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Jesi “L’Olimpiade” pergolesiana nel ricordo di Francesco Degrada
Stagione Lirica, appuntamento a teatro domani 21 e domenica 23, con lo stesso impianto scenico il 29 e 30 novembre “Il Giudizio di Paride” di Paolo Marchettini, Fabio Ceresa firmerà la regia di entrambe le opere
Jesi – Due nuove produzioni, una barocca di rarissima esecuzione, e l’altra in prima mondiale (nuova commissione) debuttano al Teatro Pergolesi nell’ambito della 58ma Stagione Lirica di Tradizione curata della Fondazione Pergolesi Spontini.
“L’Olimpiade” (1735) di Pergolesi va in scena domani, venerdì 21 novembre, ore 20.30 e domenica 23 novembre ore 16, con anteprima giovani ieri mercoledì 19 novembre.

“Il Giudizio di Paride” (2025), nuova opera del compositore Paolo Marchettini con libretto di Fabio Ceresa, debutta sabato 29 novembre ore 20.30, con replica domenica 30 novembre ore 16, e anteprima giovani giovedì 27 novembre ore 16.
Ieri la presentazione delle due opere presso le Sale Pergolesiane del teatro. Per entrambi i titoli, la regia è di Fabio Ceresa, mentre scene e costumi sono affidati, rispettivamente, a Bruno Antonetti e Giulia Negrin, vincitori della quinta edizione del Concorso dedicato a Josef Svoboda “Progettazione di Allestimento scene e costumi di Teatro Musicale” riservato a iscritti al Biennio di Specializzazione in Scenografia delle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Venezia, Carrara, Bari e Brera.
«Inauguriamo un’operazione nuova», ha spiegato Lucia Chiatti, direttore generale della Fondazione Pergolesi Spontini, riferendosi alla novità assoluta che per i due spettacoli è stato progettato uno stesso allestimento scenografico.
«Complimenti per come state lavorando, per la capacità di saper coniugare la capacità divulgativa del teatro con la tradizione e al tempo stesso l’innovazione – ha detto la dirigente delle Attività produttive della Regione Marche, Daniela Tisi -. Dobbiamo lavorare per coinvolgere nell’ambito del teatro il pubblico giovane».

Giovani non solo tra gli spettatori ma anche tra gli artisti: «Puntiamo tanto sul dedicare attenzione ai giovani talenti – ha evidenziato Cristian Carrara, direttore artistico della Fondazione -. Una volontà che, seppur rischiosa, finora ci ha premiato. Sono stati tanti coloro che proprio qui al Teatro Pergolesi hanno debuttato, affermando poi il loro talento nei teatri di tutta Italia, Jesi per loro ha rappresentato un trampolino di lancio, per noi l’opportunità di far crescere nuovi professionisti».
L’Olimpiade di Giovanni Battista Pergolesi
Venerdì 21 novembre ore 20.30 e domenica 23 novembre ore 16, torna nella città natale di Giovanni Battista Pergolesi e nel teatro a lui intitolato, “L’Olimpiade”, dramma per musica in tre atti su libretto di Pietro Metastasio, nell’edizione critica di Francesco Degrada e Claudio Toscani per l’Edizione Fondazione Pergolesi Spontini. Il titolo, già allestito dalla Fondazione nel 2002 e nel 2011, va in scena in una nuova produzione, ricordando Francesco Degrada nel 20° anniversario della scomparsa del musicologo unanimemente riconosciuto nel mondo accademico come il massimo esperto a livello mondiale dell’opera di Pergolesi.
La direzione è affidata a uno dei più importanti specialisti del repertorio antico, Giulio Prandi, sul podio dell’Orchestra Ghislieri. Nuova la produzione, con la regia affidata a Fabio Ceresa. Scene e costumi sono di Bruno Antonetti e Giulia Negrin.
«Con l’Orchestra Ghislieri è la prima volta che facciamo lirica – ha spiegato il direttore d’orchestra Giulio Prandi -, Pergolesi ha dato a quest’opera una tinta che abbaglia, è estremamente soddisfacente lavorarci».
«Pergolesi è esaltato da un libretto che non ha difetti – ha aggiunto il regista Fabio Ceresa -, un miracolo commovente della perfezione drammaturgica».
L’Olimpiade è un’opera sull’amicizia tra Megacle (Theodora Raftis, ruolo en travesti), più volte vincitore nei giochi olimpici, eroe candido, leale e fedele, e Licida (Josè Maria Lo Monaco, ruolo en travesti), il suo opposto e il suo riflesso: un intellettuale fragile ma acutissimo. Attorno a loro, Argene (Silvia Frigato) temeraria, lucida e combattiva e Aristea, (Carlotta Colombo), un personaggio d’apparente fragilità che diventa, scena dopo scena, simbolo di grazia e di resistenza. Il re Clistene (Anicio Zorzi Giustiniani), è un uomo che ha perso un figlio e cerca di ritrovare un ordine morale nel caos degli affetti.
