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Cronaca

FABRIANO / IL GIORNO DEL RICORDO

Il messaggio del sindaco Santarelli

 

FABRIANO, 10 febbraio 2018 – Un messaggio alle scuole, poi rilanciato sui canali social per il “Giorno del Ricordo”. Un invito alla riflessione, come stimolo per cercare un approfondimento anche oltre i banchi  scuola.

Deposta una corona di fiori presso il monumento in via Martiri delle foibe istriane

Ecco il messaggio integrale del primo cittadino.

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“Prima della seconda Guerra Mondiale le foibe erano solo delle profonde buche, una sorta di pozzi naturali profondissimi tipici delle zone carsiche.Da dopo la fine della Guerra invece il termine foibe ha assunto tutto un altro significato e difficilmente viene ricondotto semplicemente a un elemento naturale”.

“Oggi le foibe sono uno dei simboli delle conseguenze estreme a cui possono portare l’odio etnico e i regimi totalitari”.

“Nel 2004, in Italia è stato istituito il “Giorno del Ricordo” che viene celebrato il 10 febbraio di ogni anno. In questo giorno si ricordano le vittime delle foibe e delle violenze che furono perpetrate ai danni degli italiani in Istria e Dalmazia durante e subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale”.

“Con l’istituzione di questa giornata è stata messa finalmente la parola fine al silenzio che fino ad allora aveva avvolto questa vicenda. Una storia scomoda sotto tanti punti di vista perché trova le sue origini in vicende che risalgono alla fine della Grande Guerra quando l’Italia annettè nel proprio territorio la regione della Venezia Giulia avviando sin da subito violenti processi di italianizzazione forzata. Il divieto di insegnare lingue diverse dall’italiano, l’internamento di personalità di spicco non italiane il tutto aggiunto all’arrivo massiccio di italiani da ogni regione d’Italia, provocò una instabilità sociale che poi sarebbe scaturita nelle violenze che caratterizzarono quell’area durante la Seconda Guerra Mondiale e subito dopo il suo epilogo”.

“L’avvento del regime fascista provocò provvedimenti ancora più rigidi con la chiusura delle scuole non italiane e il divieto di parlare lingue diverse dall’Italiano negli uffici pubblici. Sloveni e Croati furono costretti a cambiare il proprio cognome per renderlo “più italiano” e non mancarono frequenti episodi di violenza contro la popolazione slava”.

“L’eccidio delle foibe rappresentò la rappresaglia che l’esercito di Tito, il comandante che guidò la resistenza antifascista iugoslava, riservò agli italiani presenti in Istria e Dalmazia. Nelle foibe vennero gettati morti e a volte persone ancora vive. Erano non solo squadristi e gerarchi fascisti ma anche tutte quelle figure che in qualche modo rappresentavano la comunità italiana. L’ondata di violenza che iniziò nel ’43 provocò una vera e propria pulizia etnica che coinvolse dai 600 ai 1000 italiani”.

“La seconda ondata si verificò a partire dalla primavera del ’45 e anche questa volta coinvolse non solo persone riconducibili al regime nazifascista ma anche cittadini legati in qualche modo al regime italiano e perfino sloveni e croati contrari al nuovo regime.”.

“Purtroppo, troppo spesso, la memoria di questi tragici episodi viene strumentalizzata a scopo politico. La memoria di queste vicende, così dolorose e violente, che caratterizzarono uno dei periodi più bui della storia dell’uomo dovrebbero invece servire per riflettere sulla fragilità dell’essere umano. Deve servirci da monito per migliorarci ed evitare che cose del genere accadano ancora. Senza ignorare il fatto che purtroppo vicende troppo simili continuano ad accadere in aree del mondo meno vicine a noi. Si dice che la storia insegna, ma purtroppo non è sempre vero”.

 

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