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Cronaca

JESI / In Piazza della Repubblica a recitare Ionesco

Performance improvvisata da Rita De Rosa e Stefano Ballarini de “Il gioco dell’epidemia”

JESI, 11 maggio 2020“Capita così” che mi telefona l’amico Franco Duranti, scrittore ben conosciuto nella nostra città, e che mi dice se verso le 18 (mi dice le 6, ma io non potevo scrivere 6 p.m.) posso capitare in Piazza della Repubblica.

«C’è una cosa breve da vedere», mi fa. Ci vado, fra l’altro il Pergolesi e dintorni li ho visti solo di sfuggita nei giorni passati.

La performance in Piazza della Repubblica

Trovo due persone, un uomo e una donna (ohi, mi è venuto alla mente il film di Lelouch, così intitolato, e la magnifica musica di Francis Lai…), a distanza regolamentare e muniti di mascherine, in mezzo alla piazza, proprio sopra il leone raffigurato in terra.

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Ascolto cinque o sei minuti la loro breve performance e dico a Franco: ma chi è, non sarà Ionesco? Franco sorride, mi presenta Rita De Rosa e Stefano Ballarini, che hanno messo in scena, in una performance breve ma intensa, proprio tratta da una pièce di Ionesco, “Il gioco dell’epidemia”.

Nei giorni scorsi si è parlato di Camus, del Manzoni, di Saramago ma Ionesco mai. Ti butti nel dialogo dei due personaggi e rabbrividisci per i discorsi che questi “due borghesi” fanno incontrandosi.

Talmente attuali che, scremandoli dai discorsi insulsi che ruotano intorno alla politica, sembrano calati nella nostra realtà pandemica.

Rita De Rosa

Sentite questo passo: «I malati, i morenti ed i morti sono o sono stati imprudenti. È sufficiente non mescolarsi alla folla. È sufficiente non avvicinarsi ai malati, tenersi lontano, come faccio io, da tutti coloro che, come lei, pur senza essere malati, hanno avuto a che fare con i malati. Insomma, è sufficiente evitare le cattive compagnie».

Oppure: «Lei è fortunato a non dover rischiare la vita per gli altri, eppure gli altri la rischiano per lei. Ma non esulti
troppo, è quasi impossibile distinguere chi è in buona salute da chi non lo è. Si vede gente piena di vita, che sembra scoppiare di salute, bianca e rossa, e di lì a un’ora è morta».

Stefano Ballarini

Sarebbe da trascrivere tutto il copione, come quando si dice che solo la medicina ed i suoi precetti possono salvare dalla morte. Un esempio di teatro dell’assurdo, caro a Ionesco, che non voleva anticipare nulla, come si legge di eccellenti personaggi che già anni fa avevano previsto una pandemia (senza descriverla, ovviamente).

Ionesco qui stravolge anche l’idea di assurdità della vita nelle sue forme, cinicamente fa dire a sé stesso «la mia vita val bene quella degli altri» ma con una speranza di umanità futura, se ce la dovessimo cavare. Rita e Stefano, in una “piazza teatro”, così, all’impronta, hanno ottimamente recitato, nel cuore della città, i dolori, l’insulsaggine, l’imbecillità, il terrore, la morte e l’egoismo, con pari dignità.

Fanno tutti parte del nostro quotidiano, di assurdo non c’è niente. Forse, facendo maramao a Ionesco (provate a scrivere e leggere: Io n’esco), si aprono maggiori e più positivi orizzonti.

Per l’incipit “Capita così” debbo ringraziare la bellissima canzone di Brunori Sas, che ha questo titolo, che colpisce come la precarietà dell’oggi.

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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