Opinioni
Jesi Bandiera palestinese dal Comune per esprimere vicinanza a questo popolo
Pienamente condivisibile la scelta di esporla dal balcone del palazzo comunale, Gaza è triste teatro di uno scontro di potere che si consuma nel cuore stesso di Israele
di Filippo Bartolucci
Jesi – Osservo con profonda inquietudine la tragedia che si sta abbattendo sul popolo palestinese. La solidarietà verso di esso, assieme alla convinzione che i due popoli dovessero coesistere pacificamente in due Stati, hanno per lunghi anni incarnato l’essenza della cultura democratica del nostro Paese.
Il massacro del 7 ottobre, perpetrato da Hamas, e la rappresaglia israeliana su Gaza hanno acuito profondamente le divisioni identitarie e religiose. Sebbene Hamas abbia una responsabilità enorme, sia nei confronti di Israele sia del popolo che dichiara di rappresentare, non è possibile ignorare che le radici di questo conflitto siano ben più profonde e risalgano a un periodo antecedente agli eventi del 7 ottobre.

A testimonianza di ciò, basterebbe consultare i rapporti di Amnesty International e Save the Children, che documentano con rigorosa precisione le gravi violazioni dei diritti umani compiute dalle forze israeliane prima del pogrom scatenato da Hamas. Secondo l’Ong Yesh Din, il 94% delle indagini su sospetti crimini commessi da israeliani contro palestinesi in Cisgiordania si è concluso senza alcun processo e, tra i casi rimanenti, solo il 3% ha portato a condanne effettive.
Perché il diritto internazionale possa realmente funzionare, è fondamentale che gli Stati membri degli organismi multilaterali ne difendano con fermezza l’integrità, evitando che Israele, potenza nucleare e alleato di Stati Uniti e Unione Europea, continui a godere di una sostanziale impunità a Gaza e in Cisgiordania.

Come ha recentemente osservato Ettore Sequi, acuto analista politico, l’esecutivo guidato da Netanyahu appare ostaggio di una destra oltranzista e messianica, che concepisce Israele come il compimento di un disegno divino e che respinge con fermezza la nascita di uno Stato palestinese, giudicandola non solo irricevibile sul piano politico, ma soprattutto inaccettabile sul piano spirituale.
La terra si trasforma così in un territorio sacro, indivisibile e sottratto a qualsiasi possibilità di negoziato.
È dunque pienamente condivisibile la scelta del Comune di Jesi di esporre la bandiera palestinese dal balcone del palazzo comunale, in segno di vicinanza a quel popolo.
Gaza è divenuta il triste teatro di uno scontro di potere che si consuma nel cuore stesso di Israele. Risaltano, in questo contesto, con struggente malinconia, le parole del poeta palestinese Ibrahim Nasrallah: «È forse il cielo sopra di noi che non ci guarda? O è la croce sulle nostre spalle, celata e nascosta nei campi di sangue?».
Questa barbarie deve essere fermata al più presto. Per questo motivo, come ha giustamente osservato Massimo D’Alema, ritengo che sia urgente rilanciare un processo democratico che favorisca l’emergere di nuove leadership: in Israele, per superare l’immagine di un Paese legato alla violenza, in Palestina, per far emergere rappresentanti autorevoli, capaci di rappresentare con dignità il proprio popolo.
La comunità internazionale deve intervenire con determinazione, favorendo la rilegittimazione democratica delle parti coinvolte e promuovendo una conferenza di pace che sancisca una soluzione condivisa e duratura.
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