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Jesi Le vite e le vie della città, interpretate dai racconti di Silvano Sbarbati

A Palazzo Bisaccioni la presentazione del libro con l’autore accompagnato dagli Onafifetti, cantori in teatro della storia cittadina per 50 anni

Jesi – Lo racconto e sottoscrivo in prima persona. Chiedendo scusa soprattutto a Neil Simon, il più geniale e prolifico autore del teatro comico della seconda metà del ‘900, che scrisse la commedia “La strana coppia”, si può dire che non è stato facile mettere insieme “La strana trippia” che ha presentato a Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, il libro Le vi(t)e di Jesi”, di Silvano Sbarbati, editore Affinità Elettive.

Perché eravamo (Sbarbati, Filosa, Sardella) più preoccupati del previsto. Alla nostra età! A parte che eravamo tutti e tre in completo o spezzato con prevalenza di blu manco fossimo in mise ministeriale, trovare di fronte addetti ai lavori, amici, scrittori, giornalisti, oltre alla solita claque, ci aveva un po’ impensierito.

Tanto che al mattino, in una riunione intitolata “Che famo stasera? Da dove cominciamo?” avevamo tentato di caricarci facendo training autogeno, ma scricchiolava tutto, non solo la mente.

Sbarbati, fra l’altro, aveva scritto «Speriamo bene…» a margine di un progetto di scaletta. Invece…è stata una esperienza collettiva di tre personaggi che hanno “trialogato civicamente“ su alcuni dei trenta racconti (un racconto per ogni strada o via senza ritorno, scelta dall’autore seguendo un suo personale criterio) e ne hanno parlato, seguendo il proprio metro di lettura.

Ma anche, se si vuole, di interpretazione – visto che gli Onafifetti hanno raccontato in teatro la Città per oltre 50 anni – di momenti fantastici, neri, romantici, ciascuno probabilmente alla ricerca della propria Itaca, a rimorchio di ricordi o di sensazioni di un nuovo modo di leggere Jesi proiettata verso il futuro.

Con l’esperienza del passato e dell’immaginazione. Il pubblico ha seguito con attenzione, Sbarbati rilanciava le domande che Filosa e Sardella gli facevano a braccio. E sono nate altre prospettive, forse giuste o forse non azzeccate. Ma la scrittura di Sbarbati non mente: è incalzante e ruffiana, qualche volta, altre si vota alla fantasia e al fantastico, mostrando l’orgoglio di amare sia le vie che le vite cui danno … vita – nella sua mente come fra le pagine – ad una Città da cantare.

C’è sempre amore ma anche una profonda cifra letteraria. E poi, neanche a farlo apposta, la prima via (strada, percorso…) che presenta nel suo racconto iniziale, è Chiostro Sant’Agostino. Dove sono nato io e, trenta metri più avanti, in Piazza Spontini, Mario Sardella. E le storie, ma quante storie… Niente di agiografico, solo qualche tramonto in bianco e nero ma anche albe che annunciano nuove rinascite.

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