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FASE 1 L’impatto devastante del Covid nelle imprese

Prospettive preoccupanti a seguito dell’indagine Cna

ANCONA, 14 maggio 2020Oltre il 70% delle aziende anconetane oggetto dell’indagine condotta dalla Cna nazionale e calata nel territorio locale nella fase emergenziale hanno sospeso completamente l’attività, e il restante 29,4% di coloro che hanno lavorato l’ha fatto con consegna a domicilio (6,7%) e a seguito della comunicazione al Prefetto (4,9%). Infine il 17,8% di loro non ha mai smesso di lavorare.

I giudizi sull’operato del Governo nella Fase 1 è netto e poco edificante, in particolare per quanto concerne il credito e la liquidità, che per il 40% delle imprese è da bocciare nettamente. Per almeno 1 su 4 male anche le procedure per la moratoria sui finanziamenti, la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e gli ammortizzatori sociali. Il tasto dolente resta però il credito, basta pensare che solo il 27,7% ha ottenuto la moratoria sui finanziamenti e il resto non ne ha beneficiato o ha deciso di soprassedere, dopo aver ponderato negatività e complessità.

Peggio ancora per il credito bancario garantito dallo Stato, a cui ha tentato di ricorrere il 60% delle imprese di cui 2/3 di esse per la soglia sotto i 25 mila euro. Di queste ad oggi ben il 95,6% non hanno ancora avuto risposta, allo 0,8% è stato accordato meno di quanto avevano chiesto e appena il 3,6% è stato interamente soddisfatto. Il 53% delle imprese ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali con sospensione a zero ore e il 12,7% di loro ha anticipato l’importo ai loro dipendenti. Il settore della moda (84,5%), il legno e arredo (77,5%) e il commercio (64,2%) hanno attinto pesantemente dalla cassa integrazione, a differenza dei servizi alle imprese (17,5%), i quali hanno fatto viceversa un forte ricorso allo smart working (42,1%), contro una media del campione indagato del 12,3%.

L’84,8% di loro ha richiesto il bonus dei 600 euro e il 70% sta adeguando la sua attività alle nuove disposizioni in tema di sicurezza sul lavoro, anche se c’è ancora molta confusione per il 21% di loro. Nella produzione già oltre l’80% si è adeguato e il resto di loro sta mettendo a punto le ultime procedure. In questo nuovo quadro operativo la quasi totalità delle imprese dovrà fronteggiare un impatto sensibile nei costi di gestione e nuovi investimenti (36,7%) e un rallentamento e riduzione dell’attività (51,5%).

Inoltre, questa prima fase pandemica per l’80% ha generato un deterioramento dei rapporti con i clienti e il 20% dichiara di averli persi definitivamente. Ovviamente i settori che hanno subito una contrazione maggiore già sperimentata o probabile sono rispettivamente l’alimentare da un lato e il commercio e turismo dall’altro; mentre in particolare per il mercato estero risulta penalizzata la moda (-25%).

Il 12,3% delle attività ha sperimentato con successo il lavoro a distanza, contro il 67,3% che non l’ha fatto, perché la tipologia di attività non lo consente, in particolar modo nei settori produttivi. Tuttavia da questa complessa fase storica le aziende ne verranno fuori con un maggior controllo sulla sicurezza (76,7%), una riorganizzazione del personale (37,8%), il potenziamento della rete digitale (35,9%), maggiore ricorso alle riunioni con piattaforme web (33,2%) e l’approccio alle vendite on line (27,4%). Almeno la metà delle imprese della provincia di Ancona preferisce riaprire con gradualità, seguendo una programmazione preventiva, anche se il 17,1% preferisce risolvere prima l’emergenza sanitaria (25% nel trasporto) e viceversa il 14,7% spinge per ripartire subito, costi quel che costi (29,3% nel turismo).

Resta il fatto che almeno 2/3 delle nostre attività si dichiarano preoccupate e il 14,7% addirittura angosciate. Di converso il 10,6% ammette di avere fiducia, con punte di “ottimismo” nell’arredo (14,3%), nelle costruzioni (13,8%) e curiosamente nel turismo (16,7%). Nonostante la prossima riapertura completa, che dovrebbe celebrare la cosiddetta Fase 2, ben l’82% delle imprese preve perdite pari o superiori al 30%, in particolare nel turismo (100%), commercio (90%) e servizi alla persona (88%).

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