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Jesi «E Sergio è ancora qua che canta con gli Ultrà»

Al “Carotti” il caloroso ultimo abbraccio a Nicotina da parte della Curva verso la quale era rivolto il feretro composto sul prato, «continua a organizzare il tuo tifo nei campi del Cielo», il commosso saluto di don Giuliano Fiorentini

Jesi – Sul prato dello stadio Carotti baciato dal sole, il feretro rivolto verso la Curva ad accogliere i cori e l’ultimo grande abbraccio degli Ultrà a Nicotina.

Erano in tanti in quella Curva piena di colori, tutti per lui, Sergio Trozzi, 70 anni, padre del tifo organizzato e non poteva che essere accolto e salutato dove la passione, l’amore, per i colori biancorossi trovano la loro massima espressione.

Fiori intorno al feretro e un pallone. Sopra, appoggiate, magliette, sciarpe, il gagliardetto della Jesina e la sua foto, sorridente sotto i baffi. Quasi a voler dire «in fondo sono contento di essere ancora qui, con voi». Mentre in alto si levavano, scanditi, “Sergio vive con noi, “E Sergio è ancora qua che canta con gli Ultrà per sempre lui vivrà”.

La benedizione di don Giuliano Fiorentini, parroco di San Giuseppe, che ha innalzato «la preghiera di questo stadio per Sergio. Continua a organizzare il tuo tifo nei campi del Cielo, un giorno saremo anche noi lì con te, a darti una mano. Ciao Sergio, buon viaggio».

E di viaggi, ma terreni, con Sergio chi scrive ne ha fatti tanti, a mangiare chilometri e chilometri per seguire la Jesina in trasferta nei campionati di C2.

Negli anni ’80 nel girone centro-meridionale non era come andare dietro l’angolo. Io giovane giornalista con il compito di seguire i leoncelli sia con la diretta radiofonica e poi con un pezzo per un giornale quotidiano.

L’idea fu semplice e raggiungemmo un facile compromesso: viaggiare in auto insieme, lui mi avrebbe portato ovunque, accreditato con me, permettendomi così di avere meno problemi. Non c’era, quella volta, la tecnologia di oggi e, al ritorno, mentre lui guidava io scrivevo. Poi ci si fermava a un autogrill e dettavo.

E alle volte mi diceva, con la sua ironia, “hai visto un’altra partita…” e mi dava sempre da pensare. Però correggevo…

Era diventato un po’ il mio angelo custode, specialmente in campi lontani e caldi come Martinafranca, Galatina, Monopoli. Si andava presto e si tornava, la sera della domenica, tardi. E mi affidavo sempre a lui.

Poi, quando arrivati a Jesi ci si salutava e, a volte mi vedeva stanco per la lunga giornata trascorsa, immancabile mi diceva: “Vedi, te voi fà l’americano…”.

Un sorriso e ci salutavamo dandoci appuntamento alla prossima trasferta.

Ciao Sergio

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