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Cronaca

Jesi Due noduli al seno, risonanza magnetica “solo” a pagamento

Esame diagnostico con urgenza di prestazione entro dieci giorni e conseguente “presa in carico”, ma la 45enne: «Sto ancora aspettando di essere ricontattata, non avevo alternative se non mettere mano al portafoglio»

Cup ospedale jesi

Jesi – Una richiesta evasa dal sistema con tempi ben definiti, con esame diagnostico da effettuare, cioè, entro 10 giorni. Invece, nessuna data era disponibile. Se non a pagamento.

È l’ennesima vicenda di una sanità sempre più lontana dai cittadini, vicenda capitata a una 45enne che, dopo una mammografia e una visita, si è trovata a dover cercare una risonanza al seno senza riuscire ad accedere in tempi rapidi al percorso pubblico.

«Quando siamo venuti via dopo aver effettuato la mammografia, che ho fatto a pagamento, siamo passati all’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi, pur non avendo ancora l’impegnativa, per capire i tempi di attesa che c’erano per prenotare la risonanza che ci era stata consigliata, visto i due noduli riscontrati, ma non c’era nessun posto disponibile da alcuna parte», racconta.

Di fronte all’assenza di disponibilità, la strada più rapida sembrava una sola: prenotare la prestazione a pagamento. Ma la donna ha provato comunque a percorrere anche la via del Servizio sanitario.

«Sono andata dal medico per l’impegnativa e il sistema ha rilevato automaticamente l’urgenza della prestazione, entro 10 giorni».

A quel punto ha contattato il Cup.

«Ho telefonato al numero verde, ma anche qui stessa risposta, nessun posto libero. Siccome sull’impegnativa c’era scritto entro 10 giorni, al telefono mi hanno detto che mi avrebbero presa in carico, spiegandomi che in questi casi si viene ricontattati al massimo entro cinque giorni».

Insieme a questa procedura le sono stati forniti anche tre numeri telefonici da chiamare ogni giorno per verificare eventuali posti che si fossero liberati.

«Ma dalle 8.30 alle 12, cioè nell’orario in cui era possibile telefonare, quei numeri non hanno mai risposto. E della mia presa in carico non c’è traccia, sto ancora aspettando di essere ricontattata».

Alla fine la risonanza è stata eseguita il 9 aprile scorso a Fabriano, pagando la modica cifra di 262 euro.

«Credo che con una situazione simile, vista anche l’età, sia giusto aspettarsi che una prestazione urgente venga garantita in tempi adeguati», osserva la donna.

E a lasciarle più amarezza è soprattutto un aspetto: «Nella stessa struttura pubblica la prestazione veniva erogata dopo otto giorni, ma a pagamento, per 262 euro». Un’altra disponibilità privata, racconta, le era stata proposta anche a Senigallia, il 10 aprile, al costo di 245 euro.

Nel frattempo le spese si sono sommate. «Scopri di stare male e, oltre alla paura, ti trovi a pagare 100 euro per la mammografia, 262 euro per la risonanza e 140 euro per la visita dal senologo».

Una sequenza la quale, al di là del caso personale, che purtroppo non è isolato, riporta l’attenzione su un problema più grande: da una parte l’urgenza riconosciuta dal sistema sanitario, dall’altra i tempi del percorso ordinario; da una parte la convenzione che non trova spazio, dall’altra il canale a pagamento che offre la risposta in pochi giorni.

Il bilancio è amaro: «Se hai i soldi ti curi, se non li hai devi sperare in Dio». Una frase dura, nata da un’esperienza concreta, che riporta al centro una domanda semplice: che valore ha una priorità indicata come urgente se poi la risposta pubblica arriva troppo tardi e la soluzione più veloce resta soltanto quella a pagamento?

Prevenire è meglio che curare… ma curare dove e a che prezzo?

(foto in primo piano, la sala d’attesa del Cup all’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi)

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