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Jesi Lisistrata, lo sciopero del sesso per fermare la guerra

La stagione di prosa del Teatro Pergolesi ha proposto Lella Costa nella grande commedia di Aristofane, tanta attualità, provocazione e scandalo che scuotono le coscienze

JesiLisistrata stanca di guerra? Sì, stanchissima, proprio come l’eroina di Jorge Amado, che scrisse un capolavoro letterario intitolato“Teresa Batista stanca di guerra”, una
figura leggendaria di resistenza e libertà, stanca delle continue guerre della vita.

Per cui, l’incipit che ho azzardato non indica affatto, vista la differenza temporale in cui la commedia del poeta Aristofane e il testo di Amado si svolgono, plagi o copiature.

Solo che … la storia si ripete, e lo fa da millenni, sotto dittature, guerre di religione ma anche no, sotto forcaioli che pensano all’interesse proprio e all’enorme giro di quattrini (grazie, Trilussa) che la guerra porta.

No, Aristofane scrisse formalmente una commedia ma in realtà si trattava di una satira (e la satira, si sa, non è comicità ridanciana) contro la guerra del Peloponneso, che costringeva i soldati (uomini) a cercare una pace che non faceva mai capolino, e le donne costrette a fare da contorno, mentre il mondo va a pezzi e nessuno sa più risolvere
la situazione.

Lo farà Lisistrata, indicendo (si dice così) uno sciopero generale del sesso, unendo Atene, Sparta, Corinto e Beozia fino a che la guerra non fosse terminata. Ed è lei che dirige le operazioni, che deve costringere le donne e non farsi costringere dagli uomini, tecnocrati, guerrieri, politici che non vogliono starci, a questo gioco.

Ma, riflettendoci, lo sciopero oggi, dopo oltre 2500 anni, è un’idea da teatro dell’assurdo, è un ribadire e richiamare slogan tipo “Donne di tutto il mondo unitevi! Perché non ci provate? Magari è la volta buona che ci riuscite!” ma è solo la speranza di uguaglianza, di vera parità decisionale senza, evidentemente, voler toccare le ricorrenti frasi femministe anche se in realtà, la commedia è al femminile.

Una trama che si ingarbuglia scena dopo scena, Lisistrata – Lella Costa -, la gestisce con la pacatezza di chi sa muovere i fili disordinati della matassa,.tranquillamente stimola i commedianti a riflettere, a cercare, con forza o con malinconia, e afferrare quella soluzione che fermi la guerra.

C’è tanta attualità che si accoppia bene col testo di Aristofane ma anche che richiama, con racconti e situazioni, il momento storico che stiamo passando e subendo. In scena, accanto, sei attrici e attori, Giorgia Senesi, Irene Serini, Pilar Perez Aspa, Francesco Migliaccio, Marco Brinzi e Stefano Orlandi.

È qui che dovrebbe essere il fulcro che stimola e muove Lisistrata verso e con gli altri attori, ovviamente molto bravi ma che, nel
baillame di alcune scene, producono un insieme corale talvolta confuso o sopra tono.

È vero, la storia che Lisistrata riesce a convincere a seguire la sua idea soldati,
notabili e donne a fare l’amore e non la guerra, non sfocia, dopo 2500 anni, in nessuna trasformazione sociopolitica definitiva. Lei, Lella Costa, regala la propria personalità, quella che l’ha sempre fatta conoscere ed amare, fatta di impegno e partecipazione.

Emerge, e lo farebbe in ogni caso, perché la sua prova d’ artista non può che attirare l’applauso e l’affetto del pubblico. Le scene sono di Maria Spazzi, disegno luci Alessandro Verazzi, costumi Gianluca Sbicca, musiche Filippo Del Corno, consulenza musicale Sandra Zoccolan, coreografie Alessio Maria Romano, regia Serena Sinigaglia, produzione Inda e Teatro Carcano.

Applausi, martedì scorso 14 aprile, da un Teatro Pergolesi molto partecipe, che ancora una volta grida la necessità di una seconda replica.

Jesi, nella prosa, non può essere una città di serie B, non certo nelle scelte quest’anno
molto ben calibrate, ma offrire anche una seconda serata con incontro col pubblico
prima della replica, come accadeva anni fa. In tempi belli…

(foto © Serena Serrani)

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