Accanto a lui, Aminta (Matteo Straffi) il saggio precettore di Licida, che conosce la natura umana, i suoi limiti e le sue consolazioni. E infine Alcandro (Francesca Ascioti, ruolo en travesti), il servo fedele di Clistene, colui che custodisce il segreto: un silenzio antico, che contiene la chiave di tutto e che, quando si apre, trasforma la tragedia in riconciliazione.
Nella lettura scenica proposta a Jesi, le linee antiche si incontrano con le suggestioni moderne e l’opera viene ambientata nei giorni delle Olimpiadi di Berlino del 1936, tra le geometrie essenziali dell’estetica razionalista e la solenne maestosità del mondo classico.
«L’Olimpiade – ha spiegato Fabio Ceresa – è una macchina perfetta di sentimenti, un congegno teatrale in cui ogni personaggio è un ingranaggio indispensabile alla costruzione dell’armonia. Non un’opera d’amore, ma un’opera sull’amicizia, dove l’affetto fraterno tra uomini diventa il cuore di una vicenda corale e insieme interiore. L’Olimpiade è il teatro dell’equilibrio e della grazia, dell’errore che si redime, della verità che non ferisce. È un poema sulla vulnerabilità dell’uomo, sulla nobiltà dei sentimenti e sul miracolo di una forma che, come i giochi olimpici che la ispirano, cerca nell’armonia il segreto dell’eterno».
Il Giudizio di Paride di Paolo Marchettini
Con lo stesso gruppo creativo e un unico impianto scenico in continuità con quello di Olimpiade, prende vita, sabato 29 novembre ore 20.30 e domenica 30 novembre ore 16, anteprima il 27 novembre ore 16, un titolo d’opera al debutto assoluto, appositamente commissionato dalla Fondazione Pergolesi Spontini, “Il Giudizio di Paride. Processo a un deicida”, libretto di Fabio Ceresa, musica di Paolo Marchettini, compositore italiano, oggi residente a New York, docente presso la Manhattan School of Music. Il titolo sarà eseguito dal Time Machine Ensemble, diretto da Gianluca Martinenghi. Nella compagnia di canto sono Laura Stella (Hera), Gaia Cardinale (Atena), Elena Antonini (Afrodite), Benedetta Mazzetto (Artemide/Apollo) e Mattia Fiocco (Asclepio/Zeus).
Il testo descrive un processo contro Paride, accusato di deicidio per la morte di Achille. Sullo scranno del giudice siede Hera, a rappresentare l’accusa è Atena, alla difesa Afrodite, testimoni Apollo, Artemide, Asclepio e persino Zeus. Ma la sentenza non spetta agli dèi. Sarà il pubblico a decidere se Paride sia colpevole o innocente.
La struttura richiama i meccanismi del legal drama, alternando solennità, ironia e comicità, in una cornice mitologica che diventa riflessione sul libero arbitrio e il destino.
«Il Giudizio di Paride è un’opera/processo, in cui ad agire sono divinità dell’Olimpo (la maggior parte femminili), con gli stessi difetti, vizi, capricci e gelosie dei normali esseri umani – ha spiegato il compositore, Paolo Marchettini in un contributo video -. L’opera, divisa in dieci quadri, cambia registro di frequente, dal dramma solenne alla commedia, dai toni malinconici a quelli giocosi, in un continuo meccanismo di incontri e di scontri».
«Anche il pubblico sarà chiamato a dare il suo verdetto: Paride, come tutti noi, è colpevole delle sue scelte, o innocente, in quanto parte di un destino stabilito? Si arriverà a questa cruciale domanda attraverso contrasti, seduzioni, pianti, giochi, il tutto in un continuo flusso verbale e musicale. Il riferimento all’opera italiana del ‘700, e all’opera moderna neoclassica, è evidente ma, allo stesso tempo, differenti influssi cercano di infondere al Giudizio di Paride un carattere particolare».
«La solennità dell’Olimpo è rappresentata da uno speciale intervallo musicale, la quinta giusta (Il preferito degli antichi greci) che, durante l’opera, muta, si mescola, si guasta, prende altre forme, seguendo le imperfezioni dei personaggi. Il dramma degli dèi, come di noi umani, è nella tensione verso la perfezione, e la constatazione del caos, del disordine del reale».
Per il librettista e regista, Fabio Ceresa «Il Giudizio di Paride è una commedia teologica, una satira del potere divino e una meditazione sul senso della libertà. L’aula del tribunale divino diventa un palcoscenico dove il mito incontra la modernità del legal drama: arringhe, perizie, testimoni, obiezioni, colpi di scena. Ma sotto la parodia della procedura si muove una domanda vertiginosa: chi può essere giudice del destino? E quale spazio resta alla libertà quando tutto è già scritto?».
«Nell’opera, Hera incarna la legge come forma di potere, Atena è la ragione assoluta, Afrodite la forza vitale che deride le regole, attorno a loro si alternano i testimoni, caricature divine della scienza e della retorica. Infine Zeus, che rivela la verità sulla condizione umana, pone le basi per l’interrogativo più importante: è il fato a guidarmi o il mio destino lo decido io? In quell’interrogativo, sospeso tra filosofia e teatro, tra ironia e tenerezza, gli dèi si fanno uomini e l’uomo, per un istante, diventa divino».
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