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Cronaca

Jesi Edison divide: opposizione sull’Aventino, bagarre in Consiglio

Non passa la proposta di anticipare la trattazione della mozione sull’impianto rifiuti, la minoranza lascia l’aula, revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini

Jesi Sembrava ormai consolidato il sodalizio tra forze di maggioranza e opposizione, unite nel condividere il comune fronte del no alla Piattaforma rifiuti proposta da Edison in zona Zipa. Un’unione ancora più importante ora che si avvicinano in modo stringente i tempi della Conferenza dei Servizi il cui avvio è stato fissato per il 7 maggio e che darà vita alla vera e propria fase istruttoria. Determinante per sancire il destino del progetto.

Eppure qualcosa ieri mattina in Consiglio comunale non ha funzionato, rompendo quell’armonia di intenti che dopo aver viaggiato per mesi sul filo del rasoio, ufficialmente era stata suggellata durante l’ultimo Consiglio aperto su Edison, dalla manifestazione compatta di tutti i gruppi politici raccolti nel fronte del no e informalmente affrancata anche dall’ingresso nell’Assemblea Permanente Stop Edison del presidente del Consiglio comunale, Luca Polita e della capogruppo consiliare del Pd, Paola Montecchiani.

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Ma a dividere nettamente l’aula ieri mattina è stata la decisione votata favorevolmente dalla maggioranza di non anticipare la trattazione della mozione numero 14, relativa al caso Edison, presentata dai consiglieri Tommaso Cioncolini, Marialuisa Quaglieri e Nicola Filonzi (Jesiamo), Francesco Rossetti, Matteo Sorana e Matteo Marasca (Per Jesi), Giancarlo Catani (Patto X Jesi), Lorena Santarelli (Movimento Repubblicani Europei), Luciano Montesi (Gruppo Misto), Chiara Cercaci e Antonio Grassetti (Fratelli d’Italia), ad oggetto: “Smontare una vis debole e di parte per rafforzare la contrarietà all’impianto, a partire dalla tutela della salute“.

Proprio la consigliera Lorena Santarelli aveva proposto nella Conferenza dei capigruppo, che precede il Consiglio, di poter trattare la mozione 14 al posto della numero 1, presentata dalla stessa consigliera e riguardante l’Arpam, visto il carattere urgente della mozione Edison, che verteva sulla richiesta delle forze d’opposizione di incaricare in tempi brevi un professionista esperto in grado di produrre una relazione che confuti le valutazioni dello studio di salubrità effettuato dall’Università di Tor Vergata e presentato da Edison quale documentazione integrativa alla Provincia di Ancona.

La richiesta, anticipare la trattazione della mozione evitando così il rischio che per motivi di tempo venisse rinviata al prossimo Consiglio, non aveva trovato parere unanime durante la Conferenza dei capigruppo, per questo ieri è stata messa a votazione durante il Consiglio comunale, ottenendo 13 voti contrari e 9 favorevoli, anticipata da alcune valutazioni del sindaco Lorenzo Fiordelmondo.

«La norma dell’iter amministrativo – ha spiegato il primo cittadino prima della votazione – prevede termini perentori, non siamo nelle condizioni di poter assegnare un incarico a un soggetto esterno per poi metterlo all’interno del procedimento, perché la raccolta istruttoria è terminata».

«Aggiungo che, all’interno del procedimento amministrativo, il Sindaco in qualità di garante della salute pubblica ha a supporto delle determinazioni, sue e dell’ente, l’Azienda sanitaria con il Dipartimento di prevenzione. Quello è l’ente che ha materialmente chiesto a Edison l’approfondimento riferito al dato della salubrità, in risposta al quale Edison ha fornito lo studio di Tor vergata».

«Sarà proprio il Dipartimento di prevenzione dell’Ast, il 7 maggio, a dire rispetto a quei chiarimenti quali sono le sue statuizioni. Così funziona il procedimento e il Comune, in quanto ente pubblico, deve rispettare le regole del procedimento sia in termini di determinazioni che di rispetto della spesa pubblica. Se c’è un ente pubblico in mio supporto, deputato a essere giudice in tema di salubrità, non posso spendere denari per un soggetto terzo di parte che in qualche modo si sovrappone al lavoro dell’Ufficio prevenzione».

