Fabriano «Il lavoro è dignità», lo striscione dei lavoratori Beko affisso in centro
Dura la Fiom: «Beko sta eseguendo operazioni nell’applicazione del proprio piano di desertificazione industriale»
Fabriano – Affisso questa mattina a palazzo Chiavalli lo striscione di lavoratori e sindacati per mantenere vivo l’interesse nei confronti della vertenza Beko.
«Il lavoro è dignità»: questa la frase scelta per ricordare la contrarietà al piano proposto da Beko che porterebbe al taglio di quasi il 50% della forza lavoro italiana.

Fabriano ancora una volta nell’occhio del ciclone. Dei circa 550 impiegati a Fabriano sono a rischio posto di lavoro oltre 350 posti di lavoro mentre altri 66 lavoratori rischierebbero il posto a Melano.
Nelle Marche ci sarebbe anche la chiusura dello stabilimento di Comunanza.
A margine della mattinata fabrianese dura la presa di posizione della Fiom, che con il responsabile territoriale Pierpaolo Pullini attacca nuovamente.
«Si proclama l’applicazione di poteri speciali ma nei fatti la Beko sta eseguendo operazioni, preparando il terreno per le prossime mosse, nell’applicazione del proprio piano di desertificazione industriale. Mentre Istituzioni a vari livelli disquisiscono sull’efficacia o meno degli strumenti annunciati – dichiara – senza che nessuna dica o chieda le reali azioni concrete che si possono mettere in campo, all’interno della multinazionale stanno avvenendo operazioni di accorpamenti e riorganizzazioni che ci fanno sospettare un procedere unilaterale».
«Ancora più preoccupante è quanto sta avvenendo nelle funzioni centrali – prosegue Pullini – il centro di progettazione fabrianese si sta lentamente spegnendo in quanto i progetti in essere stanno mano a mano andando ad essere completati e non ne vengono assegnati di nuovi. Sempre più persone sono senza lavoro assegnato e rischiano di vedere sparire la propria posizione sparire prima dell’arrivo delle sanzioni. Questo sta a dimostrare l’inefficacia della linea istituzionale perché, nei fatti, i licenziamenti li stanno già preparando e rischiamo che inizieranno in maniera silenziosa mentre la discussione sarà in atto».
© riproduzione riservata

