JESI Elezioni regionali, Maurizio Mangialardi: «Sono io la svolta che occorre»
Un confronto diretto con i candidati alla presidenza della Regione Marche, il primo incontro con il leader del centrosinistra
JESI, 5 agosto 2020 – In vista della elezioni regionali del 20 – 21 settembre, la redazione jesina di QdM Notizie ospita i candidati presidente. Abbiamo iniziato con Maurizio Mangialardi, candidato del centrosinistra. Sindaco di Senigallia in scadenza dopo due mandati, presidente dell’Anci Marche e coordinatore nazionale delle Anci regionali.
Quali sono le liste che la sostengono?
«Il Partito Democratico, la lista “Rinasci Marche” composta da Civici, +Europa e Verdi. Un’altra lista che vede insieme Italia Viva, Partito Socialista, Demos e Civici Marche. Ci sarà una formazione di centro su cui stiamo lavorando da tempo, e una che unisce varie forze di sinistra con alcuni fuoriusciti dal M5s che fanno riferimento agli ex consiglieri Maggi e Pergolesi, oltre alla lista che farà riferimento a me».
A proposito della “lista del presidente”, può darci qualche anticipazione?
«Non ancora. La sveleremo per ultima, aspettando che tutti gli alleati completino le loro. Non vogliamo sottrazioni o tantomeno liste “civetta”».
Lei dunque, si presenta con un centrosinistra ampio, e nei giorni scorsi ha lanciato un appello anche al Movimento 5 Stelle. Al di là delle smentite, la decisione sulla possibile alleanza verrà presa a Roma?
«Noi, queste decisioni le abbiamo sempre prese nelle Marche. Ho lanciato un appello programmatico, più per loro che per me. Sarebbe l’unica Regione in cui il M5s andrebbe ad assumersi la responsabilità e la soddisfazione di governo. Andremo a gestire tante risorse che arriveranno dal Governo, dove Pd e Movimento hanno fatto scelte importanti che ricadranno sul nostro territorio. Quindi dico: confrontiamoci e, perché no, governiamo insieme. Se invece vogliono essere parte residuale, di testimonianza, non posso che prenderne atto».
Il comprensorio montano di Fabriano sta chiedendo a gran voce l’istituzione di un’Area Vasta, a difesa della sanità di prossimità. La vostra posizione?
«Io non penso siano le strutture burocratiche a portare soluzioni. Dobbiamo cambiare il paradigma che ci ha caratterizzato in questi anni, non perché sia sbagliato, ma perché abbiamo uno scenario nuovo. Il Covid per fortuna non ci ha detto soltanto cose negative. Arriveranno tante risorse, a partire dal Mes: soldi che io voglio per la nostra regione, come pure voglio la quota parte del recovery fund. Un’Area Vasta senza personalità giuridica è così necessaria ? Sono pronto a ragionarci, ma non mi pare sia la strada giusta. Servono ospedali che funzionino, medicina del territorio che sia in grado di prendersi carico delle esigenze del cittadino/paziente, anche nelle aree che sono oggettivamente più in difficoltà».
Sempre nel Fabrianese, ci sono due questioni calde riguardanti la sanità: la chiusura del Punto Nascite e la riorganizzazione dell’ospedale “Profili”. In che modo pensate di intervenire?
«In campagna elettorale vale sempre tutto, però la verità dice che va cambiata la normativa nazionale, altrimenti non si possono fare invenzioni. Il tema del punto nascita è in agenda, ma come sa bene anche il Sindaco di Fabriano, la questione è in mano al governo, che determina le regole. Se cambiano la norma “Balduzzi” noi siamo pronti. Da amministratore so che di fronte ai problemi non si può giocare, e non mi prendo impegni che non posso mantenere. Quello che si può fare è investire nella struttura: ci sono dieci milioni di euro disponibili per rifare le sale operatorie e avere ambulatori di pediatria e ginecologia adeguati. Dobbiamo avere strutture moderne e con collegamenti stradali seri».
Il distretto economico nel Fabrianese, e non solo, sta registrando di nuovo una pesante crisi occupazionale. Scenario ancora più complesso con le vertenze aperte su Whirpool e JP. Quali le vostre ricette per affrontare il tema del lavoro?
«Questa è la partita più complicata. Non possiamo lavorare solo con le casse integrazioni, ma serve una politica attiva del lavoro, con processi di riconversione. Dobbiamo lavorare sulle infrastrutture, di tutti i tipi. Come Regione possiamo incidere dando seguito all’industria 4.0, mettendo a disposizione risorse, ma non possiamo combattere da soli».
Lei è il primo cittadino di Senigallia e si candida a essere il Sindaco di tutti i Marchigiani. Cosa porta nel suo bagaglio di amministratore?
«La competenza e le buone pratiche messe in campo, penso alla sostenibilità, al turismo, alla rigenerazione urbana, contano, anche per l’elettore. Noi siamo chiamati a governare, non a fare gli ad di un’azienda. La politica ha il suo valore e mi ritengo assolutamente adeguato. Il fatto che me lo abbiano riconosciuto 130 Sindaci di questa regione, non tutti di centrosinistra, e tanti Sindaci di tutta Italia, è una cosa che mi ha fatto veramente tanto piacere, perché c’è una spinta vera di chi sa che conosco i temi».