Ma la votazione contraria rispetto al trattamento della mozione non è stata accolta di buon grado dai gruppi d’opposizione che in segno di protesta hanno abbandonato l’aula rinunciando così alla trattazione delle successive mozioni e lasciando i soli gruppi di maggioranza a decidere (con votazione unanime) della revoca della cittadinanza onoraria del Comune di Jesi a Benito Mussolini – conferita nel 1924 – presentata dal consigliere del Pd, Antonio Balestra.

L’unico a rientrare in aula nel pomeriggion e votare, astenendosi, gli atti successivi relativi al bilancio, il consigliere Matteo Marasca della civica Per Jesi.

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«Il motivo di trattare oggi (ieri ndr) senza rinvii la mozione della minoranza è la necessità e l’urgenza di affrontare un tema prioritario per la città, che suscita enormi preoccupazioni tra i cittadini e del quale è importante confrontarsi il più possibile», ha spiegato l’opposizione in un comunicato congiunto.

«Il documento avrebbe avuto una importante valenza durante l’iter autorizzativo che dal 7 maggio si attuerà in Conferenza dei servizi, fase decisiva come sottolineato dal sindaco Fiordelmondo», hanno detto i gruppi di minoranza, amareggiati dall’atteggiamento perentorio della maggioranza. Una situazione che quindi va a minare la compattezza del fronte del no, creando nuovamente un clima di diffidenza tra opposizione e maggioranza, nonostante l’intento comune di combattere l’installazione della Piattaforma.

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«Una brutta pagina per il Consiglio comunale di Jesi – hanno sottolineato Pd, Jesi in Comune e Consenso Civico, la maggioranza – hanno abbandonato l’aula durante i lavori, incuranti del fatto che ci sono altri atti importanti da discutere».

«Nel disprezzo delle regole, si continua a strumentalizzare una questione importante e delicata, perché pensano possa portare consenso. C’è chi si nasconde dietro una civica, chi dietro altri personaggi candidati con liste di opposizione alle elezioni amministrative, ma non eletti. La maggioranza, lo ribadiamo, intende scongiurare l’insediamento dell’impianto e si sta muovendo nel rispetto delle regole, anche per evitare qualsiasi sorpresa».

Sulla questione il presidente del Consiglio, Luca Polita, si è espresso esprimendo rammarico per «non aver potuto trattare temi importanti, su tutti la violenza di genere, a 48 ore dalla fiaccolata di lunedì 28 aprile», a causa dell’abbandono dell’aula dei membri della minoranza.

«Il regolamento del Consiglio comunale prevede la trattazione delle mozioni in base all’ordine cronologico di arrivo al protocollo del Comune. Le opposizioni chiedevano di anticipare la mozione iscritta al punto 14 dell’ordine del giorno, facendola slittare al primo posto. Siccome tutte le mozioni hanno dignità politica e dal momento che non ho registrato l’unanimità dei componenti del Consiglio, la mozione nr 14 non è stata anticipata».

«Le opposizioni hanno abbandonato l’aula, negando la possibilità di trattare temi estremamente importanti come violenza di genere e ripristino numero verde Arpam per segnalare criticità ambientali», ha aggiunto auspicando il ritorno all’unità e alla coesione di tutti per il fronte del no.

Amareggiata la consigliera Lorena Santarelli di Mre.

«Le giustificazioni del Sindaco per non discutere la mozione sono state del tutto inaccettabili e risibili, soprattutto quando si parla di una spesa che potrebbe apparire ingiustificata. Ricordiamoci quante spese sono state fatte, che la città ha criticato come inutili!».

Intanto la data del 7 maggio – con l’avvio della Conferenza dei Servizi – si avvicina e l’auspicio per la città è certo quello che le forze politiche abbandonino le conflittualità, confermando la compattezza del fronte del no.

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