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Cronaca

Jesi Ascesa e declino della banda dei bancomat, fatale l’ultimo colpo esplosivo – Video

I quattro, residenti in Vallesina, erano stati arrestati dai Carabinieri in un blitz a Marotta dopo l’ennesimo assalto a un Atm, ne sono stati ricostruiti undici tra riusciti e tentati, hanno patteggiato la pena

Jesi – Hanno patteggiato pene fino a 4 anni e 10 mesi i quattro uomini residenti in Vallesina finiti al centro dell’inchiesta sulla banda dei bancomat a sua volta fatta saltare dai Carabinieri dopo il colpo del 29 luglio scorso a Marotta di Mondolfo.

Il Gup del Tribunale di Ancona ha accolto la richiesta di patteggiamento: per A.F. e P.G. la pena è di 4 anni e 10 mesi, mentre A.M. e M.P.M. hanno patteggiato 3 anni e 10 mesi.

I quattro, di 50, 36, 33 e 31 anni, erano stati arrestati nel blitz condotto dai militari del Nucleo Investigativo di Ancona e del Nucleo Operativo di Jesi. Secondo quanto ricostruito, il 33enne si sarebbe unito al gruppo solo in un secondo momento. Tutti avevano lavori saltuari. In totale sono stati contestati 56 capi di imputazione.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Ancona, hanno permesso di ricostruire undici assalti esplosivi agli sportelli Atm con la tecnica della marmotta, tra le province di Ancona, Macerata e Pesaro Urbino: cinque andati a segno e sei rimasti al tentativo. I colpi riusciti sono quelli di Corinaldo, Barbara, Cingoli, Barchi e Marotta.

Il primo episodio risale al 23 novembre 2024 a Corinaldo, ai danni di Intesa Sanpaolo, dove il bottino fu di 40.550 euro. Poi il 16 aprile 2025 il colpo a Barbara, alla Bcc di Ostra Vetere, con 16mila euro portati via. Il 27 maggio toccò alla Bper di Cingoli, filiale pesantemente danneggiata nonostante la vicinanza con la caserma dei Carabinieri, con 22.500 euro sottratti. L’11 luglio il colpo a Barchi, nel Pesarese, con 23.460 euro, quindi l’ultimo a Marotta, con 23.220 euro rubati alla Crédit Agricole.

Accanto ai colpi riusciti ci sono anche quelli falliti: Ponte Rio di Trecastelli il 4 febbraio 2025, Jesi l’8 aprile alla Crédit Agricole, Chiaravalle il 12 aprile, Castelleone di Suasa il 10 maggio, Piagge di Trecastelli il 18 luglio e Monte San Vito.

L’inchiesta ha ricostruito anche il contorno degli assalti. Il gruppo, secondo gli investigatori, si muoveva con auto rubate, targhe clonate ed esplosivi, classificati come arma da guerra, usati per aprire le casseforti degli Atm.

Tre le vetture poi incendiate per cancellare le tracce: una Lancia Delta e una Audi in un bosco di Genga, una Golf a Monte San Vito, 6 targhe rubate e utilizzate per i furti.

Tra le contestazioni ci sono anche 9 episodi di riciclaggio di autovetture rubate utilizzate con targhe clonate per i furti, e 5 furti di autovetture e di 4 targhe, utilizzate poi per i colpi con esplosione ai bancomat, e il possesso di armi, tra cui una pistola semiautomatica calibro 7,65 con relative sei cartucce, un fucile da caccia calibro 12 risultato intestato a persona deceduta.

Una banda che non lasciava nulla al caso, organizzata, i cui componenti avevano messo in conto la prospettiva di dover ingaggiare eventuali inseguimenti con le Forze dell’ordine, munendosi pertanto anche di chiodi a 3 punte da lanciare sull’asfalto oltre che delle armi clandestine rinvenute nella loro disponibilità.

Per i quattro è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per due di loro anche il braccialetto elettronico.

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