Questo il suo slogan: “Le Marche in testa – Una sola grande idea libera e chiara”. Cosa vuol dire in pratica?
«Le Marche in testa, perché questa regione può tornare a essere protagonista, davvero. Dobbiamo essere in grado di fare rete, di non guardare indietro rispetto al bagaglio importante che abbiamo, ma rilanciando. Sto girando in lungo e in largo il territorio, e vedo grandi potenzialità. I nostri competitors non sono la Puglia o il Veneto, ma se guardo alla digitalizzazione penso a Lisbona, o alla Scandinavia rispetto alla sostenibilità. Vogliamo avere l’ambizione di competere con il nostro modello. Un esempio: Senigallia per troppo tempo era rimasta agli anni 60, ferma alla balera della rotonda. Oggi ha saputo fare uno scatto in avanti, diventando riferimento per tutti. Anche le Marche possono fare questo scatto».
Il turismo da rilanciare per scoprire le nostre bellezze e aiutare anche le piccole economie locali. Possiamo dire che adotterà il “modello Senigallia”?
«Bisogna fare rete e valorizzare il territorio. Ci sono realtà che da sole non vanno da nessuna parte, dai Sibillini al Catria, dalle spiagge alle colline. Il “modello Senigallia” ha funzionato sul turismo rispetto a ciò che eravamo, ovvero la semplice spiaggia di velluto. Siamo voluti andare oltre, provando a competere con la costa Croata per intenderci. Oggi Senigallia è città e territorio, con Arcevia alle spalle, con Jesi vicina: dal vitivinicolo, all’enogastronomia, alle bike,
un’offerta culturale importante. Tutto va messo in rete».
Con l’ex presidente Luca Ceriscioli vi siete scambiati messaggi di grande stima. Ci dice, però, qualche punto su cui è necessario un cambio di passo?
«Cambiare passo è necessario. Il mondo è mutato. Molte cose importanti messe in campo non sono state comunicate in maniera adeguata, penso all’ospedale di Civitanova e non solo. Il momento ci impone di cambiare passo. Penso alle infrastrutture: la A14 non può restare in queste condizioni, come pure la Salaria, per non parlare della Fano-Grosseto, o del binario unico che va da Falconara ad Orte. Oggi le risorse ci sono e il passo va adeguato. Tra tutti i candidati questa svolta la posso imprimere solo io, da europeista vero. Gli altri sono sovranisti e i fondi che arrivano dall’Europa non li vogliono, basta vedere come votano in Parlamento».
Cosa pensa della scalata di Intesa Sanpaolo nei confronti di Ubi Banca?
«Finora non ho detto nulla, mentre altri parlavano, perché bisognava aspettare che l’Opa venisse conclusa. Sul piano strategico nazionale l’operazione rafforza le nostre banche verso l’Europa, ma pensando alle Marche ci impoverisce. C’è una situazione di preoccupazione, a partire dai livelli occupazionali, fino alle garanzie da avere rispetto alle interlocuzioni: abbiamo bisogno di una struttura che possa prendere decisioni qui, e non a Bologna, per recuperare le competenze territoriali. Allo stesso modo sono preoccupato sul fronte dei Confidi: quella garanzia su una scala molto grande, potrebbe essere più leggera. Però, la politica deve tornare al suo ruolo, e pretendere delle presenze e delle disponibilità verso i nostri imprenditori che hanno bisogno di un accesso al credito quantitativo. Nel frattempo mi auguro che le Banche di Credito Cooperativo possano crescere».
Siamo nel territorio del Verdicchio, i produttori vitivinicoli hanno fatto un salto di qualità nella produzione, ma mancano quelle strutture capaci di dare permanenza al valore del prodotto. Quale ruolo può avere la Regione?
«Dobbiamo garantire maggiore presenza, anche all’estero, nelle fiere e nelle promozioni internazionali. Anche in ambito interno, ci sono esperienze che possono evolvere, e che possono rappresentare momenti di confronto per valorizzare territori e marchi. Ci lavoreremo».
Dal centrodestra sostengono che lei si è candidato alla presidenza regionale ma intanto non ha lasciato nessuno dei suoi incarichi. Cosa risponde?
«Non mi posso dimettere per rispetto dei miei concittadini, dei Sindaci che mi hanno votato all’Anci, e nessuno me lo ha chiesto. Come io non ho chiesto le dimissioni di Acquaroli da parlamentare. Una polemica davvero sciocca».
Come in ogni campagna elettorale torna il tema del “voto utile”, e inoltre molti suoi sostenitori definiscono questo centrodestra “pericoloso”. Lei è d’accordo?
«Per chi ha una storia come la mia, la destra attuale rappresenta un tema, ma non mi chiuderei in quello. Bisogna anche saper scegliere tra un voto necessario e un voto inutile. Quello necessario è per vedere le Marche che sfidano il 2030 e che siano competitive. Quello inutile non serve per affrontare le questioni aperte, considerata anche la legge elettorale. Servono idee, e avere fiducia in amministratori che hanno dimostrato di essere capaci».

Maurizio Mangialardi con, da sinistra, i nostri giornalisti Sergio Federici, Marco Pigliapoco, Pino Nardella
©RIPRODUZIONE RISERVATA



