgerà lo sciopero e il presidio di protesta davanti ai cancelli dello stabilimento Beko di Melano per denunciare il mancato rispetto degli accordi all’opinione pubblica, alla stampa, alla politica e alle istituzioni a tutti i livelli.
«Malgrado i 66 esuberi occupazionali previste dal piano industriale che sono stati portati a termine a cui se ne sono aggiunti altri 30 circa volontari, permane l’utilizzo della cassa integrazione come gli anni precedenti con un calo significativo nei volumi prodotti. A questo – prosegue Santoni – si aggiunge il mancato rispetto degli accordi negli investimenti, dei 62 mln in prodotto, processo e ricerca e sviluppo e in più per l’efficientamento energetico 1,5 milioni per le istallazioni dei pannelli solari, ad oggi si vedono solo le briciole. Di fatto ad oggi sono stati posizionati i pannelli solari anche se non sono del tutto operativi. Da qui si comprende la grande preoccupazione dei lavoratori e delle Rsu nel vedere un accordo rispettato nella parte dei licenziamenti e utilizzo della Cassa Integrazione ma meno nell’impegno di rilanciare la fabbrica», conclude Santoni.
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