Cronaca
Jesi L’altra faccia della sanità, al “Carlo Urbani” il grazie di un papà
L’ospedale cittadino periodicamente torna al centro di polemiche e segnalazioni, ma dal reparto di Neonatologia arrivano parole di gratitudine: «Qui umanità e professionalità»
Jesi – In un momento in cui attorno all’ospedale“Carlo Urbani” si riaccendono critiche e segnalazioni per una sanità che appare sempre più lontana dai cittadini, c’è anche chi sceglie di raccontarne l’altra faccia, e non è la prima volta, vissuta da vicino: quella fatta di assistenza quotidiana, attenzione ai pazienti e vicinanza alle famiglie nei momenti più delicati.
A intervenire pubblicamente è Dante Libbra, papà della piccola Luce nata prematura a 36 settimane e che ora si trova al Reparto di Neonatologia per alcuni cicli di fototerapia necessari a monitorare i valori della bilirubina. Una situazione sotto controllo, ma non per questo leggera sul piano emotivo per due genitori che stanno vivendo giorni di apprensione.
Dal racconto emerge soprattutto un forte ringraziamento al personale del reparto.
«In questi giorni così difficili tutto il personale ci è stato accanto in un modo non solo professionale ma umano in un modo fuori dal comune», sottolinea il neo papà.
Medici, infermiere e operatori socio-sanitari sono un punto di riferimento costante, capaci non solo di seguire la piccola con competenza, «ci hanno fatto sentire come a casa nostra, mia moglie ha potuto allattare la sua bimba, e io potevo anche accarezzarla a volte».
Parole di riconoscenza: «Ho visto pediatri fare turni massacranti, correre tra il 4° e il 5° piano di giorno e di notte ma conservare il sorriso per rassicurare le mie ansie».
E ancora: «La pediatra che ci seguiva, il primo giorno, ha superato le 10 ore di turno. E questa non è una casualità. È la normalità di strutture sanitarie lasciate senza personale, senza attenzione, senza dignità».
Pur comprendendo la rabbia davanti alle difficoltà della sanità pubblica – come dimostrano anche recenti casi legati ai tempi di accesso agli esami diagnostici – l’invito è a non indirizzare quella protesta contro chi lavora in corsia.
Il bersaglio non può essere chi nei reparti continua a garantire assistenza, presenza e ascolto, spesso in condizioni difficili.
«Io mi sento di abbracciarli tutti. E ringraziarli tutti. Nessuno escluso».
Una testimonianza quella di Dante che, accanto alle criticità del sistema, riporta l’attenzione sull’altro volto dell’ospedale: quello fatto di professionisti che, nonostante carenze e turni pesanti, continuano a rappresentare un punto di riferimento essenziale della nostra tanto tartassata sanità.
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