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Jesi

JESI / I CAPI SCOUT DEL GRUPPO AGESCI JESI 1: «COSTRUIAMO PONTI NON MURI»

Lettera alle famiglie: «Ci spaventa la spinta alla cattiveria, alla sopraffazione sui più deboli, a chi chiude le porte in faccia a quanti hanno bisogno di aiuto. Noi aiuteremo sempre chi si trova in difficoltà»

 

JESI, 18 febbraio 2019 – È una lettera ricca di spunti e riflessioni attuali quella che i capi scout hanno scritto ai genitori delle ragazze e dei ragazzi del gruppo Agesci Jesi 1, della chiesa di San Giovanni Battista (o San Filippo).

«Come comunità capi e come persone siamo colpiti da quanto sta accadendo in questo ultimo periodo nella nostra società, nei nostri mari e in generale nel mondo – si legge nella lettera, pubblicata anche sul sito della parrocchia jesina -. Le immagini che scorrono avanti i nostri occhi, le parole che ascoltiamo tutti i giorni, le discussioni politiche che si susseguono non ci lasciano indifferenti e quindi ci sentiamo chiamati a ribadire la fedeltà alla nostra promessa scout, rinnovando l’impegno che da sempre cerchiamo di portare avanti come cittadini: aiutare in ogni modo possibile coloro che si trovano in uno stato di bisogno o in difficoltà».

La lettera prosegue con le parole di Papa Francesco: «Il servizio educativo che portiamo avanti è una grande e bellissima sfida. Forti delle parole di Papa Francesco, che non perde occasione per esortare e spronare a costruire ponti e non muri, così come dei contenuti, dei valori e dei principi del nostro Patto Associativo, ci sentiamo orgogliosi nel proporre ai giovani che frequentano la nostra Associazione i valori dell’accoglienza, della tolleranza, dell’incontro e del confronto verso chi è diverso da noi, qualunque sia la sua razza, colore della pelle, appartenenza di genere e credo religioso. Non abbiamo paura del rischio della contaminazione culturale perché crediamo che solo chi è incerto delle proprie convinzioni, della propria storia, delle proprie radici e della propria fede può temere il confronto».

La chiesa di San Giovanni Battista in corso Matteotti

Messaggi positivi, ma anche timori: «Ci spaventa la cattiveria, la violenza, la spinta alla sopraffazione sui più deboli, l’egoismo sociale che ci porta a chiudere porte e finestre in faccia a chi ci chiede soltanto un aiuto. Ci spaventa la supponenza e l’arroganza di chi arriva a lasciare uomini, donne e bambini disperati per settimane in balia delle onde. Non troviamo nulla di umano e di cristiano in tutto ciò. Crediamo che per quello che succede oggi in Italia e non solo, a subirne le conseguenze siano i più deboli, che la paura di tanti e l’apatia di altri siano mali che crescono e fanno chiudere in se stessi e per questo come educatori ci sentiamo in dovere di fare qualcosa, di agire con gli strumenti che abbiamo a disposizione».

Quindi l’impegno: «Abbiamo deciso di non voltare la faccia da un’altra parte, e di condividere con voi ciò che lo scoutismo e i suoi valori, in relazione al mondo in cui viviamo, rappresentano per noi, per i nostri, prima di tutto vostri, ragazzi. Come Scout e cittadini, continueremo ad impegnarci per lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Vogliamo contribuire con il nostro servizio educativo ad essere sentinelle di speranza, affinché i ragazzi sentano propria la sfida di avere uno sguardo coraggioso per trasformare in opportunità di umanità ciò che oggi fa paura».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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